#4International – La nostra intervista a LUKAS GRAHAM

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#4International – La nostra intervista a LUKAS GRAHAM

lukas

Nelle ultime settimane il singolo 7 years ha scalato tutte le classifiche scalabili, dallo streaming alle vendite passando per le radio, in praticamente tutto il mondo, ma chi è veramente l’artista danese Lukas Graham e cosa sappiamo di lui? Per rispondere a questa e a tante altre domande su uno dei più promettenti cantautori emergenti sul piano internazionale, la nuova rubrica #4International di Four Magazine ha avuto l’opportunità di incontrare per voi Lukas in compagnia della sua band, in occasione della loro prima visita promozionale in Italia della scorsa settimana. Ci avevano promesso una conferenza stampa con Graham e a presentarsi è tutto il gruppo, quindi la prima domanda da porre ci sorge spontanea: chi è o chi sono Lukas Graham? “Lukas Graham, sono io, è il mio nome, ma sono anche loro, la mia band (composta da Mark “Lovestick” Falgren alla batteria, Magnus “Magnúm” Larsson al basso e Kasper Daugaard alle tastiere), con cui suono ormai da tanto tempo, anche se la composizione è un processo mio e i testi sono molto introspettivi”.   Il giovane di Copenhagen ha una storia particolare alle spalle, che nasce dal quartiere di Christiania di Copenhagen, una delle più famose comunità hippie ancora attive, ed inevitabilmente influenza il suo percorso musicale, oltre che personale: “Penso che sia la vita in generale a dare un’influenza a quello che scrivi, per me scrivere canzoni è una libertà, una liberazione. Alcune persone pensano che trasmettere le tue emozioni ti faccia sembrare debole, mentre io penso invece che renda forti. Sono nato su un divano futon in casa dei miei genitori il 18 settembre 1988, sono cresciuto in un posto senza semafori o auto, in una comunità locale molto piccola, parlo ancora con tutti i ragazzi con cui sono andato all’asilo. La stampa scrive sempre cose brutte a proposito di Christiania, a scuola se succedeva qualcosa era sempre colpa mia, ma alla fine della giornata non me ne importa niente, io non ho niente da nascondere.” “7 Years” è un brano dal forte valore interiore, uno sguardo al passato e al futuro dedicato a suo padre, morto all’età di 61 anni. Ma in realtà l’intero secondo album, che verrà pubblicato in tutto il mondo il 1 aprile mentre Danimarca è già 4 volte disco di platino, esprime un talento naturale per canzoni oneste e toccanti, come testimoniano gli altri singoli Mama Said e You’re not there, suonate in chiave pop e molto orecchiabile, che le rendono un ascolto piacevole, spendibile sia in momenti leggeri che più riflessivi. “L’album è musicalmente il prodotto che volevamo, suona esattamente come volevamo che suonasse il nostro primo disco quattro anni fa, perché nel frattempo ci siamo migliorati. Quando abbiamo iniziato a lavorarci in America volevano che ci fossi solo io, ma ho comprato i biglietti dell’aereo anche per loro e ci siamo andati insieme, perché io ho i testi delle canzoni, ma non suono nessuno strumento, non posso produrre un album da solo. Siamo una band molto strana, perché quando una canzone è finita la portiamo in sala prove ed è lì che i ragazzi hanno maggiore influenza: la suoniamo qualche volta e poi torniamo di nuovo in studio. Se ascoltate l’album è molto su di me, ma quando siamo sul palco siamo un organismo collettivo e io non lo farei con nessun altro musicista, questo è sicuro.”

Aggiunge Magnus, il bassista della band: “Questo potrebbe essere l’esempio migliore di come crescere a Christiania abbia influenzato Lukas, questo senso di comunità molto forte e questa estrema lealtà che ottieni quando cresci in questa piccola comunità isolata al centro di una grande città come Copenhagen.” Essendo i lavori fin’ora creati da Lukas fortemente influenzati dal suo passato non propriamente conformista ed essendo anche il suo attuale presente non propriamente uguale a quello dei suoi coetanei, ci chiediamo cosa riserverà il futuro di questa promessa del pop: “Trovo l’ispirazione in quello che ho vicino. La parola ispirazione viene dal latino e significa riempito dallo spirito. Non sono una persona religiosa, ma mi piace questo modo di esprimere cosa significa l’ispirazione, e la puoi ottenere solo se riesci a raggiungere un certo silenzio nel tuo dialogo interiore. Sono molto triste di non riuscire a vedere il Duomo qui a Milano, perché una delle mie chiese preferite è il duomo di Colonia e ho sentito che il vostro è più grande e più bello. Camminare in una chiesa, in un museo, in un parco o su una montagna ti dà questo senso si essere piccolo, silenzioso, insignificante nel mondo, e quando hai questa sensazione che qualunque cosa fai non puoi cambiare nulla, è lì che la magia nasce, quando realizzi che qualsiasi cosa succeda oggi davvero non conta, tra 100 anni saremo morti e magari nessuno si ricorderà più delle canzoni quindi alla fine chissenefrega. Se ti impegni solo per scrivere una hit, quella hit la potrai cercare per tanto tempo, ma se scrivi qualcosa che tocca il tuo dialogo introspettivo sarà più facile. “7 years” è una canzone molto difficile da cantare dal vivo perché mi emoziona molto, ma è stato molto semplice scriverla.”

Prima di incontrarli eravamo stati avvertiti che il giovane danese avesse una grande parlantina, ma quello che ci colpisce maggiormente sono l’umiltà e la simpatia che rendono questi ragazzi così particolari e autentici. Sembra di fare una chiacchierata di quelle che nascono nel salotto di un ostello in giro per l’Europa durante l’interrail o tra vicini di tenda ad un festival di musica piuttosto che con una band che ha toccato i vertici della Billboard Hot 200 la sera prima: “Non importa se vinci, se ottieni successo, vedere il mondo è anche una parte consistente di tutto questo. Quando torneremo a casa, avremo comunque vinto perché stiamo facendo cosa sognavamo di fare. Diventare famosi non è mai stata la ragione per cui abbiamo iniziato a fare musica, facciamo solo quello che abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo. Tutto questo è molto strano per noi, perché al momento va tutto così veloce che ci dobbiamo adattare ogni giorno ad una nuova situazione. Non dico che non sia una bella cosa, ma è strano, anche i problemi sono diversi adesso: se prima pensavo che dovevo condividere la stanza con uno che russava, adesso il problema più grande è che in hotel non abbiano il mio prosciutto preferito per colazione. La frase “first world problem” è qualcosa che ci diciamo spesso tra di noi attualmente! Quello che sta cambiando non siamo noi, ma la percezione della gente. Non siamo il tipo di ragazzi che si fa prendere da queste cose, però se fossi stato da solo sarebbe stato molto più difficile rimanere normale. Tra di noi invece possiamo ricordarci costantemente chi siamo. Ricordate quando eravate bambini un giorno poteva durare quanto una settimana, poi durante l’adolescenza i giorni diventano veloci? Ecco,per noi sono tornati ad essere lenti.” Non sapremmo dire se sia lo stile di vita di Christiania o più in generale la cultura molto aperta tipica del Nord Europa, ma quel che è sicuro è che vale la pena tenere d’occhio questo ragazzo certo fuori dal comune e con molte cose da dire, e sicuramente noi non vediamo l’ora che torni a trovarci nel nostro paese: “Il nostro tour americano di aprile è quasi sold out, quello inglese anche, ma stiamo cercando di venire a suonare anche in Italia a giugno. Prima di diventare famosi, volevamo diventare grandi in Francia, Giappone e Italia per la cultura del cibo! La maggior parte delle persone vengono a Milano per la moda..noi siamo venuti per il prosciutto e il buon vino!” E noi qui vi aspettiamo già a braccia aperte con un calice in mano.

Per amanti di: Coldplay, Justin Bieber, Ed Sheeran

Top 3: 7 Years, Better Than Yourself, Mama Said

In playlist con: Zara Laarson, James Bay, Shawn Mendes

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Beatrice Costanzo
Beatrice Costanzo
Vita a Milano e cuore oltremanica, potete trovarmi con i fiori tra i capelli ad un festival indie, a scattare selfie con gli artisti che intervisto o sul prossimo aereo che mi porterà in giro per il mondo per un nuovo tour. Amo scrivere, creare playlist di band sconosciute e cambiare colore di capelli ispirandomi alle mie blogger preferite.

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