INVENTARIA 2016 – M:DEA di Matilde D’Accardi e Vittoria Faro

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INVENTARIA 2016 – M:DEA di Matilde D’Accardi e Vittoria Faro

Medea è uno dei personaggi del mito greco che meglio incarnano il concetto stesso di tragedia. Lo sapevano bene Euripide e Seneca, lo hanno inteso perfettamente anche Matilde D’Accardi e Vittoria Faro che, con la seconda alla regia e protagonista in scena, ne hanno proposto, nel corso di Inventaria 2016, una re-interpretazione molto interessante, soprattutto nei termini dell’ampia commistione di linguaggi utilizzati a tutti i livelli.

Una lunga e tormentata sequenza introduttiva ci presenta Medea rannicchiata per terra, divorata dai propri demoni e dalla consapevolezza dei delitti di cui si è macchiata per uno sposo che la sta abbandonando al proprio destino. La donna sembra cercare un’impossibile requie, e come in un sogno in cui la successione temporale si confonde, rivive quanto le è accaduto. Appare evidente come sia preda di un profondo conflitto interiore fra il dolore e la volontà di non soccombere ai propri aguzzini, il flusso di pensieri che la anima è reso in scena in modo molto interessante, con una serie di registrazioni e voci off, oltre alla recitazione diretta della Faro, che citano non solo il mito, ma anche brani del Vangelo delle Streghe e dell’Antico Testamento, in una confluenza di tradizioni che danno il peso dell’universalità del tema trattato. Completa il comparto sonoro una base molto varia, che spazia dal rumore della risacca alla musica tecno.

medea 2

Sul piano visivo, l’influenza più marcatamente evidente è quella dell’espressionismo tedesco, con giochi di luce che proiettano lunghe e tetre ombre, enfatizzate dai colori – come il rosso che accompagna un’inquietante e al contempo sensuale danza, rito preparatorio del momento di maggiore tensione drammatica, ipnotico nel suo gioco fra i movimenti dell’attrice e la proiezione della sua ombra sulla parete alle sue spalle.

La Faro è ottima interprete delle turbe di Medea, gioca con l’espressività di un viso stilizzato dal trucco, con i movimenti del proprio corpo e di veli e indumenti che veste e sveste, dialoga interiormente con la propria voce, ora registrata, ora dal vivo.

Il risultato dello spettacolo lascia nello spettatore il giusto senso di disturbo che un personaggio complesso e tormentato come Medea può e deve suscitare, rimarcandone la conflittualità e i dualismi: il suo essere vittima e carnefice, lucida e folle, amorevole e spietata, costretta a rivivere gli istanti più drammatici della propria tragedia nella ricerca di una catarsi che è tanto la  sua meta agognata, quanto l’esito raggiunto dallo spettacolo per i propri spettatori.

INVENTARIA_vettoriale

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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