INVENTARIA 2016 – ANAMNESI Narrazioni Paramediche di e con Marco Bianchini

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INVENTARIA 2016 – ANAMNESI Narrazioni Paramediche di e con Marco Bianchini

Concepito a partire da una traumatica esperienza diretta, Anamnesi è praticamente un “one man show” che l’autore e attore Marco Bianchini mette in scena mescolando ricordi personali, di parenti e amici, con cartelle cliniche, dati medici e riferimenti religiosi e storici. Il risultato di questo apparente guazzabuglio di elementi è uno spettacolo accattivante, che al pari dei contenuti mescola registri e toni, creando una continua alternanza fra serio e faceto, fra ironico e drammatico, ottenendo nel complesso un’intelligente satira, intesa alla latina come appunto spettacolo vario e composito.

Bianchini ci accompagna nel viaggio di un paziente, lui stesso, ricoverato d’urgenza per una grave forma di meningite. L’esperienza del ricovero è vissuta e raccontata giocando su falsi miti e convinzioni radicate, sui ricordi della degenza e i “deliri” che, nel cercare di raccontarci la storia della medicina, ci riportano ad Adamo ed Eva, al Peccato Originale, come in seguito alle disavventure di un poeta maledetto nella Parigi dell’Ottocento.

foto Anamnesi 1 (2)

La presenza scenica di Bianchini è prorompente: l’attore giostra bene differenti registri linguistici, in cui comunque l’accento veneto permane e suona come una nota simpaticamente distintiva, presentando diversi personaggi cui dà anche movenze e mimica precise. L’alternarsi dei “personaggi” in scena è opportunamente gestita e scandita con i cambi di luce, su una scenografia che, seppur limitata alla presenza di un leggio, diventa efficacemente, grazie alle descrizioni e alla mimica di Bianchini, ora stanza di ospedale, ora il Giardino dell’Eden, ora la Parigi ottocentesca. Il riso amaro dell’attore diventa fragorosa risata in sala, per un pubblico coinvolto in modo intelligente con continui ammiccamenti, che rendono spesso il monologo quasi un dialogo con la quarta parete. Le risate sono veicolo di riflessioni anche serie sulla caducità della vita, sul rapporto medico paziente, sulla percezione del tempo che si ha da infermi e sulla superficialità e volontà di distanza che la malattia porta spesso in chi ne è spettatore. Guarire diventa allora un obiettivo, un ritorno alla normalità, che prevede a sua volta una presa di distanza dalla malattia, un riconoscimento della sua alterità rispetto alle nostre vite, vite che cerchiamo di condurre senza la memoria di un dolore, che spesso non trova neanche possibilità di essere chiaramente espresso.

INVENTARIA_vettoriale

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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