Marlene Kuntz al Quirinetta: la loro “Lunga Attesa” è appena cominciata

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Marlene Kuntz al Quirinetta: la loro “Lunga Attesa” è appena cominciata

Attraversare il centro di Roma è già di per sé un’emozione, figurarsi se lo si fa per un’ottima causa. Entro nel teatro pronto a gustarmi del sano rock, una birra, un’altra birra, e poi alle 22 quell’inconfondibile riff di chitarra, ruvido e potente da spezzarti il fiato: è finita una breve attesa, comincia la “Lunga Attesa”. Questo infatti il nome dell’album dei grandi Marlene Kuntz, in scena ieri sera sul palco del teatro Quirinetta per la tappa romana del “Lunga Attesa Tour 2016”, che li ha portati in viaggio per l’Europa e che li continuerà a portare in giro per tutta l’Italia (stasera saranno all’Opificio di Terni, per poi chiudere la settimana a Verona e a Bergamo).

Un album “schietto e senza fronzoli” come l’ha descritto Cristiano Godano, leader e front man del gruppo: due chitarre un basso e una batteria, un sound essenziale e molto anni ’90, una specie di ritorno alle origini per festeggiare il ventennale di “Catartica”, primo disco della band uscito nel 1994. Un album che si adatta perfettamente al live, con la potente “La città dormitorio”, la title tracks “Lunga Attesa”, l’ipnotica “La noia” e la bellissima “Fecondità”, primo singolo del disco, perfette per trascinare un pubblico romano caloroso e allo stesso tempo affascinato da certe sonorità quasi spirituali ed in un certo senso dimenticate. La scaletta scorre via veloce, tra chitarre valorizzate quanto strapazzate e un sapiente mix di nuove canzoni e vecchie hit, come le immancabili “La canzone che scrivo per te” “Ape Regina” e “Nuotando nell’aria”, veri e propri capolavori del repertorio della band piemontese.

Un concerto in un certo senso “minimalista” senza troppi effetti speciali o particolari fronzoli, un autentico atto d’amore finalizzato all’esaltazione della melodia. Proprio come il disco, con la musica a farla da padrona, vera e unica protagonista. Insieme ai Marlene Kuntz naturalmente, che da vent’anni riescono ad essere sempre se stessi, autentici e ancora indie. E in un mondo come quello dell’industria musicale attuale, è un risultato davvero considerevole.

 

https://www.youtube.com/watch?v=0E3RFAbcZxc

 

 

 

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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