The Neighbourhood: all’ Alcatraz di Milano, come sono stati?

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The Neighbourhood: all’ Alcatraz di Milano, come sono stati?

E’ un mercoledì sera come un altro in quel dell’Alcatraz di Milano il 9 marzo 2016 e a calcare il palco del famoso locale di via Valtellina 25 questa sera sono i californiani The Neighbourhood, al loro primo concerto italiano in assoluto, inserito nel tour europeo di presentazione del nuovo album Wiped Out!.

Mi aspetto grandi cose da questa band, ne ho sentito parlare benissimo, ma, se devo dire la verità fin da subito, le mie aspettative non vengono completamente soddisfatte.
Non saprei dire se quello che manca stasera sia l’energia, poiché l’atmosfera da grande occasione la percepisco fin dal mio ingresso nel club, ufficialmente sold out anche se a mia opinione un po’ troppo “vuoto”, tra la folla di fan accorsi da ogni parte d’ Italia per non perdersi l’unica data del gruppo nel nostro paese, ma sento che qualcosa di importante non c’è, quel quid in più che mi fa godere dell’esibizione senza farmi volare la mente altrove.

Questa sensazione si attenua un po’ quando entra in scena la band di apertura, i newyorkesi MOTHXR, che mettono in scena per una quarantina di minuti un ottimo show, un mix tra synth e grunge, pop e new wave anni ’80 che coinvolge molto il pubblico. Sembra soprattutto il frontman avere una forte attrazione sui presenti e non passa molto infatti prima che mi accorga che quel viso che mi sembra stranamente conosciuto, nonostante sia la prima volta che sento questa band, al di là di una vistosa somiglianza al leader degli Strokes Julian Casablanca nelle movenze, sia infatti quello di Gossip Girl in persona Dan Humphrey (ops, questo era uno spoiler se non avete mai visto il finale della serie tv!), interpretato dall’attore e cantante Penn Badgely, leader di questo gruppo americano formatosi nel 2014 e al loro debutto discografico nel 2016 con Centerfold.

Terminato il set di apertura, in attesa che gli altri americani della serata inizino la propria esibizione, mi prendo un attimo di tempo per dare un’occhiata al pubblico, un target che mi sembra davvero molto vario: si va dalle coppiette agli onnipresenti hipster, qualche genitore qua e là e tanti gruppetti di ragazzine iperagitate e un po’ brille, senza tralasciare la presenza di qualche famosa youtuber italiana più che altro intenta ad aggiornare i propri profili social. La normale fauna dei concerti milanesi insomma.

Sono da poco passate le 21.30 quando finalmente vediamo i ragazzi di Los Angeles prendere posto sul palco, per la cronaca quello piccolo dell’ Alcatraz, e ad incantare tutti è fin da subito il cantante Jesse Rutherford, in scintillante camicia nera di paillettes aperta per metà, tra cui si intravedono i numerosi tatuaggi.

Il primo brano in scaletta è Greetings from California, tratto dal nuovo lavoro in studio Wiped Out! pubblicato lo scorso ottobre, e tutto il set sarà un susseguirsi di brani provenienti da questo e dal disco d’esordio, I Love You del 2013, a sua volta contenente pezzi tratti dai precedenti 3 ep I’m Sorry…, The Love collection e Thank You.
Lo stile della band si può definire genre-crossing, un ibrido in chiave indie rock contenente dall’elettronica all’ atmosferica, beat hip hop e melodie r&b.

Senza dubbio è la voce potente del frontman a farla da padrone e a non mancargli sono anche fascino ed un po’ di ambiguità, ma per quanto riguarda carisma ed empatia con gli spettatori stasera proprio mi sento di dare, a malincuore, un grande “non classificabile”. Se tralasciamo un attimo a circa metà concerto in cui Jesse chiede di fermare la musica per lanciare un “grazie per essere venuti comunque”, e qualche “thank you Milano” accennato in chiusura, sono davvero pochi i momenti di vera intera interazione e il risultato che ne deriva è uno show piatto, standardizzato, monocromatico. Non è un caso infatti che l’amica che è con me, una grande fan della band nella dimensione “in studio”, mi dica che secondo lei il live sia invece la dimensione in cui rendono meno, non permettendo loro di esprimere al meglio il visual bianco/nero che caratterizza i loro video e la loro concettualità. Aggiungiamoci anche un’acustica non proprio perfetta ed un palco privo di grandi effetti di luci e grafiche, e purtroppo quello che otteniamo non è proprio il concerto del secolo, anche se cerco di godermelo e ballare il più che posso lo stesso.

Apprezziamo lo sforzo dunque ed inizio a scaldarmi veramente solo quando siamo ormai giunti agli ultimi brani in scaletta, Let It Go e Warm, e soprattutto Sweater Weather, il più grande successo del gruppo che li ha lanciati nel 2011, e l’ultimo bellissimo singolo RIP 2 My Youth, che chiude il live dopo 16 pezzi per nemmeno un’ora e mezza e senza encore. Ci rimango un po’ male, perché sembra stranissimo chiudere un concerto così di netto, ma forse è soltanto perché ormai non sono più abituata a quei concerti da “star” che concedono e si concedono poco ai propri fan, lasciandosi dietro sempre un alone di mistero. Lo accetto, però spero di riuscire a rivederli quest’estate ad un festival, per esempio il celeberrimo inglese Reading Festival a cui prenderanno parte a fine agosto, perché sono proprio curiosa di sapere quale sia il loro approccio ad un pubblico ed un ambiente completamente diversi come una situazione estiva e all’aperto, perché sono sicura che quando una band mi piace non mi sbaglio. In fondo la serata sbagliata capita a tutti prima o poi, e comunque sarei contenta ed onorata di rivederli ancora nel nostro paese, possibilmente nella serata giusta. Per ora mi rimangio il “non classificabile” per un ben più magnanimo “rimandati”, però spero che non mi deludiate la prossima volta.

SCALETTA COMPLETA:

Greetings From Califournia

Prey

Jealou$y

Baby Came Home

Female Robbery

Wires

Daddy Issues

Wiped Out!

Afraid

Baby Came Home 2

Cry Baby

WDYWFM

Let It Go

Warm

Sweater Weather

R.I.P. 2 My Youth

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Beatrice Costanzo
Beatrice Costanzo
Vita a Milano e cuore oltremanica, potete trovarmi con i fiori tra i capelli ad un festival indie, a scattare selfie con gli artisti che intervisto o sul prossimo aereo che mi porterà in giro per il mondo per un nuovo tour. Amo scrivere, creare playlist di band sconosciute e cambiare colore di capelli ispirandomi alle mie blogger preferite.

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