X Ambassadors, da “Renegades” alla conquista del mondo

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X Ambassadors, da “Renegades” alla conquista del mondo

vhsMolto probabilmente non faticherete a riconoscere Renegades, la colonna sonora che ha accompagnato il lancio pubblicitario della nuova Jeep Renegade nei mesi scorsi, ma chi si ricorda chi sono gli artisti dietro a questo disco d’oro e grandissimo successo commerciale? Abbiamo incontrato gli X Ambassadors, americani di Ithaca (NY), in occasione del loro primo concerto italiano del 17 ottobre ai Magazzini Generali di Milano, che arriva giusto pochi giorni dopo la pubblicazione nel nostro paese di WHS, album di debutto della band distribuito in Italia da Universal Music a partire dallo scorso 2 ottobre

La band è composta dai fratelli Sam e Casey Harris (“anche se non siamo come i fratelli Gallagher”, scherzano) e da Noah Feldshuh e Adam Levin. La nostra prima domanda sorge spontanea ed è proprio legata al famoso spot pubblicitario: “Quando lo abbiamo scoperto eravamo molto eccitati e contenti, si trattava di una grande opportunità sia per Jeep, perché la canzone si adattava perfettamente, che per noi poiché non siamo stati usati solo per vendere auto, ma la casa automobilistica ha deciso di supportarci”.

Sam continua raccontandoci di come non è stata una cosa per nulla negativa per loro venire accostati alla Jeep, ma un modo semplice e naturale per far conoscere al mondo la propria musica, che vi possiamo assicurare sia molto di più di un semplice singolo ben riuscito: “vi posso fare un esempio, negli Stati Uniti ci sono delle band che sono in realtà solo false band che realizzano le canzoni per gli spot pubblicitari, ma
questo non è per niente il nostro caso. Eravamo noi e la nostra musica prima di Jeep e continueremo ad esserlo dopo, non c’è una brutta maniera per promuovere te stesso e se non fosse stato per la Jeep probabilmente non saremo in Italia oggi.”.

Voi vi considerate Renegades o Good Guys?

“Penso che potremmo essere entrambi, non è una caratteristica esclusiva, e se potessimo dire qualcosa ai giovani noi stessi sarebbe di non lottare così tanto, ma di fare quello che sembra giusto fidandoti di te stesso” ci racconta Casey, il cui problema di cecità fin dalla nascita ha contribuito a dare la giusta direzione al tema principale della loro musica, ovvero l’imperfezione come segno distintivo e “cool” in un mondo in cui perfezione e normalità sono altamente sopravvalutati.

ambassador“Essere in grado di fare quello di cui hai bisogno per sentirti pieno, completo nella tua vita, questo è quello che per me significa veramente libertà.” “Non avrei saputo dirlo meglio, davvero profondo” è il commento del fratello Sam.

Il disco WHS è uscito in America lo scorso marzo ed ha un titolo che può sembrare piuttosto old style, ma allo stesso tempo emblematico della “poetica” della band, ovvero la crescita per diventare i musicisti di oggi: “Siamo cresciuti in un’ epoca in cui le videocassette venivamo usate per guardare i film, che sono stati una grande ispirazione per noi, in quanto nostro padre (di Sam e Casey – nrd) lavorava nell’ industria cinematografica e ci portava spesso sui set, quindi indubbiamente sono stati una parte importante della nostra vita, e il titolo WHS lo riassume perfettamente, oltre ad rappresentare un’icona del periodo in cui siamo cresciuti. Inoltre, foto e video sono il mezzo per documentare e ricordare nel futuro questo periodo eccitante della nostra vita, anche se oggi per fortuna è molto più facile memorizzare tutto grazie a un semplice smartphone di quanto non lo fosse per nostro padre”.

L’album, registrato a New York e composto da ben 20 tracce di cui 10 inediti, 7 brevi e sofisticati interludi e 3 brani già editi, nasce “con un modo di lavorare proprio del 21° secolo”, ovvero quasi interamente grazie solo ad un portatile direttamente nel van della band nelle pause tra un concerto e l’altro e contiene delle collaborazioni illustri che ne ispirano il sound, tra cui Imagine Dragons e il produttore Alex Da Kid. Per quanto riguarda i concerti, invece: “Suonare dal vivo è la dimensione in cui ci sentiamo più a casa, ci
piace molto e ci approcciamo nello stesso modo sia come opening di uno show che da headliner, sia che sia la quinta volta che suoniamo in quel posto o che non ci siamo mai stati, proviamo sempre a mettere più energia possibile nello show, no matter what. Anche quando tanto tempo fa c’erano soltanto cinque persone a vederci, davamo tutti noi stessi. Ora gli show stanno migliorando e diventando più grandi e quindi cerchiamo di migliorare sempre di più anche noi. Ovviamente dipende sempre anche dal pubblico, puoi prendere molto dalla folla e quella italiana in particolare sembra piena di energia.”

Parlando di stereotipi allora, quali sono allora le vostre prime impressioni sull’Italia? “Aaaah amiamo il cibo
italiano, pizza e pasta, non vediamo l’ora di provarne il più possibile.” Ci rivela Sam che “questa personalmente è la mia parte preferita del viaggiare, mangiare e fare promozione senza neanche fare concerti, mi può andare benissimo”. Come vi vedete tra dieci anni? “Ovviamente sempre facendo quello che facciamo oggi, ma in una scala sempre più grande, se dieci anni fa ci avessero detto avremmo fatto adesso saremmo stati molto felici e adesso che siamo qui miriamo ancora più in alto, ad arrivare al “next level” per realizzare il nostro sogno più grande, che è quello di essere la band più grande al mondo.”

Ipotizziamo che non sia solo per il cibo e i viaggi in tutto il mondo, ma nel dubbio facciamo agli X Ambassadors i nostri migliori auguri per un futuro radioso e li invitiamo a tornare nel nostro paese quando vorranno per una pizza e un po’ di buona musica tutti insieme.
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Recensione di Beatrice Costanzo

 

 

 

 

 

 

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