#4Sbando, storie sbagliate. Keith Richards, l’uomo che sniffò suo padre

James Bay incanta l’Alcatraz di Milano.
16 Marzo 2016
#4EMERGENTI ALLA SCOPERTA DEL SOUND INTERNAZIONALE DELLA JACK JASELLI BAND
17 Marzo 2016

#4Sbando, storie sbagliate. Keith Richards, l’uomo che sniffò suo padre

La musica è sentimento, poesia, immagini oniriche cantate su melodie trascinanti. Ma è anche tanta violenza, tante storie maledette, satanismo, sesso di gruppo, ettolitri di alcool e soprattutto tanta, tantissima droga. Con la rubrica #4sbando vi racconteremo tutte quelle storie degli sbandati di successo, da Elvis a Justin Bieber passando per Gianluca Grignani, andando a rivivere alcuni momenti particolarmente significativi delle loro notti brave e della loro vita sregolata. Perché il lekeithgame che c’è tra la musica e sbando è imprescindibile fin dalla notte dei tempi, da quando un uomo di Neanderthal, probabilmente stordito dagli effetti allucinogeni di qualche fiore preistorico, tirò la coda di un mammut e scoprì che pizzicandola in parti diverse produceva suoni diversi: quell’uomo morì schiacciato dal pachiderma ma inventò il contrabbasso. E di storie simili ce ne sarebbero a bizzeffe, per ogni periodo storico: leggenda vuole che Mozart ricorresse alla cocaina per scrivere le sue sinfonie, e che dire di Bach e dei suoi fiori di Bach?

Oggi vogliamo cominciare questa nuova rubrica con il simbolo vero e proprio degli sbandati, colui il quale ha fatto della sregolatezza la propria bandiera, il Boudelaire dell’arpeggio, sua maestà Keith Richards, il chitarrista dei Rolling Stones: 73 anni a dicembre, una vita segnata da droga, alcool, sigarette, donne bellissime e notti insonni. E da assoli di chitarra entrati nella storia della musica. Comincia presto Keith Richards, sia con la musica sia con gli eccessi: a 14 anni già sa suonare alla perfezione i riff di Chuck Berry, e alla stessa età veniva cacciato dai Boy Scout per aver picchiato dei suoi compagni (oltre che per esser stato beccato con due bottiglie di whisky). L’incontro con Mick Jagger e Brian Jones, insieme ai quali darà vita al gruppo “The Little Blue Boy And The Blue Boys” (primo abbozzo di quelli che saranno poi i celeberrimi “The Rolling Stones”) gli darà l’opportunità di esplorare nuove sonorità, di sfondare col grande pubblico e di permettersi una vita come l’ha sempre sognata, e come la sognerebbe ogni rocker: spericolata. Di leggende sulle sue bravate ce ne sono a migliaia, come quella lo vuole intento a mangiare una barretta di mars dalle parti intime di Marianne Faithfull nel pieno di un’irruzione della polizia britannica nella sua villa in Sussex nel 1966, durante la quale i due, insieme a Mick Jagger, furono arrestati per il possesso di grandi quantitativi di Lsd. Ma più che le leggende impressionano i racconti di prima mano, raccolti dallo stesso chitarrista degli Stones nella sua autobiografia “Life” del 2010, un libro che è a metà tra l’essere la bibbia di un wannabe-rocker e una pesante testimonianza per il reato d’istigazione a delinquere.

In “Life” Keith Richards racconta i particolari più scabrosi e piccanti della sua incredibile esistenza, tra una serie (interminabile) di arresti, episodi in cui ha rischiato seriamente di perdere la vita (l’ultimo nel 2006, dopo esser cascato da una palma mentre tentava di arrampicarsi) e notti insonni passate tra orge, whisky e cocaina. Sono tante le storie memorabili da raccontare, tra strisce nascoste dietro gli amplificatori durante i concerti (“È iniziato tutto quando abbiamo messo dei nascondigli dietro le casse sul palco, in modo da poter farci delle righe tra una canzone e l’altra; una canzone, un colpo, era il patto tra me e Ronnie”) e dessert particolari (“Improvvisamente Keith dichiarò: “E adesso, il dessert!”. Mentre lo diceva, tirò fuori un grande sacco di cocaina e lo mise sul tavolo”, scrive nel suo libro l’ex moglie di Ronnie Wood, membro degli Stones, ricordando la volta che sua madre conobbe il chitarrista del gruppo.) Ma sono due gli episodi particolari che non possono non colpire l’attenzione del lettore: il viaggio che intraprese nel 1968 insieme a John Lennon, tra le città inglesi di Torquay e Lyme Regis, una tre giorni a base di acidi che i due apostrofarono qualche anno dopo quando si incontrarono di nuovo con un “ma cosa è successo in quel trip?”, e il suo particolare addio al padre, Bertrand, morto nel 2002. “Appena ho tolto il coperchio dall’urna, è caduta un po’ di cenere sul tavolo. Non potendolo semplicemente spazzare via, ne ho presa un po’ con il dito e ho pulito a modo mio. Ho aggiunto un po’ di cocaina e gli ho dato un’aspirata. Non ho saputo resistere..”.

Ora è dal 2006 che, stando alle sue parole, non tocca più nulla “ma solo perché la qualità della droga di oggi è bassissima”. Il vero e proprio prototipo del rocker, anzi, il rock puro, impersonificato in un corpo. Bill Hicks nel 1993 disse “il fatto che Keith Richards sia sopravvissuto a Jim Fixx, l’inventore del jogging morto a 52 anni mentre faceva jogging, è la prova che Dio esiste!”. E se nel 2016 la lista dei salutisti a cui il chitarrista degli Stones è sopravvissuto si è ingigantita a dismisura (“Tutti i medici che mi hanno curato mi hanno detto che se non avessi cambiato stile di vita sarei morto. Purtroppo tutti quei medici sono morti prima di me”), allora significa che Dio esiste davvero. Ed adora il rock.

Comments on Facebook
Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

Comments are closed.