Lorenzo Fragola, quale destino ti attende?

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Lorenzo Fragola, quale destino ti attende?

A cura di Lorenza Fici

Quello di Lorenzo Fragola è stato finora un percorso fulmineo e inaspettato. Da studente universitario a vincitore di X Factor, catapultato a Sanremo, subito dopo ecco pubblicato il primo album, 1995, infine, al termine di una estate segnata per le più giovani dall’hashtag #fuoricèilsole, inizia il 2 ottobre suo tour, che si concluderà, salvo eventuali date aggiuntive, a dicembre. Il 12 ottobre è il turno di Milano, all’Alcatraz, dove il giovane cantautore catanese ha fatto sold out. Nel palco vip non ci sfugge la presenza di Madh, secondo classificato del talent scout che ha reso entrambi famosi, pupillo insieme a Lorenzo del loro ex giudice, e ora produttore discografico, Fedez. Il concerto inizia puntuale, senza alcuna band di apertura. Le urla delle adolescenti, da cui è per lo più composto il pubblico, accompagnato da volenti (o nolenti) genitori, sono un crescendo, che trova un primo sfogo sulle note di “Best of Me”, seguito da “The reason Why”, anche se appare strana la scelta di giocarsi come seconda cartuccia proprio la canzone che lo ha portato alla vittoria di X Factor. Tra un pezzo e un altro, Lorenzo si racconta. Narra la nostalgia di casa, per introdurre “Homeland”, e la voglia di scappare, quando le pareti diventano troppo strette, con “Distante”. Le teen-agers impazziscono per i suoi pezzi italiani, come “#fuori c’e il sole”, “la nostra vita è oggi” e il brano sanremese “Siamo uguali”. Non viene cantata a squarciagola, ma il valore artistico è decisamente superiore, “Left and Free”, cover degli alt-J, rivisitata da Fragola con un sound alternative-rock sperimentale. Per quanto l’approccio sul palco riveli un artista ancora acerbo, la sua voce, ascoltata dal vivo, è calda, intensa, capace di avvolgere l’intero pubblico, giovani fan e non, e di incantarlo. E’ una voce internazionale, che non fa sfigurare affatto il cantante mentre si cimenta sulle note di “Freedom”, di Pharrel Williams, anzi, regge il confronto senza problemi. Interessante è la cover di “Dangerous” di David Guetta in versione salsa latinoamericana, tanto simpatica quanto inaspettata. Se sul piano internazionale Fragola non lascia dubbi, un po’ di più di incertezze sorgono quando si lancia nell’ambito italiano. Dopo averci raccontato l’aneddoto che l’ha portato a scegliere “E penso a te” (un CD regalato da una ex, contenente questa canzone in tutte le tracce), la sua cover, interpretata forse con una certa incoscienza o immaturità artistica, viene cantata stavolta prevalentemente dai genitori delle fan, ma non da queste, troppo giovani per conoscere Battisti. L’ultimo pezzo cantato in italiano è “Resta dove sei”, mentre la parabola finale del concerto riscopre la vena internazionale dell’artista, che canta, accompagnandosi al pianoforte, “Blame Game” di Kanye West featuring John Legend. Subito dopo improvvisa una cover, anche questa ben riuscita, di “Take me to Church” di Hozier, riuscendo a coinvolgere tutto il pubblico. Lorenzo conclude con “The Rest”, prima traccia del suo album, scritta dal cantautore inglese Tom Odell. Concede il bis cantando un’altra volta “Siamo Uguali”, mentre scende dal palco a salutare le fan. Il concerto, come il suo album, è caratterizzato da una forte eterogeneità, che forse lascia trasparire un velo di incertezza relativa alla direzione musicale da intraprendere. Emergono le due anime dell’artista, quella cantautorale italiana e quella pop-rock internazionale, che non riescono a fondersi assieme. Che fare allora? Continuare sulla linea italiana, rimanendo l’idolo delle ragazzine? Abbiamo visto questa storia un milione di volte. Cantante belloccio, canzoni romantiche, due, massimo tre anni di successo, e poi la sostituzione col teen-idol di turno. Forse sarebbe più interessante sviluppare il secondo lato artistico, senza abbandonare completamente il primo, scegliendo una strada che permetta di conciliarli. Prima di suonare l’ultimo brano dell’album, dall’emblematico titolo “Who am I?”, Lorenzo stesso definisce il pezzo come “strano” rispetto all’intero lavoro, ma afferma di non poterne fare a meno. Ed è forse questo suo lato “strano” che dovrebbe emergere di più per permettere all’artista di sopravvivere. Il talento c’è. Ci troviamo di fronte a una voce unica nel panorama italiano, che si distingue per la sua bellezza, che non dovrebbe essere sprecata.

Scaletta della serata:

Best of me

The reason why

Homeland

Distante

Left and free

#fuoriceilsole

Freedom

La nostra vita è oggi

Who Am I?

Siamo uguali

Dangerous guetta

Close my eyes

E penso a te (Battisti)

Resta dove sei

Blame game

Take me to church

The rest

Siamo uguali

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