Daniele Silvestri all’Auditorium Conciliazione: un “Acrobata” delle emozioni

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Daniele Silvestri all’Auditorium Conciliazione: un “Acrobata” delle emozioni

daniele1Quattro date romane tutte sold out da tempo, che poi sono la punta di un iceberg di un tour nazionale che di sold out ne conta già la bellezza di venti: no, non stiamo parlando di una grande rock star internazionale ma del nostrano Daniele Silvestri, in giro per i teatri di tutta Italia per promuovere il nuovo disco “Acrobati”, diciotto tracce che spaziano dal rock alla canzone autorale, dalle ballate all’elettronica. Io c’ero sabato sera, all’Auditorium Conciliazione (location splendida, fidatevi non c’è nulla di più bello che uscire da un concerto e trovarsi la santità del cuppolone in full HD), e sono stato davvero fortunato, anche perché la sorte mi ha voluto presente nella serata con la scaletta stravolta a causa della presenza dell’amico sul palco (il grande, sotto tutti i punti di vista, Jose Ramon Caraballo, estroso polistrumentista che ha inebriato tutti con la sua tromba). Un concerto lunghissimo (più di tre ore!), quasi faticoso a livello fisico e in un certo senso anche dal punto di vista emotivo.. Ma soprattutto un concerto bellissimo. E’ il primo tour teatrale per l’artista romano, e tutti i dubbi su una certa familiarità con un palco non abituale son stati spazzati via dopo pochi minuti che i suoi straordinari musicisti hanno cominciato a suonare: il teatro a Daniele Silvestri calza a pennello, ed anche il suo pubblico è entusiasta. Un lungo escursus con le canzoni del nuovo disco, intervallate da “Kunta Kinte” fuori scaletta; poi una piccola pausa, un cambio di scenografia (col palco che diventa un meraviglioso circo, adatto agli “Acrobati” di ieri, oggi e domani) e via, si riparte con le vecchie hit che trascinano tutti, tanto che ad un certo punto è impossibile non alzarsi e dimenarsi (“e se via alzate non mi offendo” ammicca l’artista di casa, godendosi la reazione dei suoi fan): “Testardo”, “La Paranza”, “Occhi da orientale”, “Salirò”.. ci sono quasi tutte, e ne starò sicuramente dimenticando qualcuna. E poi il bis, con “Aria” (una canzone che ha già 17 anni, e sembra scritta ieri), “Cohiba” e una spettacolare chiusura di quasi 10 minuti in cui tutti i musicisti, frontman compreso, si sono divertiti ad improvvisare ritmi tribali con le percussioni. Un vero e proprio spettacolo della natura, che si ripeterà per l’ultima volta all’Auditorium Conciliazione questa sera con la quarta e ultima tappa romana, e poi proseguirà nei teatri di tutto lo stivale (prossime date Udine, Trento e Cesena): in equilibrio tra sogno e attualità, l’equilibrista Silvestri riesce a sorprenderci ancora. Come sempre.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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