#4Sbando, storie sbagliate. “Avete mai avuto l’impressione di essere stati imbrogliati? “

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#4Sbando, storie sbagliate. “Avete mai avuto l’impressione di essere stati imbrogliati? “

Sbando4Conferenza stampa di Amici, anno domini 2016, i coach Nek e J-ax puntualizzano sui loro ragazzi “li abbiamo sempre lasciati liberi e spontanei, cercando di costruire il meno possibile. Questa esperienza non l’abbiamo impostata alla maniera di McLaren”. Sì, perché nonostante siano passati una quarantina d’anni dall’apice del suo unico successo, lo spettro di colui che inventò e organizzò la più grande truffa del rock and roll aleggia ancora sul mondo musicale e terrorizza discografici, produttori e maestranze varie. Sto parlando dei Sex Pistols naturalmente, e del loro controverso manager Malcolm McLaren, geniale e spregiudicato uomo di musica, o meglio di marketing. La storia dei Sex Pistols è una storia di 4 disadattati sociali diventati punto di riferimento di una corrente socio-cultural-musicale, lanciati nel dorato mondo dello showbiz e triturati dallo stesso in pochi anni; una storia di vomito, eroina, contratti strappati e provocazioni gratuite. Tutte orchestrate e sapientemente dirette dal loro manager. Ma andiamo con ordine..

I Sex Pistols nascono intorno a SEX, boutique punk di Chelsea, di proprietà di McLaren e della moglie Vivienne. Scelti più per il loro look che per le loro capacità musicali (il frontman Johnny Rotten cantava poco più che dignitosamente, il bassista Sid Vicious, entrato nel gruppo in un secondo momento, non era assolutamente in grado di suonare un basso),“servivano” per provocare e far parlare di loro più che per fare musica in senso stretto: l’obiettivo infatti era creare un punto di riferimento, specie stilistico, per quella generazione britannica depressa e incazzata che fu la base sociale per la prima ondata punk (1975-1980). Col fine ultimo di vendere. Non tanto dischi (pubblicarono infatti un solo album, Never Mind the Bollocks, Here’ the Sex Pistols, e 3 singoli) quanto una moda, stili di vita, abiti. Della boutique “SEX” di Malcolm McLaren naturalmente, che vestì mezza Londra per un decennio lanciando degli outfit che resistono ancora oggi, dopo più di quarant’anni. Mentre loro, i Sex Pistols, dai 42 spettatori di uno dei primi concerti a Manchester (celebre perché tra quei 42 fortunati c’era buona parte della scena musicale dei successivi anni, Ian Curtis e Peter Hook dei Joy Division, Morrisey dei The Smiths e Mick Hucknall dei Simply Red tra i più celebri) arrivarono a riempire i club inglesi ed anche statunitensi, facendo parlare più per le loro provocazioni e i loro atteggiamenti che per il loro sound, comunque rivoluzionario: celebri gli episodi che li portarono ad essere cacciati dalle loro case discografiche, entrambi legati a gran svomitazzate (una all’aeroporto su delle povere anziane, l’altra direttamente sulla scrivania del direttore della A&M Records). O la traversata del Tamigi durante il Giubileo d’argento della Regina per cantarle God Save The Queen, finita naturalmente con l’arresto di tutto l’allegro battello; o ancora le follie di Sid Vicious, bambinone dal cuore genuino gettato in pasto a fan e giornalisti e costretto a diventare pop star: diventerà invece un eroinomane, anche a causa della sua ragazza Nancy Spungen, e comincerà a praticare atti di autolesionismo (in una delle sue ultime apparizioni si era inciso sul petto Gimme a fix, letteralmente datemi una dose) e ad essere incontrollabile. Alla fine concluse la sua carriera con l’omicidio di Nancy, e la sua vita con un suicidio per overdose nel giorno del suo rilascio (su cauzione, pagata dalla EMI).

Ma nonostante tutto ciò, nonostante l’ammissione di aver costruito tutto a tavolino (la grande truffa del rock’n’roll è infatti il titolo del film autoprodotto dallo stesso Malcolm McLaren), nonostante sia tutto finito decisamente male, tra arresti e suicidi, resta comunque un influenza musicale e culturale che rimane tuttora attuale, tra band punk rock e pantaloni strappati. Per questo alla provocazione dello stesso Johnny Rotten, che il giorno in cui lasciò il gruppo andò via durante un concerto gettando il microfono sul palco e gridando la celebre frase “Ever get the feeling you’ve been cheated?” (avete mai avuto l’impressione di essere stati imbrogliati?) rispondiamo: sì, ne abbiamo avuto l’impressione. Ma è stato un imbroglio meraviglioso.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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