The Maccabees, il grande indie rock al Fabrique

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The Maccabees, il grande indie rock al Fabrique

themaccabees_mikemassaro_diy_20150803_2047x1365Ci siamo, il grande giorno è arrivato! Mercoledì 3 febbraio, Milano, unica data italiana dei The Maccabees, una delle migliori band indie inglesi in circolazione, caratterizzati da un sound blues rock e una forte personalità, che mancano dal nostro paese da quasi 3 anni.
Quando poco prima delle 20.30 entro al Fabrique però la situazione che mi appare davanti è un po’ desolata. Era da molto tempo infatti che non vedevo il club di via Fantoli così vuoto e me ne dispiaccio, ma allo stesso tempo mi riprometto che sia solo colpa del tipico ritardo italiano e prima dell’entrata in scena dei protagonisti il locale si riempirà. In fondo, sono sicurissima che ne valga la pena e che anche questa volta i ragazzi londinesi metteranno in scena un grandissimo show. Prendo posto tra le prime file e nel frattempo è già ora dell’opening act della serata, Johnny LIoyd, l’ex cantante dei Tribes, band scioltasi nel 2013 dopo soli 3 anni di attività, che sale sul palco con una nuova formazione pronto a scaldare il pubblico italiano.
Conosciuto fino a poco tempo fa con il nome solista di SON, l’artista originario di Camden Town con le sue melodie rilassate tra l’indie rock e il folk ed una voce che ricorda molto quella del cantautore americano Ryan Adams riesce a conquistare già dai primi minuti di performance i fortunati presenti. A colpirmi particolarmente sono Happy Humans, suo brano più recente, e Pilgrims, che dà il titolo all’ep uscito lo scorso anno, entrambe caratterizzate da un sound ricercato dal gusto tipicamente britannico ed un’ottima energia live, non sempre così scontata da trasmettere quando nessuno, o quasi, tra la folla conosce le tue canzoni. Un’ottima scoperta dunque, di quelle che non solo fanno trascorrere velocemente l’attesa per il gruppo della serata, ma che lasciano anche la voglia di continuare ad ascoltare quella musica una volta tornati a casa.
Nel frattempo il pubblico sta iniziando ad aumentare e qualche minuto dopo le 21.30, quando le luci si spengono per annunciare l’arrivo della band, la sala è piena e trepidante.
Ad aprire le danze del quintetto è Marks to prove it, brano che dà il titolo al loro ultimo, quarto album in studio uscito lo scorso 21 luglio 2015, appena un mese prima della gloriosa performance sul main stage del prestigioso Reading Festival davanti ad una folla immensa.  Da qui in poi la scaletta sarà tutto un susseguirsi di pezzi nuovi, tra tutti la bellissima Kamakura e nuovo singolo Spit It Out, attesissimo, alternati ai grandi successi degli album precedenti, tra cui Love You Better, X-Ray e Wall Of Arms.
I momenti più emozionanti e coinvolgenti si rivelano essere Precious Time, dedicata ai fan italiani dall’esuberante e simpaticissimo chitarrista Felix White, che si dimostra, come tutti i suoi colleghi del resto, molto entusiasta della risposta che arriva da sotto al palco, oltre ad Hearts That Strangle, in cui a prendere il posto del frontman Orlando Weeks alla voce è Hugo, fratello minore di Felix oltre che altro chitarrista (e vero “bello e dannato” del gruppo).  A chiudere il set prima dell’encore è Something Like Happiness, che da quest’estate abbiamo visto in rotazione fissa sul canale cult per gli amanti della musica Mtv Rocks, ma live è davvero tutta un’altra cosa! Classe ed energia allo stato puro.
Dopo una breve pausa, e qualche birra da buoni inglesi, i cinque (più una bravissima corista e pianista) tornano sul palco per chiudere un concerto davvero di grande qualità, sia musicalmente che per quanto riguarda il  divertimento, nel migliore dei modi, con le celeberrime Toothpaste Kisses e Pelican, su cui possiamo scatenarci per l’ultima volta prima di salutare i ragazzi, che ci ringraziano davvero molto calorosamente, “perché questa è la migliore audience che abbiamo mai avuto in questa parte del mondo”.
Tutti molto felici quindi, e appena si riaccendono le luci a noi, o almeno a me, l’allegria e la grande musica che hanno saputo portare sul palco milanese questi “Maccabei” (ebbene sì, stavo quasi per scordarmi di menzionare l’origine del nome del gruppo, trovato a caso sfogliando la Bibbia pur non dichiarandosi religiosi) mancano già, e spero che non passi così tanto tempo prima di poterli di nuovo su un palco italiano.
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Beatrice Costanzo
Beatrice Costanzo
Vita a Milano e cuore oltremanica, potete trovarmi con i fiori tra i capelli ad un festival indie, a scattare selfie con gli artisti che intervisto o sul prossimo aereo che mi porterà in giro per il mondo per un nuovo tour. Amo scrivere, creare playlist di band sconosciute e cambiare colore di capelli ispirandomi alle mie blogger preferite.

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