“Lostileostile” è quello dei Marta sui Tubi. Siamo stati al live e li abbiamo pure intervistati!

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“Lostileostile” è quello dei Marta sui Tubi. Siamo stati al live e li abbiamo pure intervistati!

Bastano una chitarra, una batteria e una voce potente per fare dell’ottimo rock ed esaltare un teatro Quirinetta pieno e coinvolto emotivamente? Evidentemente sì, specie se sul palco ci sono i Marta sui Tubi, a Roma per inaugurare il nuovo tour che li porterà in giro per l’Italia (prossime date a Pordenone, Bologna e Milano) a presentare il loro ultimo album “Lostileostile”, uscito una settimana fa e subito apprezzato da pubblico e critica. Un concerto incentrato molto sulle tracce inedite del nuovo disco, conMarta-Sui-Tubi foto le trascinanti “+D1H” e “Rock + Roipnoll” ad accendere il pubblico, che si scioglie quando partono le vecchie hit (“Dispari”, “Cromatica”, “La Spesa” cantata in una versione quasi intimista e “Vorrei” le più apprezzate dai fan in sala).Sono in forma i tre artisti, con il buon Carmelo Pipitone che disegna sublimi riff con le sue chitarre, Ivan Paolini che da solo con la sua potente batteria riempie il teatro come neanche un’orchestra sinfonica intera, e naturalmente Giovanni Gulino e il suo inconfondibile timbro vocale, borsalino in testa, birra in mano e talento vocale da vendere. Ho avuto il piacere di intervistarlo qualche giorno prima del concerto per chiedergli tutte le impressioni del momento, le sensazioni per la fatica creativa del nuovo album e l’emozione per un tour in procinto di iniziare.

Giovanni, innanzitutto complimenti per il disco, specie per quanto riguarda la parte produttiva, l’aver scelto il crowdfunding per coinvolgere i vostri fan nella produzione dell’album

Ma sì per noi è una cosa normale, figurati che da sempre le nostre grafiche o anche i video sono creati da professionisti che sono comunque nostri fan, non abbiamo fatto altro che estendere l’invito anche a tutti gli altri per renderla una cosa più, per così dire, democratica. In questo modo contiamo di coinvolgere il più possibile tutti.. per esempio la copertina, ce l’ha inviata una ragazza, una nostra fan, a noi è piaciuta tantissimo e l’abbiamo scelta.

In questo disco siete di nuovo in tre (dopo essere stati per anni in cinque), come la dobbiamo vivere questa scelta, un ritorno alle origini o un continuo sperimentare?

Non è stato di sicuro un ritorno alle origini perché comunque non ci interessava fare quella musica lì, ma solo perché l’abbiamo già fatta, non siamo tornati in trio per rifare le “cose acustiche” anzi l’abbiamo fatto per cercare di sviluppare un suono ancora più robusto e tagliente. Al centro del progetto rimane sempre il nostro suono e il nostro modo di scrivere, e quindi la scelta è stata un po’ sofferta se vuoi ma comunque necessaria, affinché riuscissimo ad ottenere il suono che volevamo.

Vediamo invece il disco da vicino: mi ha sorpreso la scelta del primo singolo, “Amico Pazzo”, un pezzo molto potente, subito rimarcare quasi una mancanza di continuità con il vostro repertorio classico

Non a caso è anche la prima traccia dell’album, è un po’ la canzone d’intenti, è la prima canzone che abbiamo prodotto in trio, ha dato inizio al tutto.. è un po’ il simbolo, la mascotte del disco. E ci è piaciuta l’idea di uscire con un pezzo forte, senza fronzoli diciamo: “Siamo i Marta sui Tubi e questo sappiamo fare”

E Gigliola Cinquetti? Una sorpresa (la sua presenza in “Spinta Lenta”, una delle tracce più belle dell’album, ndr) che nessuno si sarebbe mai aspettato.. Com’è nata questa collaborazione?

Neanche noi ce lo saremmo mai aspettato! E’ stato un incontro casuale, lei era lì a provare le sue cose e noi eravamo accanto a mixare il disco. Ci siamo andati a prendere un caffè, quattro chiacchiere, poi si va a cena insieme, le ore a parlare.. e poi quando c’è del feeling è un attimo coinvolgere una persona così simpatica. Una donna che ha una sensibilità e una cultura straordinarie, si è calata perfettamente nel mood del pezzo e l’ha cantato in maniera incredibile, e devo dire che son stato molto soddisfatto, le stesse parole cantate da Gigliola assumono un peso diverso.

Meglio il live, il contatto viscerale col pubblico o tutto il processo creativo, quella parte che noi possiamo solo immaginare?

Ma sai son due cose totalmente diverse, prospettive molto diverse: la fase creativa è più individuale, mentre dal vivo bisogna unire le forze. Sono due momenti molto diversi e molto affascinanti, direi che forse, per me almeno, adesso preferisco il momento di produzione creativa, lo studio, il lavoro.. perché accade meno spesso di quanto non vada su un palco! Magari è meno emozionante ma allo stesso tempo forte dal punto di vista emotivo, perché ti spinge a superare i tuoi limiti e le tue capacità.

Il tour ufficialmente comincia a Roma, ma so che avete fatto una prima “tappa” con un concerto a casa di un fan

Sì, era uno dei riconoscimenti per chi ha collaborato nel crowdfunding, è stato molto bello e divertente, era un compleanno, siamo rimasti tutta la sera e siamo andati via per ultimi che volevamo cantare “Tanti Auguri”

Era buona la torta?

Deliziosa!

Cosa si devono aspettare i fan da questo tour?

Chiaramente ci concentreremo molto sulle canzoni del disco nuovo, senza dimenticare comunque i nostri grandi classici. Una scaletta molto tirata, molto rock and roll.

Il tema principe dell’album è l’incontro, con un amico, con la donna, con la morte, con la vita..

Sento puzza di domanda marzulliana!

E infatti me la son tenuta per ultima!

L’incontro è soprattutto un’occasione di confronto, perché non ti lascia mai indifferente, ti lascia sempre qualcosa che comunque modifica la consapevolezza di te stesso. Perché si può imparare da tutti, da un bambino, da un’anziana.. Il segreto è sempre quello di far tesoro delle piccole verità che si celano anche dietro uno scambio di battute banali.

 

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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