Dark Vanilla Jungle. L’altra faccia dell’amore

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Dark Vanilla Jungle. L’altra faccia dell’amore

La stagione 2015/16 del Teatro dell’Orologio “Cambiamento Reale” si chiude con lo spettacolo Dark Vanilla Jungle del londinese Philip Ridley qui nell’ottimo adattamento di Carlo Emilio Lerici.

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Il testo è una riflessione sul rifiuto e l’abbandono sperimentati da Andrea, la protagonista, sin dalla tenera età, in un monologo che si configura come un viaggio nella sua fragile psiche. Attraverso la narrazione scopriamo che Andrea è stata abbandonata la prima volta a cinque anni, dal suo papà. Poi a 11, la madre la allontana violentemente e lei si ritrova a vivere, non voluta, con una nonna che chiama “Signora”. Dapprima dunque la sua ricerca di “normalità” e affetto appaiono lecite, razionali. Ma quando poi, appena quindicenne, si lascia sedurre da un uomo più grande che la coinvolge in storie di tradimenti e abusi, ecco che il delicato equilibrio sul quale si ergeva la sua personalità, semplicemente, si sgretola.

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Da vittima dunque, si erge a carnefice, cercando ostinatamente l’amore in un soldato menomato e ridotto in stato vegetativo. La famiglia di lui, che dapprima l’aveva accolta, ancora una volta la allontanerà in malo modo, lasciandola smarrita a vagare e a sbarazzarsi – forse – di un bambino, figlio di nessuno.

Andrea cerca l’Amore, ma vive nell’assenza di esso. Ogni azione, ogni parola, sono votati a questo scopo, che non è in grado di raggiungere, poiché incapace di leggere la realtà che la circonda per quello che veramente è. É sedotta dal pericolo, come una falena dalla luce, e quando la sua storia si fa via via più violenta, anche il suo dire, specularmente, si fa più audace, violento, sboccato.

Sin dall’inizio, allo spettatore è chiesto di sancire un patto di onestà: non ditemi che sono bella, siamo qui per dire la verità. É nelle piccole cose, che si legge la verità, nei dettagli come la consistenza dei preservativi, il sapore dello sperma, l’odore del disinfettante dell’ospedale. I dettagli cruenti e orrorifici di rapporti interpersonali malati e violenti.

Dark Vanilla Jungle_ph Manuela Giusto (14)Monica Belardinelli interpreta Andrea magnificamente, lasciando trapelare dapprima la facciata del suo personaggio, una giovane donna sul limen, decisa ad affrontare i suoi demoni, totalmente ignara, però, di non avere le armi per difendersi. Poi, le parole, i gesti, il corpo si moltiplicano, come un fiume in piena e lì non vi è più il racconto di una storia, una di quelle brutte, lì di Andrea ce ne sono tante quanto il numero di posti in platea, forse ancora di più.

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Ottimi anche il tappeto sonoro ad opera di Giuseppe D’Amato teso a dare sostanza al racconto, e il connubio tra scena (di Alessandro Chiti) e disegno luci (di Giulia Amato), metafora di quella bolla di irrealtà in cui la nostra protagonista – ma forse un po’ tutti, ci rifuggiamo per sfuggire a quelle verità che ci causerebbero troppo dolore.

Dark Vanilla Jungle è in scena al Teatro dell’Orologio ancora fino all’8 Maggio.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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