“Sono come sono e non potrei cambiare”. L’intervista rivelazione al rapper JESTO.

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“Sono come sono e non potrei cambiare”. L’intervista rivelazione al rapper JESTO.

jesto_3Nudo e crudo. Senza peli sulla lingua e indifferente al giudizio altrui. Onesto e autentico sino all’osso. Probabilmente sono queste le chiavi di volta con cui Jesto è riuscito a crearsi un pubblico di sostenitori che lo ha reso un fenomeno del web con numeri da leader: più di 50mila followers su Facebook, 20mila su Youtube e Instagram e 13mila su Twitter. Il “popolo di Jesto”, rapper italiano che il 15 aprile scorso ha lanciato il suo ultimo concept album, “Justin”. Al momento alle prese con il suo Instore Tour, siamo riusciti ad intervistarlo per scoprire qualcosa in più sul suo ultimo progetto discografico e su di lui. Ecco le risposte che ci ha dato.

Hai scelto di dare all’album che consideri la tua “opera più matura” – come da te dichiarato – il tuo stesso nome: “Justin”. Pensando, quindi, ai lavori discografici che hai realizzato sino ad oggi come se fossero le tappe di un percorso, che Jesto ritroviamo in ognuna di loro, da “Il mio primo e ultimo disco” sino appunto a “Justin”?

Ne “Il Mio Primo E Ultimo Disco” c’è la mia visione del mondo da adolescente, alla prima esperienza su molte cose: dalla registrazione musicale, al sesso, alle droghe, al rapporto con l’ altro. In quell’album c’è molta critica sociale e un approccio forse ancora ingenuo e utopistico. Raccontavo l’ultimo giorno dell’umanità, un concept che si snocciolava di traccia in traccia, fino ad arrivare allo svelamento finale. Già da lì era chiaro il mio approccio creativo al rap, il mio essere assolutamente originale e fuori da ogni schema. Nessuno nel mondo del rap aveva mai fatto un concept album prima. Io all’epoca ero sotto con De Andrè, quindi per me fu naturale scrivere un disco seguendo un vero e proprio concept, una storia, un filo conduttore canzone dopo canzone.

Poi sono arrivati “Jesto – Estremo” e il “Jesto Senso”…

Con “Jesto – Estremo” (2008) raccontavo l’uscita (traumatica) dall’adolescenza, in maniera molto cinica e spietata. Il mio album più “Eminemiano”, dal sound alle rime, in cui usciva per la prima volta il mio lato psycho. Fino ad ora l’ho considerato il mio miglior album ma poi è arrivato “Justin”. In “Jesto – Estremo” ho raccontato per la prima volta la mia vita senza filtri, addirittura usando i nomi reali delle persone di cui cantavo, come la mia ex e la sua mitica miglior amica Chicca. Anche questo credo non fosse mai successo prima. La mia vita, spietatamente spiattellata all’attenzione di tutti, con tanto di presa in giro anche a me stesso. Tanti ragazzi sono cresciuti con quel disco nelle orecchie, un po’ come sta succedendo adesso con “Justin”. Nel 2010 ho realizzato il terzo album “Il Jesto Senso” , il mio disco più cupo, tenebroso, condizionato dalla perdita di mio padre, senza che avessi ancora metabolizzato il dramma. Un album dannato, dalle atmosfere dark, in stile Tim Burton, grottesco, quasi horror. Il mio primo approccio dichiarato alla paranoia, l’arrivo degli attacchi di panico e di tutto la negatività che un cervello iper-ragionante può causare. Un gran bel disco, dal sound underground, ma assolutamente di non facile ascolto. Alcuni miei fan lo reputano imbattibile, sono affezionati a quel disco più che a ogni altra cosa abbia mai fatto. Da notare che fino al “Jesto Senso” non è presente autotune nella mia voce.

E dopo questi tre album, il 15 aprile è uscito “Justin”. Quali sono le tue considerazioni su questa nuova tappa della tua carriera?

Sono molto legato ad ogni mio album, ognuno rappresenta una diversa fase della mia vita, che potrei racchiudere tutta in queste 4 fasi. E sono fiero di aver impresso per sempre le mie 4 maxi-fasi che sintetizzano la mia esistenza fino a ora. “Justin” rappresenta senza dubbio la mia maturazione, artistica e umana, e lo considero la mia migliore opera. È una fusione di tutti i miei dischi precedenti, ma con qualcosa in più. Forse l’esperienza, forse l’aver capito qualcosa della vita che prima mi sfuggiva, o forse semplicemente la mia evoluzione spirituale, mi hanno portato a essere come sono ora. Il bello di me è che non mi fermerò qui, la mia evoluzione è tutt’ora in corso, e nessuno sa dove potrebbe portarmi. Sono già a lavoro su nuove canzoni, se sto fermo rischio di impazzire. Devo sempre creare nuove cose, per non dare il tempo alle paranoie di mangiarmi dentro.

JESTO_2“Io non credo più nelle persone, adesso che credo in me” canti in “Volo solo” e “Crescendo ho capito che il mondo fa schifo, che non esiste nessun vero amico” nel brano “Crescendo”. Per te la solitudine è più una condizione necessaria o inevitabile?

Lo è. Già in “Jesto – Estremo” dicevo: “se ti senti solo, solo in questo non sei solo”. Il fatto è che vedo la vita come una lotta personale di ogni individuo, con se stesso e con il mondo. Possiamo avere parenti, amici, amori, ma tutto è destinato a consumarsi e a passare. Quando hai aperto la prima volta gli occhi appena nato eri solo con te stesso, e lo stesso succederà quando li chiuderai per sempre. Ogni esperienza, anche sensoriale, è unica ed irripetibile proprio perché ognuno la vive a modo suo. E poi sono una persona molto malinconica, devo ammetterlo. Al di là di questo sono convinto che la condizione prima per poter stare con gli altri sia saper stare con se stessi. Tantissime persone hanno il terrore di stare da soli, e si accontentano. E da questo nasce la frustrazione. Io con me stesso sto molto bene, è nei momenti di solitudine che creo. Potrei dire che se non mi sentissi così solo non farei tutta questa musica, probabilmente. Altro discorso quello di credere in sè stessi. Se non credi in te, nessuno lo farà al posto tuo.

Non solo i testi dei brani e le tue dichiarazioni ma anche la cover di “Justin” richiama la stessa idea: in questo album “ti metti a nudo” ancora di più, onesto e autentico sino all’ultima rima. Quanto è difficile “essere veri” come te oggi e quali sono i rischi?

Mi reputo l’unico vero in un mondo falso. Può sembrare arrogante ma io la vedo davvero così. Non è difficile essere veri, per me è la cosa più naturale. È difficile resistere ai colpi del mondo, alla cattiveria delle persone, ma per me è l’unico modo di essere. Sono come sono e non potrei cambiare, non so mentire, a me stesso o al mondo. Sono o tutto o niente. Sono una persona cristallina, limpida, e ne vado molto fiero. Per arrivare a essere anche “forte” ce n’è voluta. Inizialmente il mio modo di essere mi portava problemi e difficoltà di integrazione con gli altri. Problema che credo di non aver ancora risolto. Sto vivendo una vita dedicata all’arte, l’ nica vita che vale la pena essere vissuta per uno come me. Essere capito o meno dal mondo non mi riguarda più di tanto. Sono di quella razza di artisti che soffrono molto in vita e che diventano culto quando muoiono. Ne sono consapevole. Poco male, sono in buona compagnia.

Hai dedicato un brano di Justin a tuo padre, il cantautore Stefano Rosso. In quale aspetto di te stesso ritrovi qualcosa di tuo padre?

Tutto. Più cresco più divento come lui. Dal rapporto con le donne, all’approccio alla vita, alla filosofia che ci guida. Penso che l’arte sia tramandabile, sia nel Dna. Ti dirò la differenza: non sono vittima dei miei vizi. Attualmente mi sono liberato di ogni vizio, perché voglio essere libero. Mio padre si è rovinato la vita appresso all’alcool, e mi ha dato l’esempio al contrario, ossia cosa non fare. Io sono diventato una persona equilibrata, direi Zen. Sono puntuale, ordinato e amo la quiete. Tutto questo credo sia la mia naturale risposta a tutta la follia che ho visto nella vita. Ripeto, ci sono arrivato. Fino a qualche anno fa ero ingestibile e assolutamente un cane sciolto, scapestrato e vittima dei miei vizi.

Hai un pubblico di spettatori vastissimo. C’è una frase che ti ha dedicato un tuo fan che ti ha particolarmente colpito e ricordi ancora con piacere?

La cosa che mi viene detta più spesso è: “Mi hai cambiato la vita”, oppure “Mi hai aperto gli occhi”. Mi rendono orgoglioso. Questo è il motivo per cui lo faccio. In un certo senso sto cambiando il mondo. Anche solo far aprire gli occhi rispetto al non omologarsi agli altri, a non seguire strade già percorse, e non dare per buono qualunque cosa ti dicano per me è un modo di cambiare le cose. Io metto il dubbio nella testa dell’ascoltatore, e i miei fan crescono con me, si evolvono umanamente insieme a me. Quello che sto facendo va al di là della semplice musica. “Le canzoni il mondo non lo cambiano, ma le canzoni cambiano le persone e le persone, in fondo, possono cambiare il mondo”.

 

Per scoprire le prossime tappe dell’Instore Tour di Jesto, ecco i link utili:

www.facebook.com/JestoOfficialwww.jesto.it

 

 

 

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