Yesus Christo Vogue: la fine dell’uomo negli occhi di Vuccirìa Teatro

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Yesus Christo Vogue: la fine dell’uomo negli occhi di Vuccirìa Teatro

Se dovessimo pensare ad un colore che rappresenti la fine del mondo, quello sarebbe il Nero. Quello spazio angusto che tutto divora, guerre e tragedie umane, malattie e, più semplicemente, tutte quelle false credenze che inducono l’uomo alla distruzione. L’illusione di essere immortali e lo schiaffo beffardo alla scoperta che un Dio, a salvarci poi, non c’è.

Si accede allo spazio scenico come si entra in un buco nero che tutto conserva dentro di sé: un corridoio stretto e fumoso con schermi che ci raccontano il modo in cui l’umanità ha distrutto se stessa; poi in platea si scorge un Cristo (alias Joele Anastasi) annichilito dalla più grande sconfitta che potesse mai compiersi: la fine di ogni cosa.

Ed è tra il fumo che si scorge la prima grande prova vinta di Vuccirìa Teatro: la scenografia dell’ottimo Giulio Villaggio, un giardino immaginifico e decadente come i suoi ultimi due abitanti: novelli Adamo ed EvaEnrico Sortino e Federica Carruba Toscano – “per sempre predisposti all’infelicità e incapaci al suicidio”.

Eccoli, i superstiti della fine del mondo, gli ignavi e i derelitti. Negli occhi di lui il nero della disperazione, in quelli di lei una rabbia profonda, impossibile da contenere. Cristo ha lasciato il suo antro angusto e si è ritirato su un piano altro dello spazio scenico, intervallando la drammaturgia tra i due con interventi isolati, volti a scandire il tempo, mano nella mano con Crono (che nel mito, in effetti, mangia i suoi figli). Ultima cena, preghiera/bestemmia, arresto, flagellazione, crocifissione: alcune delle tappe di questa sua passione, metafora perfetta del calvario vissuto dall’uomo moderno.

Vuccirìa Teatro, che fin qui aveva posto l’attenzione sui microcosmi specifici di “Io mai niente con nessuno avevo fatto” e “Battuage“, fa un salto in avanti enorme e si occupa dell’umanità intera. Anastasi, nemmeno forse trentenne, ma con la sensibilità che solo un artista vero può avere, intesse fiumi di parole per sé e per gli ultimi, spesso ridondanti e sovrapposte, forse a metafora di quella necessità primordiale di colmare il vuoto provocato dall’assenza, dalla fine dell’amore.

Ed è qui poi, che tutto si riconduce. Quel sentimento principe senza cui è impossibile vivere, l’unico in grado di generare la vita, dunque la salvezza. Adamo (Sortino) ed Eva (Carruba Toscano) dovranno unirsi nel primigenio atto d’amore per dare la vita e generare un nuovo mondo.

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A contrastare l’overdose di parole, come di consueto è la fisicità estrema dei tre interpreti. Abitano la scena come una casa, ne sono padroni e nella sua intimità si mettono a nudo, letteralmente. Non c’è provocazione, semplice necessità. Il bisogno ancestrale dell’uomo di farsi Uomo, di riassumere il controllo del proprio destino, possibile solo con l’incontro di Amore.

Yesus Christo Vogue sarà in scena al Teatro dell’Orologio ancora fino al 26 Febbraio. Si consiglia la prenotazione.

06 6875550 // biglietteria@teatroorologio.com
www.teatroorologio.com

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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