#4talents: Ilaria Rastrelli, “Sono libera e la musica lo sa”

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#4talents: Ilaria Rastrelli, “Sono libera e la musica lo sa”

maxresdefaultIlaria Rastrelli è il talento genuino che con la sua voce dolce ha conquistato la finale dell’ottava edizione di X Factor. A colpi di performance intense (ricordate la sua Giudizi Universali? Non per niente Samuele Bersani in persona, autore del pezzo, si è scomodato per farle i complimenti) la giovane Ilaria ha conquistato il pubblico. Poi, in finale, un inedito (My Name) tra i migliori della storia di X Factor, che è classico e maturo, ma riesce anche a rispecchiare i suoi (ex) sedici anni. Un EP subito dopo il talent e quest’anno la proposta di un nuovo brano, Parlo al vento, per Sanremo Giovani. Ilaria è una ragazza che ha attraversato il talent con grande classe e dignità, rimanendo sempre fedele al suo animo sensibile, e che sicuramente troverà una sua strada nella musica.

Il talent, si sa, può essere un’arma a doppio taglio: può aiutare, ma anche fare dei danni. Partiamo da qui: la cosa più bella che ti porti dietro da X Factor e invece qualcosa che non ti è piaciuto?

I: Ci sono tante cose belle che X Factor mi ha lasciato: le bellissime amicizie, le fondamentali conoscenze, finalmente la sicurezza, e soprattutto mi ha fatto venire a conoscenza di un mondo, di particolari, di modi di fare, in maniera molto rapida. Probabilmente se avessi scelto di non fare un talent ma di provare ad entrare nella musica in altro modo, ci avrei messo anni per capire come funziona il tutto. Invece in un anno poco più, per di più da neo diciottenne, posso dire di aver capito tanto del mondo della discografia e della musica in Italia in generale. Ma non lo commento! La cosa che, adesso, posso invece dire non essermi piaciuta molto del Talent, è il nome e cosa ne comporta. Probabilmente a vita mi porterò dietro la targhetta terza classificata ad X Factor 2014, e la cosa potrebbe passare anche in secondo piano, se non avesse conseguenze decisive sulla mia carriera. A volte questi nominativi non piacciono al pubblico, e non solo a lui.

Intendi che hai paura di essere presa meno sul serio con questa etichetta addosso? Dal pubblico e dalla discografia?

I: No, non meno sul serio, solamente che non a tutti piacciono i talent e tutto ciò che ne fa parte.

Una delle accuse che si fa ai talent è che siano più televisione che musica. Per te che lo hai vissuto, quanto è musica e quanto è televisione?

I: Di talent ce ne sono tanti e io ne ho conosciuto solo uno, ma credo si possa dire 50 e 50. Alla fine, quando non c’erano le telecamere, passavamo tutti i giorni ad esercitarci, provare le canzoni, i costumi, le scene, lo stare sul palco. Era impegnativo e lo vivevamo a pieno. Insieme a tutto questo però ci aspettava sempre una telecamera al ritorno per raccontare tutto quanto. Io, come forse anche altri, avevo preso quei momenti per farmi conoscere meglio e presentarmi alle persone per quella che ero, ma non ci davo troppo peso. Ho voluto prendere parte del programma perché volevo affermarmi nel mondo della musica, e per farlo credo ci voglia la passione ed il talento: la simpatia e le strategie non dovrebbero influire. Credo si faccia questo tipo di critica ai talent perché a volte sia chi sta dietro la telecamera, sia chi ci sta davanti, punta molto sul personaggio e poco sulla sostanza. Ormai le persone se ne stanno rendendo conto.

Come è cambiata la tua vita dopo X Factor, se è cambiata?

I: È cambiata, e il cambiamento rimarrà tale per sempre, perché sono cambiata io. Avevo sedici anni e non sapevo niente del mondo né di dove voler andare a parare davvero, sapevo solo che per vivere volevo fare musica. Questa mia forte convinzione mi ha permesso di arrivare fino alla fine e mi ha fatto rimanere la persona che ero. Però sono cresciuta, parecchio, e mi sono allo stesso tempo tanto rafforzata e tanto indebolita. Appena uscita dal programma sembrava tutti fossero impazziti, e per quanto possa sembrare una cosa bella, non è una cosa sana. Le cose però sono andate piano piano scemando fino ad arrivare ad ora, dove ho raggiunto una discreta stabilità. Magari le persone non mi fermano più così spesso per la strada, ma io mi sento più spensierata e felice, anche se devo ammettere che non è stato facile digerire questa situazione all’inizio.

La musica nella tua vita: lavoro o solo una passione? Dedichi una specifica parte delle tue giornate a scrivere o quando l’ispirazione chiama, rispondi?

I: Io sono convinta che tutti dovrebbero fare come proprio mestiere qualcosa che li appassiona: non è così impossibile. Io voglio farlo assolutamente, anche perché sono una di quelle persone che se fa qualcosa che non le piace, allora sbaglia. Devo fare quello che mi piace e lotterò fino alla fine per questo. Quindi alla tua domanda rispondo che la musica nella mia vita è sia una passione che un lavoro. Anche perché quando una cosa ti piace, spesso ti senti proprio in dovere di farla, anche solo per stare bene. Sono una che non ha schemi, in niente, quando ho voglia di fare musica la faccio, quando mi viene un’idea la butto giù, ci sono anche giorni in cui non ci penso proprio ed altri in cui potrei scrivere tre album interi. Dipende dal mio umore, dal tempo, da cosa mi capita, da tante cose: sono libera e la musica lo sa. Riusciamo spesso a trovare una via di mezzo giusta per entrambe.

Nel tuo EP troviamo le tue personalissime interpretazioni di brani di Samuele Bersani, Vasco Rossi, Coldplay, Bruce Springsteen… sono questi gli artisti in cui ti rivedi? A distanza di due anni, quali aggiungeresti?

I: No, assolutamente! Da ignorante quale ero (e ancora sono oggi), non conoscevo Samuele Bersani e Bruce Springsteen solo di nome… Lo so, lo so! Vasco invece mi piace, i Coldplay da impazzire, e già conoscevo entrambi prima di X Factor. Alla fine non credo di avere artisti in cui mi rivedo, prendo ispirazione da tanti artisti diversi, da tanti periodi storici diversi, ma anche solo da persone “comuni” diverse. Il genere che più mi piace è rock anni ’70, credo pagherei per poter morire e rinascere in quel mondo musicale e sociale, ma alla fine mi piace un sacco di musica, cerco sempre di conoscere nuovi artisti e nuovi generi e mi sto avvicinando molto al nuovo indie. Dato che voglio sia il mio lavoro, devo essere informata e aggiornata!

La canzone che avresti voluto scrivere, l’album che avresti voluto incidere, ultimo concerto a cui sei stata!

I: Album che avrei voluto incidere dico la prima cosa che mi viene in mente, Rumors dei Fleetwood Mac, che bellezza. Ultimo concerto è di Novembre, all’Alcatraz: Josè Gonzalez. Concerto, atmosfera e artista tutto spettacolare, se ci penso bene riesco a sentire le stesse sensazioni ancora. La canzone… questa è troppo difficile, sono più che sicura mi pentirei di cosa potrei dire!

Hai seguito Sanremo quest’anno? Il tuo podio ideale tra i campioni? E il tuo vincitore ideale nella categoria giovani?

I: Purtroppo non ho seguito Sanremo, non sono una grande fan, ma quando posso ascolto qualcosa. Dei giovani ho davvero sentito poco e niente, ma tra i partecipanti c’era un mio amico, Mahmood, grande artista e bellissima persona. Sono strafelice per lui, ma mi è molto dispiaciuto non sia riuscito a raggiungere una posizione più alta! Mentre tra i big non saprei davvero, non ho avuto modo di ascoltare molto. Mi è molto piaciuta Noemi, Francesca Michielin.

Non hai seguito Sanremo con attenzione però ci hai provato anche tu quest’anno (a partecipare) con un brano molto particolare: Parlo al vento.

I: Ho provato a rientrare nella categoria Nuove Proposte ma non ci sono riuscita: non dico di esserne felice, ma neanche triste. Non faceva per me. Anche solo provarci è stata un’esperienza, mi è piaciuto. Il brano è stato un parto, e sono felice di non averlo portato su un palco così importante, non mi sarei sentita sicura come probabilmente avrei dovuto.

Perché un parto? Se dovessi raccontarci di cosa parla?

I: Parla della me di prima e quella che sono adesso, una lotta interna tra passato e futuro e su quale strada sia più giusto percorrere. Probabilmente era troppo ambiziosa per il tempo datomi a disposizione.

#4meaning Facciamo un piccolo passo indietro: Morgan, commentando il tuo inedito My Name, ha detto che è una di quelle canzoni che le si ascolta una volta ed è come se fossero sempre esistite e quasi ci si chiede: possibile che nessuno l’abbia scritta prima d’ora? Non potrei essere più d’accordo di così. La frase che mi ha colpito di più del testo è: “The apple don’t fall far from the three, but from what I know God make the wind”. Puoi spiegarci cosa significa per te?

I: Ci ho messo quasi un anno a scrivere questa canzone, e al contrario di prima, è stato molto piacevole scriverla e scoprirla. Credo Morgan sia stata un po’ esagerato con i suoi complimenti, ma non nascondo mi si riempia il cuore ogni volta ci ripenso. Nella frase che hai citato è racchiuso tutto il senso della canzone. Sono cresciuta in un paesello dimenticato da Dio, circondata da una mentalità rimasta qualche decennio addietro, dove se nasci nel paese rimani nel paese, come hanno fatto i miei genitori, i miei nonni, i miei vicini e come probabilmente faranno i miei coetanei. Fortunatamente, però, sono diversa dalle persone vicine a me ed ho capito una cosa: se si vuole qualcosa, lo si ottiene. Non importa la condizione in cui ci si trova, se uno crede in un sogno non può esserci alcuna situazione, persona, o legge fisica che può impedirgli di realizzarlo! Ed è questo che mi sono ripetuta sin da piccola: io voglio fare musica! L’universo ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno se gli dimostriamo di tenere davvero a quel sogno. E posso dirvi che è vero perché a me, comunissima adolescente come tante altre, è successo.

Dopo il tuo (fantastico) inedito a X Factor e la proposta per Sanremo giovani hai lasciato molte persone con la curiosità di sentire qualcosa di più: c’è qualcosa in cantiere?

I: Assolutamente! C’è un sacco di roba in cantiere e sono più curiosa io di sentirla che voi! Ci è voluto e ci vorrà ancora un po’ ma voglio sia tutto come voglio io e come ho sempre voluto io. Preferisco aspettare e far uscire fuori qualcosa degno di nota che fare tutto di fretta e furia tanto per cavalcare l’onda del successo ed essere dopo qualche mese dimenticata. Sarà bellissimo!

Concludiamo l’intervista con questa bella energia e carica!
L’ultima cosa che ti chiediamo é un saluto per i lettori di Four Magazine!

Ciaaaaao! Belle cose e bella musica a tutti!

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Manuel Malavenda
Manuel Malavenda
A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Ecco perché scrivo da sempre: per confondermi con le parole, immaginare cose che non si possono vedere e raccontare cose che si possono solo sentire. Come la musica. Ho una pagina Facebook dove parlo della bellezza, perché è di questo che dovremmo riempire le nostre vite: di bellezza.

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