Il concerto a metà dei Kodaline che ha convinto il pubblico.

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Il concerto a metà dei Kodaline che ha convinto il pubblico.

kodaline_03I Kodaline approdano a Bologna per la loro seconda data italiana, dopo il successo all’Alcatraz di Milano. Un’ora di ritardo, un pubblico vivace (anche grazie alla performance della band di supporto, i LA), i tecnici che hanno finito di sistemare il palco da un po’ di minuti: tutto è pronto per il grande inizio. Si fanno aspettare, ma alla fine le luci si spengono e la musica inizia. Ready ha il compito di aprire il concerto e il pubblico sin dalle prime battute non si risparmia: balla, canta e partecipa. Steve Garrigan, il cantante, si dimostra da subito disponibile e giocoso: afferra a turno alcune videocamere delle prime file per filmarsi mentre canta e restituirle ai proprietari. Bastano poche note di Way back when per respirare aria di Irlanda, terra madre della band. In sole due canzoni il frontman ha già esortato più volte il pubblico ripetendo il nome di Bologna e incitandolo a battere le mani a tempo. Si prosegue con One Day e Lost. In quest’ultima è evidente l’impronta elettronica che caratterizza i brani del nuovo album e che regala una buona dose di dinamicità al concerto: si passa dall’acustico, all’elettronico, al rock, sempre mantenendo una certa identità. Dopo quattro canzoni diventa palese una cosa: gli arrangiamenti di tutte le canzoni ne escono meglio dal vivo che su disco, sono più coinvolgenti e le canzoni hanno un’anima più nitida. Quello che, però, è ancora più palese, è che la voce non è in grado di valorizzare questi arrangiamenti e di sostenerli. La performance vocale è il punto debole del live, instabile durante l’intero concerto e caratterizzate da parecchie (troppe) stonature. Mi sento nella posizione di spezzare una lancia a favore di Steve Garrigan che sicuramente non è stato al massimo delle sue potenzialità a Bologna (Febbre? Calo di voce? Non ci è dato sapere), ma che in altre occasioni ha dimostrato di essere un ottimo cantante. Nonostante la difficoltà nel raggiungere e tenere le note, continua ad intrattenere il pubblico e dare tutto quello che può, senza risparmiarsi. Tra vecchi successi (High Hopes, Brand New Day) e brani nuovi (Autopilot) si arriva a The One, una delle canzoni più apprezzate dell’ultimo album. “Questa è una canzone scritta per un amico che si è sposato. Ci eravamo dimenticati di comprargli il regalo, ma gli abbiamo scritto questa canzone… deve essergli piaciuta perché non ci ha cacciato via dalla festa” questa l’introduzione, prima di un’esecuzione che emoziona tutto l’Estragon per la sua dolcezza. Il concerto prosegue in un continuo alternarsi di brani del primo e secondo album e più li si ascolta, più si capisce anche che alla fin fine non hanno così tanto a che fare con i Coldplay (il loro ultimo album, Coming up for air, era stato definito una brutta copia di Ghost Stories dei Coldplay), ma che hanno una loro precisa identità. Love like this diverte grazie all’armonica, Honest colpisce con la sua potenza, Love will set you free chiude il concerto con un fantastico outro che vede gli strumenti smettere di suonare uno ad uno, fino a quando l’unico strumento che continua a suonare è il pubblico che a gran voce chiede il bis. I Kodaline tornano sul palco per regalare ai fan altri due pezzi e salutarli definitivamente con la famosa All I want (un ragazzo alza un cartellone: “Tomorrow I have an exam, All I Want is to pass it” che diverte la band).

Un’ora e mezza scarsa di concerto che, purtroppo, lascia un senso di incompiuto, come fosse stato un concerto a metà: con una voce al massimo delle sue potenzialità, sarebbe stato un live costruito alla perfezione, capace di immergere in un’atmosfera quasi onirica e allo stesso tempo piena di energia. Li aspettiamo in Italia per un’altra data, per il riscatto che si meritano.

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Manuel Malavenda
Manuel Malavenda
A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Ecco perché scrivo da sempre: per confondermi con le parole, immaginare cose che non si possono vedere e raccontare cose che si possono solo sentire. Come la musica. Ho una pagina Facebook dove parlo della bellezza, perché è di questo che dovremmo riempire le nostre vite: di bellezza.

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