Rent il Musical: Love makes a family

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Rent il Musical: Love makes a family

In un’Italia le cui istituzioni fanno orecchie da mercante per ciò che concerne i diritti civili, ecco che la cultura ci viene in soccorso dando voce alle tante, troppe persone prive della possibilità di costruirsi una famiglia con chi meglio credono. Con perfetto timing dunque, in scena ieri al Teatro Brancaccio (ahimé data unica) Rent il Musical, con traduzione e adattamento italiano di Alessandro Vivona, con la regia di Gisella Calì e, con licenza del MTI di New York, la Gilda dei Bohemiens diretta da Giorgio Maddalena che ne cura anche la produzione esecutiva per Dafni Spettacoli.

Opera rock basata sulla La bohème di Giacomo Puccini, riproduce perfettamente l’atmosfera sovversiva e bohémienne della “Lower East Side” di New York di metà anni ’90, quando l’AIDS era la principale causa di morte, e arte e ribellione sociale erano il motore trainante dei giovani dell’Alphabet City.

Uno spettacolo fortemente voluto e amato, in primis, dai propri interpreti: raramente infatti ho avuto l’occasione di vedere tanta passione unanime trasmettersi ad un caloroso pubblico disposto a perdonare qualche problemino tecnico nel primo tempo, che ha reso purtroppo meno potente qualche passaggio vocale. Ottimi gli ensemble canori coadiuvati da movimenti di scena energici, volti a coprire l’intero spazio di azione nelle sue molteplici dimensioni (particolarmente efficace quindi la scenografia con le impalcature).

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Un cast numeroso ed azzeccato con la direzione di Rosy Messina, capace di esaltare le peculiarità vocali anche degli interpreti minori fino alla fine, all’ultimissimo pezzo di chiusura accompagnato da un video con filmati di backstage e di servizio (Pirellone con scritta “Family Day”, di contro le manifestazioni per i Diritti Civili, l’amore in ogni forma), perfettamente in linea con uno spettacolo scritto 20 anni fa e ancora sorprendentemente attuale.

Personaggi moderni, ben scritti e interpretati con convinzione, in particolare segnaliamo l’Angel di Salvador Axel Torrisi, e Roger e Mark rispettivamente messi in scena da Giuseppe Verzicco e Matteo Volpotti. Nota di merito va anche alle voci femminili protagoniste: Giovanna D’Angi (Joanne) – bellissimo “Il tango di Maureen” del duetto Volpotti-D’Angi – , Natascia Fonzetti (Maureen) e Arianna Galletti (Mimì). Convincono anche il Benny di Enrico Sortino e il Collins di Roberto Rossetti.

Sono umanità fragili, borderline, con sogni da realizzare e lotte ingrate verso mali spesso inestirpabili. Qualcuno può farcela, altri lasciano dietro di sé il ricordo, l’esempio e un grande insegnamento: la famiglia non è naturale, la famiglia è un’istituzione e spesso è più giusto scegliersela. Famiglia è ovunque ci sia amore. In Rent ieri era di scena.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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