#4TALENT Pietro Iossa: dopo il vuoto ho ripreso in mano la mia vita.

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#4TALENT Pietro Iossa: dopo il vuoto ho ripreso in mano la mia vita.

iossaPietro Iossa, noto ai più per essere stato la voce maschile dei Komminuet durante l’ottava edizione di X Factor, è uno che ha le idee chiare sul proprio percorso: sperimentare, scoprire, esprimersi a trecentosessanta gradi. Un ragazzo che, si sente, ha grande rispetto per la musica: parlando gli faccio notare che è in grado di suonare la chitarra, il pianoforte e la batteria, ma lui subito mi ferma e mi corregge dicendo che non è vero che sa suonarle. Lui le suonicchia: si arrangia i pezzi e si esibisce, ma chi sa veramente suonare è il suo arrangiatore che ha quarantaquattro anni e ventidue anni di esperienza alle spalle. Due singoli già sul mercato e tanti progetti per il futuro. Ecco cosa ci siamo detti:

Partiamo dal tuo percorso a X Factor: quanto credi di essere riuscito a esprimerti come artista in quel contesto?

P: Credo di essermi espresso per il 10%. Per una serie di fattori diversi, alcuni più importanti, altri meno. Non voglio dire che sia stata colpa del giudice, o del contesto… semplicemente per una serie di fattori non mi sono espresso come volevo. Al talent puoi arrivarci in due modi: o essendo te stesso o essendo qualcun altro. Io, purtroppo, non sono riuscito ad essere me stesso e questo mi ha mandato in crisi anche dopo il talent: mi sentivo vuoto.

È per questo che il progetto Komminuet non è stato portato avanti?

P: Principalmente sì… anche qui ci sono stati diversi fattori, ma più che altro il motivo è che non avrei potuto fare la musica che desideravo. Dopo un po’ di tempo e di prove ho capito che non era la strada giusta per me… perché la musica è arte, e se non fai l’arte che senti l’esigenza di fare, allora che senso ha? Volevano cambiarmi, ma la musica è soprattutto verità: forse non nel mercato discografico attuale, ma nella mia testa ha ancora una grande importanza.

Il singolo con cui hai deciso di presentarsi sul mercato discografico, Irresponsabile, è lontano dal mondo rap a cui ci avevi abituato a X Factor. Nell’album a cui stai lavorando ci sarà un mix tra queste due anime?

P: Attualmente sto lavorando a due EP. Il primo, in lingua inglese, sarà completamente cantato e spazierà tra il soul, il pop-rock, il funky. Il secondo, invece, cantato in italiano, mi riavvicina al mondo dell’hip-hop e del rap. L’intenzione è quello di pubblicarli entrambi nel giro dello stesso mese. Questi due EP andranno a comporre circa l’80% di quello che sarà il mio primo album. Entrerò in studio di registrazione a giorni e sarà un processo che andrà avanti fino a Luglio: c’è tanto lavoro da fare, ma sono entusiasta.

Nel tuo brano Irresponsabile l’invito è quello di, a volte, scrollarci di dosso le responsabilità per riconnetterci alla nostra parte più istintiva e libera. C’è stato un episodio in cui avresti preferito essere Irresponsabile?

P: Assolutamente sì. L’estate scorsa ho dovuto totalmente staccare, mi sono ripreso la mia vita in mano dopo X Factor. Mi sentivo senza ispirazione, avevo perso quello che ero a causa di una serie di situazioni costrittive. Sono diventato irresponsabile quando ho conosciuto la mia ragazza: è stata una persona che mi ha aiutato e solo un bel ricordo di lei. Sono totalmente cambiato da quando l’ho conosciuta e ho capito di essere me stesso a tutti i costi. Non ho bisogno di una casa discografica che mi debba cambiare, o vivrei veramente male. Io sono irresponsabile a tempo pieno, ma posso anche permettermelo dato l’età che ho. Ma c’è una distinzione netta tra il Pietro irresponsabile e il Pietro artista. In studio sono una persona molto professionale: se non voglio fare quello che mi dicono gli altri, devo essere più professionale di loro. Se devo mettere un prodotto sul mercato la gente deve riuscire a percepire che c’è stato un lavoro dietro.

È da poco uscito il tuo nuovo singolo, Amore in disuso. Vuoi raccontarcelo?

P: È nato circa un anno e mezzo fa. È un pezzo molto particolare e secondo me chi ascolta deve fare attenzione a due cose: la prima è il testo, quando scrivo cerco di non essere mai banale perché è la prima forma di comunicazione che ho nella musica; la seconda è l’armonia che c’è nel pezzo, abbastanza aggressiva nella strofa, invece più soul e melodica nel ritornello. Il brano si basa su una storia che ho teatralizzato per raccontarla in terza persona. Non ho voluto fare come fanno di solito i rapper che mettono il nome e cognome, ho voluto raccontare la storia con due attori, in modo più poetico e allo stesso tempo bastardo. Quello che volevo dire con la canzone è: prenditi i tuoi spazi. Nel mondo ci sono due tipe di persone: quelle buone e quelle cattive. Quando le cattive incontrano le buone, come gli squali che sentono il sangue, devono cercare il cibo, guardano dove possono mangiare. Il buono spesso non se ne accorge. È strano, ma il buono deve riuscire ad essere cattivo nel modo più buono possibile se vuole essere un degno antagonista. Per scacciare queste persone il buono deve riuscire a capire che quella non è la realtà giusta e che la persona che si trova davanti non è quella giusta.

#Tryagain è un progetto dove i fan propongono un argomento su cui improvvisare musica e testo. Sul tuo canale Youtube è già presente il primo episodio.

P: #Tryagain è una cosa che abbiamo lasciato un po’ indietro per il momento. Ti preannuncio che essendo un gran studioso e amante della produzione musicale, vorrò aprire uno studio ad Ischia con alcuni collaboratori. In questo momento sto lavorando con dei ragazzi di Posillipo, abbiamo uno studio lì dove stiamo sperimentando cose interessanti… #Tryagain probabilmente sarà ripresa e continuata anche con altri artisti in modo più professionale.

Suoni pianoforte, chitarra, batteria, la loop station. Fai beatbox. Rappi, ma hai una voce ugualmente bella nel cantato… c’è qualcosa che non sai fare?

P: (ride) In musica c’è una scala logaritmica che dovrei studiare, ma io con i logaritmi sono una frana: ecco cosa non so fare! Non so fare anche un sacco di altre cose: cantare lirico, o anche cantare bene come tanti altri… io canto come un artista che deve esprimersi. Studio le mie tonalità e mi piace esplorare per arrivare a quello che non avevo prima. Una delle tante passioni di Pietro è anche la cinematografia, motivo per cui gli piace mettere il suo zampino anche nella realizzazione dei videoclip. Proprio questa settimana girerà il video di Amore in disuso, che sarà disponibile sul suo canale VEVO a partire dalla settimana prossima.

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Manuel Malavenda
Manuel Malavenda
A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Ecco perché scrivo da sempre: per confondermi con le parole, immaginare cose che non si possono vedere e raccontare cose che si possono solo sentire. Come la musica. Ho una pagina Facebook dove parlo della bellezza, perché è di questo che dovremmo riempire le nostre vite: di bellezza.

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