Il cuore Annalisa ce l’ha, ed è elettronico per davvero.

Al Quirinetta elettronica e dance con i Moseek
4 Giugno 2016
#4Sbando. Le migliori leggende metropolitane della storia della musica
8 Giugno 2016

Il cuore Annalisa ce l’ha, ed è elettronico per davvero.

© PIGI CIPELLI 2016 13�12016 M8STUDIOS DI CERNUSCO, MI I PARTECIPANTI AL FESTIVAL DI SANREMO 2016 FOTOGRAFATI PER TV SORRISI& CANZONI

© PIGI CIPELLI 2016 13�12016 M8STUDIOS DI CERNUSCO, MI I PARTECIPANTI AL FESTIVAL DI SANREMO 2016 FOTOGRAFATI PER TV SORRISI& CANZONI

© PIGI CIPELLI 2016

Negli ultimi anni sono sempre più gli artisti che, in Italia, hanno cercato di contaminare la loro musica pop con l’elettronica, prendendo ad esempio i loro colleghi internazionali. Peccato che, nella maggior parte dei casi, questa virata elettronica sia suonata pacchiana, poco credibile e antica.

Poi arriva Se avessi un cuore, il nuovo album di Annalisa, e quasi viene voglia di stappare una bottiglia e festeggiare. Perché sì, finalmente ecco anche in Italia un album dove l’elettronica è l’assoluta protagonista, in modo del tutto naturale ed elegante. Il primo singolo arriva in occasione del Festival di Sanremo e si tratta de Il diluvio universale, un brano che sembra capitato nel disco un po’ per caso: il meno elettronico di tutti ed impreziosito dall’orchestra, segue un flusso di pensieri che si rincorrono a velocità sempre più elevata. Ne esce fuori un’Annalisa dall’interpretazione raffinata e intensa, che sicuramente sposta l’asticella un po’ più in alto dopo Una finestra con le stelle dello scorso anno. A distanza di mesi arriva il secondo singolo, molto più rappresentativo dell’intero album, tanto da esserne la title-track. Se avessi un cuore è in realtà un brano che intende provocare: se avessi voglia di contraddire, un po’ di coraggio da offrire, l’ombra di un pensiero mio, un monito per ricordarci che un cuore dovremmo averlo tutti, soprattutto quando ci relazioniamo con gli altri. Un testo con un messaggio importante, che però si mescola a una melodia e a un arrangiamento spensierato ed estivo. Questo brano ha tutte le carte in regola per fare bene questa estate e risuonare nelle radio. In generale, per l’intero album, Annalisa si affida alla sua scrittura enigmatica, ma estremamente personale. I testi fanno ricorso a molte immagini, metafore, parole da interpretare. Per quanto riguarda il suono invece, Se avessi un cuore è un disco che punta tutto sull’energia, su ritmi serrati e incalzanti: un album perfetto per l’estate che è ormai alle porte, e credo non sia un caso che l’album sia stato rilasciato solo a Maggio, a distanza di ben tre mesi dal Festival di Sanremo. Parlando di estate e di ritmi serrati non si può non citare Noi siamo un’isola, uno dei brani più riusciti all’interno del disco, e Potrei abituarmi, presente nel disco anche in versione inglese (Used to you, che rappresenta tra l’altro il primo brano inciso da Annalisa non in italiano), che porta la firma di Dua Lipa. Non sono presenti delle vere e proprie ballad, fatta eccezione per Il diluvio universale, ma troviamo qualche mezzo tempo come Leggerissima e a Cuore spento (con una doppia voce incantevole nello special e nell’ultimo ritornello), i miei due pezzi preferiti dell’album. Notevole anche Le coincidenze, con un ritornello che si fa dance.

Per arrivare a un disco messo così bene a fuoco sono serviti un po’ di anni e un po’ di “Annalise” diverse: quella rock di Splende, quella retrò di Tra due minuti è primavera, quella jazz di Scintille. Ma tutte avevano uno scopo: portarla fino a qui, al disco che ha sempre voluto fare, al genere da cui è nata. Forse per questo in Se avessi un cuore l’elettronica non suona come un’accozzaglia di suoni, ma come un vestito che calza a pennello. Un disco che punta tutto su ritornelli orecchiabili ed esplosivi, su una voce pulita, precisa e mai banale, su un suono internazionale. E non internazionale per finta, detto giusto per rendere più accattivante il comunicato stampa. Internazionale per davvero.

Comments on Facebook
Manuel Malavenda
Manuel Malavenda
A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Ecco perché scrivo da sempre: per confondermi con le parole, immaginare cose che non si possono vedere e raccontare cose che si possono solo sentire. Come la musica. Ho una pagina Facebook dove parlo della bellezza, perché è di questo che dovremmo riempire le nostre vite: di bellezza.

Comments are closed.