LA VITA ACCANTO

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LA VITA ACCANTO

Io sono brutta. Proprio brutta. Da piccole, le bambine pensano di poter diventare qualsiasi cosa: principesse, dottoresse, ballerine, attrici. Una bambina brutta sa di essere sempre e solo brutta. A volte pensa che esiste un lavoro che da grande potrà fare stando nascosta in casa…”. La bruttezza è il pozzo da cui Rebecca deve risalire e lo fa scegliendo la disciplina, il rispetto degli altri, il “sottovoce”: “È un esistere sempre in punta di piedi, sul ciglio estremo del mondo”.

La scena si sviluppa in un unico ambiente e sul palco c’è una sola grande interprete, l’attrice Monica Menchi, che dà vita ad una vera e propria trasformazione. Come una crisalide che diviene farfalla, Monica si trasforma in Rebecca, una bimba che ci prende per mano e ci guida nella sua vita, dall’infanzia passando per l’adolescenza fino ad approdare all’età adulta. Un testo che ha commosso e conquistato già i suoi lettori, ci racconta di una ragazzina che nasce irrimediabilmente brutta e subisce su di sè tutte le fasi del rifiuto, a partire dalla sua famiglia, borghese altolocata che ignora e abbandona la piccola, senza una guida e senza nessun aiuto, al massacro dei suoi compagni di scuola. Eppure Rebecca troverà nel suo talento da musicista la rivalsa della vita per divenire farfalla e accettarsi finalmente come una persona “bella”.

 

Nelle note di regia, Cristina Pezzoli ci tiene a sottolineare come: “un’epoca in cui l’apparire ha seppellito l’essere, in cui “photoshoppare” visi e corpi è la regola che si impone per correggere e falsificare ogni minima imperfezione del corpo umano. Mettere in scena la bruttezza come metafora, conservarne il mistero, non banalizzare rendendo realisticamente “mostruosa” la protagonista, è un compito non piccolo poiché tutto quello che accade nel romanzo di Maria Pia Veladiano e nella efficace riduzione teatrale di Maura Del Serra, ruota intorno a questa condizione. La letteratura e la poesia possono far vedere solo dicendo, il teatro deve far vedere anche agli occhi. L’invenzione della bruttezza sarà dunque il nostro punto di partenza, il cambio dello sguardo del pubblico alla fine del racconto, ci auguriamo sia il punto di arrivo”.

 

 

 

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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