Magda e lo Spavento. Nell’immaginario di Adolf Hitler

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Magda e lo Spavento. Nell’immaginario di Adolf Hitler

É in scena fino al 24 Aprile presso la splendida cornice del Teatro India, lo spettacolo Magda e lo Spavento di Massimo Sgorbani per la regia di Renzo Martinelli.

La narrazione si sofferma sugli ultimi anni di vita del Führer Adolf Hitler e su quelli di Magda Goebbels, sposando la tesi di Otto Wagener, che vorrebbe i due amanti, a scapito di Joseph Goebbels, marito dunque di sola facciata.

Un telo leggerissimo separa la platea dal palco, all’altezza del proscenio, accrescendo il senso di straniamento che provocano i due personaggi, magnificamente interpretati da Milutin Dapcevic e Federica Fracassi

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L’ambientazione è quella del Führerbunker, sotto la Cancelleria del Reich; siamo a fine Aprile 1945, l’Armata Rossa è entrata a Berlino. Hitler accoglie i coniugi Goebbels e i loro sei figli. Sei. Quasi quanti i sette nani. Sei figli impongono un grande sforzo di memoria e concentrazione, sarà per quello che Magda è così brava a tenere a mente tutto. Non solo! Lei ha un’opinione su tutto. Opinioni interessanti per il Führer.

Vi è sempre uno scollamento voluto tra la risolutezza delle parole di lei (espresse sempre e solo su richiesta) e il moto perpetuo di un corpo che fatica a concentrarsi, ad accettare la costrizione di uno spazio che non è solo fisico. Sgorbani tratteggia una Magda  più sopraffatta dagli eventi e impossibilitata a cambiarli, di quanto la storia non racconti. Qui vediamo l’amante  – per quanto non le sia richiesta intimità fisica – costretta a tenere insieme i cocci di un omuncolo che ha giocato a fare Dio, incapace di vedere al di là del proprio naso e di ammettere che forse le fondamenta sulle quali ha scatenato la Seconda Guerra Mondiale,  sono solo vuoti ragionamenti come vuota è la spinta che li produce.

Magda vede e non è vista. Hitler non vede al di là di se stesso, perché non ha il coraggio di guardarsi dentro.

Lo spettacolo si sciorina in sei tappe consequenziali, caratterizzate ognuna da una dissertazione su questo o quel tema. Il Führer è un grande ammiratore di Walt Disney (per quanto egli si sia rifiutato di incontrarlo). Biancaneve e i sette nani è un indiscusso capolavoro, con la sua esaltazione della Bellezza – e della morte insita in essa – (Biancaneve), l’impossibilità degli esseri inferiori (i sette nani) di portare in salvo la bellezza e di poterne essere solo dei custodi temporanei, compito invece affidato al principe, indiscutibilmente di razza ariana. Eppure… un personaggio in particolare provoca una profonda tenerezza nei confronti del nostro protagonista: Seppl (Cucciolo). Il più brutto dei sette, poiché privato anche della dignità del lavoro, suscita tenerezza. Questo sentimento sarà poi paragonato da Magda al più grande ribrezzo, eppure il primo dubbio si è insinuato.

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Anche il topo, ad esempio, è un animale riprovevole, eppure Disney lo ha scelto come protagonista delle sue favole. E a noi diverte. Anche ad Hitler, Mickey Mouse diverte. Forse – suggerirà Magda – è perché ci viene umanizzato, è un essere ripugnante che tuttavia aspira ad una condizione superiore. E innegabilmente rivela risorse inaspettate. Come gli uomini?!?

Ed è così che in un crescendo diegetico, che coinvolge anche alterazioni di voce e mimica a sottolineare la regressione dall’umano al subumano, si giunge al punto di non-ritorno, il momento in cui con il teatro si cerca di indagare l’orrore, persino quello dell’infanticidio di cui – storicamente – si è macchiata la Goebbels: la donna si rifiuta di portare in salvo i suoi sei figli, li stordisce con la morfina e li uccide con delle capsule di cianuro spezzate tra i denti. É così che il Dottor Ludwig Stumpfegger ha già ucciso Blondi, l’amato cane di Hitler. É così che la donna sposa l’inabilità dell’altro ad ammettere la sconfitta morale del suo credo, diventando ella stessa fautrice di morte.

Con questa opera si chiude la trilogia Innamorate dello spavento, sulle tre presenze femminili ruotanti intorno al Fürher: la già citata Blondi (una femmina di pastore tedesco), la moglie Eva, infine Magda.

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É indubbiamente un punto di vista del tutto inedito, quello di Sgorbani, su una delle più controverse figure storiche, qui tratteggiato in una sfera intima e grottesca.

Avremmo apprezzato qualche minuto in meno, soprattutto nel finale, nel quale si indugia in un’ultimissima scena in ribalta, francamente un po’ raffazzonata e inutile.

I due interpreti, Milutin Dapcevic e Federica Fracassi, valgono in definitiva ogni minuto di plauso, capaci come sono di tratteggiare con inconsueta sensibilità due personaggi che pur rischierebbero una certa bidimensionalità, ma che invece ci ricordano come in ogni cosa, persino nell’orrore, vi siano chiavi di lettura inattese.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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