LUCA MASPERONE “SENZA MASCHERA” AI MICROFONI DI FOUR MAGAZINE

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LUCA MASPERONE “SENZA MASCHERA” AI MICROFONI DI FOUR MAGAZINE

LucaMasperoneClasse: 1983. Provenienza: Liguria, Italia. Professione: cantautore, musicista e scrittore. Ha girato palchi internazionali collaborando con diversi artisti in qualità di chitarrista. Ma ora, Luca Masperone, ha deciso di raccogliere le sue produzioni nel suo primo disco da solista: “Giochi di Maschera”, disponibile negli stores da un paio di mesi. Otto tracce per raccontare, con ironia, il “ballo in costume” a cui partecipiamo ogni giorno, celando la nostra vera identità dietro maschere che restituiscano agli altri un’immagine altra di sé. Un gioco di cui spesso siamo vittime e carnefici anche inconsapevoli, prede dei cliché sociali. All’interno del disco due brani solo strumentali in cui efficace espressione trovano le vibrazioni emesse dalla chitarra di Masperone. Un sound preciso, che mescola il grande cantautorato targato ’70 a riff dal sapore più moderno, è il perfetto tappeto su cui si stende “l’ironica serietà” dei testi del cantautore ligure. Sullo sfondo della cover dell’album il mare e la cartina di Genova, porto da cui ripartire per il suo nuovo viaggio nella musica. A realizzare con Masperone il disco due eccellenze del panorama italiano: l’ingegnere del suono e musicista Marco Cànepa e il bassista Bob Callero. Noi di Four abbiamo intervistato Masperone per chiedergli alcune curiosità su “Giochi di Maschera”.

luca_masperoneLuca, primo album da solista: un traguardo raggiunto e/o un punto di partenza?

Sicuramente entrambe le cose. Traguardo raggiunto perché, dopo tanti anni a suonare e scrivere con e per altri, arrivare al primo disco da solista è assolutamente un traguardo. Punto di partenza perché, visto che l’album sta avendo un buon riscontro sia di pubblico che di critica, è sicuramente un punto di partenza per fare altre cose di questo tipo, o anche diverse, comunque sempre seguendo la mia inclinazione musicale. Quindi, sicuramente, entrambe le cose.

Come sono nati gli otto brani che compongono l’album? Li hai realizzati appositamente per il disco o trovano posto anche tracce “tenute nel cassetto” sino ad ora?

Tutto è fatto per l’album. È una specie di concept in cui tutti i brani hanno un senso, così come l’ordine in cui sono disposti all’interno del disco. Però, ci sono brani che hanno diverse età di composizione, ci sono alcuni composti molto tempo fa e altri più recenti. Quando ho deciso l’idea che doveva stare alla base dell’album ho scelto questi otto pezzi su trenta brani che avevo scritto nel tempo in quell’ottica, cioè quella del titolo: il gioco di maschera. Ogni brano è un racconto in cui io mi immedesimo in una situazione, in un personaggio, in una determinata esperienza e in cui io cerco di dare la mia opinione o interpretare quella di un altro tipo di persona. Tutti i brani sono “vestiti di maschera” ed è uno dei criteri con cui ho selezionato le otto tracce che dovevano comporre l’album.

All’interno di “Giochi di Maschera” ci sono due brani solo strumentali: “Lo Specchio” e “Song for Pat”. Due di quei casi in cui la musica vale più di qualsiasi parola?

Mi piace pensare che sia così! Io, oltre che cantautore, sono chitarrista e scrivo musica. Tutte le chitarre dell’album, sia quelle classiche che elettriche, le ho suonate io. Come nel lungo assolo che è alla fine del primo brano. Mi sembrava che un paio di brani strumentali dovessero esserci in questo primo album da solista. E sono due brani in cui, secondo me, la musica non aveva bisogno di parole e allora li ho sviluppati proprio in modo tale che potessero respirare di vita propria senza parole e senza voce.

Quante maschere hai incontrato e quante ne hai indossate durante la tua carriera?

“Giochi di maschera” è la traccia in cui mi accanisco un po’ con le maschere. I personaggi del brano, il cinico e l’intellettuale, sono un po’ punzecchiati, criticati perché di queste maschere ne vengono fuori i limiti anche nel loro modo di porsi nei confronti degli altri. L’ideale sarebbe per me liberarsi dalle maschere ed essere semplicemente quello che si è, nel bene e nel male, e soprattutto nel rapportarsi con gli altri senza filtri e senza il bisogno di dover dimostrare qualcosa, piuttosto che no. Sicuramente nella vita ne avrò indossate tante ma ho cercato di indossarne sempre meno. Ne ho anche incontrate tante negli altri che ho visto, poi, essere abbastanza simili e ritornare, quindi, sai anche cosa aspettarti da determinate persone perché indossano maschere che sono più o meno dei cliché e, in qualche modo, sai come prenderle in contropiede.

Pensi di aver incontrato fra queste anche “Il Stronzo” a cui dedichi la sesta traccia del disco?

Sì, assolutamente! Più di uno, diciamo. “Il stronzo” è sulla mancanza di meritocrazia e sul mondo della raccomandazione. È un tema molto attuale e molto italiano, ma non solo.

Oltre che chitarrista e cantautore sei anche un appassionato di scrittura. Se ti chiedessi di abbinare un libro che hai amato ad un album perfetto come suo sottofondo, a cosa penseresti?

Mi viene in mente, così su due piedi, una cosa che potrebbe sembrare banale ma per me non lo è. Quest’anno è venuto a mancare uno dei grandi maestri della musica blues all’età di ottantanove anni: B.B. King. La sua autobiografia è un romanzo da ascoltare e un album da leggere. Leggerei questo libro accompagnandolo magari ad un suo disco, come “Live At The Regal” che è un album eccezionale ed uno dei punti più alti della discografia di B.B. King.

 

Link utile: www.lucamasperone.com

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