Ezio Bosso incanta Roma con le sue “stanze” introspettive

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Ezio Bosso incanta Roma con le sue “stanze” introspettive

Si è tenuta Domenica 19 Giugno all’Auditorium parco della musica di Roma la tappa romana del tour del celebre pianista Ezio Bosso. Se molti artisti salendo sul palco si approcciano al concerto esibendosi e spendendo poche parole sui vari pezzi questo concerto invece si è posto a metà fra l’ascolto e il dialogo. Bosso con la sua innata simpatia ha coinvolto gli spettatori in maniera inattesa ed è riuscito a raccontare senza mai tediare la genesi e il significato che si cela dietro ai suoi pezzi. ezioSorpresa della serata è stata la presenza di due musicisti amici del pianista, i fratelli Romano, che hanno arricchito la sua musica con violoncello e violino. E proprio da questo arricchimento, dalla condivisione del palco è nata la parte più interessante e coinvolgente di questo concerto. I tre musicisti, evidentemente in uno stato di equilibratissima e gioiosa coesistenza, hanno eseguito dal vivo il lungo pezzo “Rain, in your black eyes”, per una durata di più di dieci minuti. La magnifica esecuzione al piano di Bosso è stata sublimata dalla potenza sempre crescente dell’accompagnamento d’archi, che ha condotto un pubblico enormemente coinvolto verso lo spettacolare ed enfatico finale, che ha fatto esplodere una standing ovation durata per diversi minuti.

A livello tecnico il punto più alto è stato sicuramente toccato all’inizio della seconda parte del concerto (dopo la standing ovation l’artista ha avuto bisogno di alcuni minuti di pausa che il pubblico gli ha concesso molto volentieri). Il pezzo che ha riaperto il concerto è basato sull’antica credenza filososfica secondo la quale l’esistenza sarebbe divisa in dodici stanze in cui lasciamo qualcosa di noi, la dodicesima è l’ultima tappa nonché il posto in cui lasciamo la vita per ricongiungerci alla nascita, come in un’eterna libertà. Dopo aver spiegato questo Bosso ha eseguito il lunghissimo pezzo senza mai far perdere l’attenzione agli ascoltatori. Uscendo dall’auditorium non si poteva che conservare dentro di se un qualcosa di importante, la sensazione di aver partecipato in maniera concreta alla manifestazione cristallina delle grandi doti di un artista che riesce ad arrivare al cuore di tutti e a comunicare nella maniera più pura possibile.

Antonio Galota

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