Abbiamo incontrato Arisa prima della sua quinta partecipazione al Festival di Sanremo

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Abbiamo incontrato Arisa prima della sua quinta partecipazione al Festival di Sanremo

ARISA-Cover-Febbraio-14-11_061 333Un nuovo album per Arisa, quattro edizioni del festival alle spalle e la voglia di rimettersi in gioco per la quinta volta. Si apre con noi negli studi della Warner. Spontanea come sempre, passa dalla musica alla letteratura per poi parlare di viaggi e perché no, anche della sua ossessione/passione verso i social network. Di Sanremo dice “cast bellissimo composto da persone che hanno fatto della musica una ragione di vita e che coglie occasioni di ritrovo come questa per divertirsi”.

Da grande amante della musica italiana fa il tifo per Patty Pravo che dimostra a tutti come la vita e la musica non siano dettati dalla età che passa. Citando come esempio la Francia, afferma che la musica italiana va tutelata, poiché dietro ad ogni canzone è nascosto un piccolo tesoro, e questo piccolo tesoro lei sembra portarselo sempre con sé, senza mai dimenticarsene. Intona versi delle canzoni a cui è affezionata, selezionando vari artisti (Pino Daniele, Lucio Dalla, Venditti, Battiato, Baglioni, Concato, Pausini, Jovanotti…); sembra seguire un ordine alfabetico e giunti alla D, afferma che De André è sempre stato troppo colto per lei.

Se dovessi scegliere tu una canzone in questo disco che tra 50 anni ascolteremo ancora, quale sarebbe? Sarebbe “Guardare il cielo”.

Brano che successivamente spiegherà essere la sua ragione di ritorno nel palco dell’Ariston. Dall’ultima performance in veste di artista in gara si sente più libera, non si fa più opprimere dai pensieri e si dispera meno. Difatti, come anche il testo suggerisce, guardare il cielo aiuta l’uomo a ridimensionarsi, a rendersi conto di quanto sia piccolo rispetto all’immensità dell’universo e a capire che i problemi si possono risolvere o addirittura essere considerati un dono. “Continuerò a fare musica solo se avrò cose da dire, e Guardare il cielo rappresenta per me una canzone da far arrivare a più persone possibili, perché io ci credo e penso che quando si crede in qualcosa bisogna dirla. […] Ho messo molto tempo per cantare la canzone, adesso è arrivato il momento perché finalmente ho potuto testarla sulla mia vita, dandomi molta forza. […] Volevo crederci, e questo è già qualcosa… può essere un rischio, ma nella vita il viaggio non è sempre lo stesso, se sarà un rischio vorrà dire che nella vita dovevo fare altro”.

Cosa ti ha spinto a guardare il cielo in particolare? Una lunga vacanza in Basilicata nel 2013. Vacanza in cui riscopre l’importanza della Natura, a cui dedica la canzone Gaia, nata tempo fa e riposta nel cassetto per tanto tempo, in cui si fa sempre più forte il suo impegno sociale. Confessa di essere toccata dal problema della cattiva gestione dell’ambiente soprattutto ora con la scoperta di giacimenti di petrolio in Basilicata. “Quello che ci sfugge di mano è la mancanza di consapevolezza, siamo noi che viviamo male il nostro dono”.

Parteciperesti all’Eurovision? L’Eurovision lo farei come esperienza, ma non mi alletta l’idea di essere super famosa nel mondo, perché esserlo ti toglie ancora di più un pezzo di vita. […] Invece mi andrebbe di cantare all’estero. Io fantastico sempre su una settimana a Parigi, cantare in un teatro, con locandine, manifesti, la gente passa e dice “Mah vediamo la programmazione di oggi, chi sarà questa?” Poi entrano si sparge la voce e vengono a vederti la seconda e la terza sera. Sogno una cosa più artigianale, voglio essere giusta, voglio vivere anche. Si lascia poi andare su una riflessione sulla musica, che sta affrontando un periodo non facile in cui ha perso il suo valore direzionale. Porta ad esempio 1994 di Jovanotti, un album che ascoltava quando era ragazzina, in cui “Lorenzo mi parlava della strage di Moro, del ballerino di jazz che si faceva spazio tra le folle, oppure quando mi cantava della vacca sacra dell’India il testo diceva che la felicità è in nessun posto e un po’ dovunque. Molti di noi sono disillusi pensano che l’arte non possa cambiare il mondo, io penso che sia l’unico modo per far capire alle persone qualcosa e far sviluppare un senso critico, instradarle […] quando la musica tornerà a dare contenuti, la gente continuerà a comprare dischi”.  

Parla di crederci e credere, lei che frequenta ogni luogo di culto, perché il suo è un disco costruito sulla fiducia. Il disco rispecchia la fame di conoscenza e l’apertura mentale dell’artista verso nuovi luoghi e culture. Ad appassionarla è l’Oriente con cui ha un contatto diretto vivendo nella Chinatown di Milano. Lo si riscopre in particolare nei suoni acquatici di Fidati di me in cui la protagonista è una Geisha che vorrebbe trasformare la sua relazione mercenaria in un amore autentico. Per Arisa ciò che serve di più nella vita è l’amore, i soldi aiutano a vivere meglio, ma ci si può ingegnare senza. L’amore, in qualsiasi sua forma, può cambiarti la giornata, occorre quindi investire in esso più che nel lavoro. Narra anche del suo viaggio in Turchia e di come l’abbia colpita il differente modo di cantare e far musica. Alcune di queste influenze le ritroviamo nel pezzo dance Come fosse ieri, pensato per l’estate sulla base di Don Joe dei Club Dogo. Per questo brano ha combattuto, infatti racconta “non sono stata costretta dalla mia casa discografica che anzi mi ha rimbalzata per un anno “non è tuo, non va bene” ed ora finalmente si sono declinati; busso in tanti modi diversi ma busso quando credo in una cosa”.

Quando la interrogano su Lascerò, il cui testo affronta la fine di una storia, scherza sulla possibile rubrica di cuore in cui finirà la risposta. Un singolo in cui ognuno di noi può ritrovarsi, ma anche qui Arisa riesce a trovare ancora una volta una nota di positività, perchè “la fine di un amore può essere anche una opportunità”. 

In merito alla sua esperienza in tv con X-Factor, non ama essere chiamata “giudice”, suggerisce sia meglio “curatore di talenti”. Il prossimo ruolo spera sia in un programma per bambini dove leggere le favole la sera, come racconta di aver fatto in rete la sera prima del nostro incontro, senza troppo successo. Il mondo dei social le piace, soprattutto Instagram in cui può evitare la “spicciola filosofia” lasciando che le immagini parlino da sé. Io fantastico molto attraverso Pinterest ed Instagram: è bello apprendere il mondo per immagini, come farebbero i bambini”.

Invece, usando parole, nel periodo di agosto ha lanciato un appello su Facebook alla ricerca di musicisti che l’ha portata a scoprire realtà interessanti: “mi sono accorta che abbiamo molti musicisti bravi, ma poi girano sempre gli stessi. Fatevi avanti, che la musica diventi un lavoro di tutti!” 

Conclude facendoci ascoltare Cuore, il brano che ha deciso di interpretare al Festival di Sanremo nella serata in omaggio alla canzone italiana. Spiega di averla scelta perché la considera molto moderna, quasi eterna; tramite questa canzone ha finalmente la possibilità di ammettere il suo rapporto colloquiale con – appunto – il proprio cuore. “Il mondo ci vuole basici, dopo un po’ abbiamo tante difficoltà anche a tradurre le nostre emozioni ma la pulsazione del cuore non mente”. Non ascoltiamo tutto il brano, solo una manciata di secondi in cui la sua voce è così dolce e delicata che sembra davvero una conversazione intima e personale.

Ci tiene a farci notare il coro, non sa come verrà la canzone sul palco, se lo domanda anche lei… “Beh, vedremo”.

A cura di Ana Radi

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