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SIMPLE PLAN: TRA OLD SCHOOL, SOCIAL NETWORK E SOLIDARIETA’. LEGGETE L’INTERVISTA

str2_aysimpleplan_band_angelin_1-770x470Alzi la mano chi tra i ventenni di oggi non ha mai cantato almeno una volta nel periodo tra le elementari e le medie “Welcome To My Life” o in tempi più recenti “Summer Paradise”. Esatto, stiamo proprio parlando dei Simple Plan, la band di Montreal, Canada affermatasi nei primi anni 2000 come simbolo della reincarnazione “emo” del punk rock. Qualcuno di voi probabilmente nell’ultimo periodo potrebbe essersi chiesto che fine avessero fatto, o perché alla hit mondiale dell’estate 2012 non fosse seguito un album o addirittura a cosa fossero dovute le loro apparizioni al Rock In Roma (in apertura ai Linkin Park) e all’ Home Festival di Treviso a settembre. L’abbiamo chiesto per voi, insieme a tante altre cose, alla band in occasione della visita promozionale a Milano di pochi giorni fa.

“Non c’è una strategia nell’aver rilasciato diversi singoli prima di un vero e proprio album, è più un’apologia – ci risponde il frontman Pierre Bouvier ridendo – “Dopo aver finito una tournèe durata più di due anni in supporto al nostro ultimo album Get Your Heart On! del 2011 ci siamo messi al lavoro per nuovo disco, ma nel frattempo volevamo far sapere ai nostri fan che siamo ancora attivi a fare musica, volevamo che loro avessero qualcosa di nuovo da ascoltare perciò abbiamo pubblicato Boom e I don’t wanna go to bed”.

Siamo professionisti, fare musica è molto importante per noi e ogni singolo album è importante” – continua Jeff Stinco, chitarrista di origini italiane, parlando del loro nuovo lavoro che uscirà a febbraio dopo quattro anni di attesa – “Avevamo molte canzoni, mentre sei in studio ti viene sempre in mente qualcosa di nuovo, ma adesso siamo pronti, abbiamo una data e non c’è altra scelta che completarlo prima di Natale.” “Stiamo cercando di evitare l’effetto Chinese Democracy” – scherza Pierre, riferendosi all’album dei Guns N Roses di certo più blasonato della storia.

Gli chiediamo divertiti allora se la Warner, loro etichetta, non stia impazzendo: “La nostra casa discografica ci ha sempre dato molta libertà e li ringraziamo per questo. Il nostro è un approccio old school: apparteniamo ancora ad una generazione per cui gli album significavano davvero qualcosa, in cui l’uscita del disco era un evento e non solo un marketing plan. Per noi questo nuovo lavoro deve essere un Evento, perché abbiamo molti fan e non vogliamo deluderli. Ora sentiamo che è pronto e non vediamo l’ora di pubblicarlo per poi ricominciare ad andare in tour perché è questo quello che facciamo, su cui è basata questa band: andare fuori, fare show, incontrare i fans e parlare con loro. Prima di poterlo fare però ci serve avere del nuovo materiale, perché vogliamo essere sicuri che le canzoni che stiamo suonando significhino molto per noi, sperando che significhino molto anche per i fans.”

La dimensione live è infatti centrale per i Simple Plan, in vero stile punk rock d’altri tempi, proprio come l’interesse e l’amore verso i propri fan, che notiamo molto spesso durante la nostra chiaccherata: “è grandioso suonare di fronte alla tua folla e quello per cui siamo eccitati del nostro nuovo album è proprio l’energia che ha, le canzoni sono nate per essere suonate dal vivo e non vediamo l’ora di divertirci con chi verrà ai nostri concerti. Durante il tour di quest’estate (che tra le altre ha fatto anche tappa ai famosissimi festival inglesi di Reading e Leeds, patria del punk rock – nrd) è stato bello vedere la reazione, incontrare i fan e parlare con loro. Ci è sembrato vero e soprattutto è stato utile avere dei feedback da loro, ci ha fatto capire che ci sono molte persone che stanno aspettando qualcosa ed è il motivo per cui dobbiamo continuare a lavorare duro, per fare un album di cui saremo orgogliosi e anche i fan lo saranno. I concerti di Roma e Treviso sono stati una sorta di aperitivo per quello che verrà, e non vediamo l’ora di tornare a suonare in Italia!”.

Il rapporto che i cinque canadesi hanno con il proprio pubblico sparso in tutto il mondo è davvero molto profondo e si è mantenuto vivo e solido nel corso degli anni grazie ad un buonissimo uso dei social network da parte della band e dei singoli componenti: “Sì, siamo molto attivi su Twitter, Facebook, Instagram,… usiamo i social media per tenerci in contatto con i nostri fan ed è meraviglioso poter mostrare loro qualcosa o fare una domanda ottenendo una risposta immediata. È fondamentale oggi per una band essere in grado di trasmettere i messaggi in questo modo direttamente al propri followers. Certo, ci sono lati buoni e cattivi ma sicuramente non si può tornare indietro. Le persone tendono ad essere molto espressive sui social, a dire cose che non necessariamente ti direbbero in faccia e questo rappresenta una sorta di nuova sfida per cui essere critici con se stessi per quello che si sta dicendo: come per il nostro nuovo album è la stessa cosa per i social media, devi decidere chi sei tu e cosa vuoi far vedere al mondo.”

Qualche giorno prima di venire nel nostro paese, i Simple Plan avevano in programma un concerto promozionale a Parigi, duramente colpita dai recenti attacchi terroristici, e un pensiero non può che andare all’orrore che ha sconvolto il mondo e in modo particolare amanti e protagonisti del mondo della musica, toccati così tanto nel profondo come mai prima era avvenuto. Particolarmente interessato e scosso sembra essere stato Jeff, che già in un tweet si era espresso a riguardo con un toccante riferimento alla propria famiglia: “Sto volando a Londra con la band. Mi sono assicurato di aver baciato i miei piccoli e di dir loro che li amo. Inizia tutto da noi e da chi amiamo.”

Durante l’intervista è proprio lui a prendere per primo la parola: “Quello che sta succedendo ora è che dei terroristi stanno usando la campagna del terrore come un mezzo per passare un’idea e la cosa peggiore che si può fare è cadere sotto quella pressione. Noi abbiamo sempre deciso non di essere puramente politici, ma piuttosto interessati alla società, anche grazie alla nostra Simple Plan Foundation. Come band vogliamo che le persone vengano ai nostri show e si divertano, vogliamo che le persone in un certo senso dimentichino i loro problemi, vogliamo che si possano riferire alle canzoni e sentire che non sono sole, quindi la cosa migliore che possiamo fare in questo periodo è essere noi stessi, festeggiare, stare insieme e godersi la musica, creare delle canzoni che significhino davvero qualcosa per i nostri fan e aiutarli durante la loro vita e facendo dimenticar loro i tempi difficili. La musica può essere una via di fuga dalla vita di tutti i giorni.” A cui Pierre aggiunge “penso che lo fosse anche storicamente, nei momenti difficili la musica è sicuramente stata un aiuto.” “Non sono un esperto di politica di sicuro, ma penso che sia molto triste che persone che si riuniscono per celebrare la musica siano state colpite. Non so perché siano state “targhettizzate” quelle persone, ma so che non c’è nessuna buona ragione, e tutto quello che si può fare è di ricordare a noi stessi che possiamo essere buoni gli uni verso gli altri. Forse sono idealistico, ma penso che debba iniziare da noi, perché è come se la musica sia una ragione di quello che siamo noi, quello per cui il nostro mondo lotta, è libertà, persone che stanno insieme a godersi la vita. Se la musica può simboleggiare tutto quello che siamo noi, qualcosa di speciale che unisce le persone, che significa Simple Plan - Pub 1 - Chapman Baehlermolto per la vita di quelle persone penso che il modo migliore per continuare come band sia di continuare a creare musica e a suonare per i fan.”La musica non è solo intrattenimento, ma anche un e trasmettitore di messaggi forti, un esempio di libertà di parola e di opinione. Molti artisti hanno usato la musica per dare messaggi politici e creare cambiamento, uno su tutti John Lennon. Forse non siamo noi la band che scriverà la canzone che cambierà il mondo, ma a livello personale ci sono canzoni che possono davvero cambiare la vita delle persone. Sentire che la nostra musica ha aiutato qualcuno a continuare ad andare avanti per me ha la stessa importanza di un grande messaggio sociale. Ti faccio un esempio: nella scuola di mia figlia una maestra è venuta da me e mi ha fatto vedere un tatuaggio di un testo di una nostra canzone. A quanti bambini quella persona che insegnerà nel futuro? Sento un senso di responsabilità in tutto questo: quella maestra insegnerà ad altre persone quello che ha imparato attraverso le nostre canzoni. È una cosa piccola ma allo stesso tempo dice molto a proposito della musica. Mi ricordo anche che quando ero un ragazzino le band che sentivo erano il mio mondo, il mio tutto: quando ho ascoltato Black dei Pearl Jam non avevo idea di quello che volesse dire e forse ancora oggi non lo so, ma quella canzone rappresenta un momento della mia vita, quando la ascolto mi porta indietro esattamente in quell’era e ho la sensazione che la nostra musica faccia la stessa cosa per alcune persone.”Anche per quanto riguarda le proprie influenze musicali, i ragazzi ci ricordino quanto contino le esperienze e la cultura musicale formata negli anni della giovinezza: “Abbiamo la sensazione che gli anni da teenager siano gli anni che ti formano, la musica che ascolti in quel periodo è quella che avrà l’effetto maggiore per il resto della tua vita. Per noi era quindi importante riconnettersi all’ideale con cui siamo cresciuti, siamo tornati indietro alle band “old school” come tutte le band punk rock californiane, che erano già lì quando siamo diventati famosi o anche prima e ci sono ancora. Nonostante ci sia così tanta musica là fuori, l’album è in un certo senso anche un interessante ritorno alle origini. Non possiamo certo fare le stesse canzoni che facevamo nel 2002, ma penso che vibes e sensazioni di quel periodo siano molto presenti in questo nuovo lavoro.”

Quando usciva No Pads, No Helmets… Just Balls, primo album della band, il pop punk era agli inizi, e proprio i Simple Plan potrebbero essere oggi considerati i precursori di un genere che negli ultimi anni ha sfornato alcune delle band più attive in circolazione. Vogliamo sapere cosa ne pensano i ragazzi: “il pop punk non è morto, ma vivissimo come è sempre stato, e in più oggi c’è una nuova ricerca. La grande cosa di questo tipo di musica è che ha davvero molta energia, che permette anche alle persone che non ascoltano specificamente questo genere di apprezzarlo. Oggi con internet e i social media i ragazzi possono creare la loro community, non c’è più bisogno di avere i magazine o la televisione per avere il proprio fandom. Guardate band come Sleeping With Sirens, All Time Low, A Day To Remember,.. che non hanno molto supporto mainstream ma sono enormi, riempiendo sale in tutto il mondo. Non c’è più la necessità di avere tutto l’aiuto che serviva nel passato: negli anni 90 e inizio 2000 se non eri su Mtv o nei negozi di dischi se le persone volevano cercarti non ti trovavano, mentre adesso puoi trovare tutto semplicemente andando su Spotify.”

La nostra intervista si chiude con la più classica delle domande: “Se dovessimo dare un consiglio a una band che inizia oggi è di sentirsi liberi di trasmettere le proprie emozioni, di cercare il proprio messaggio da esprimere e soprattutto di suonare, suonare tanto dal vivo.”

Intervista di Beatrice Costanzo

 

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