Il concerto dei Django Django,ecco la recensione.

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Il concerto dei Django Django,ecco la recensione.

A tre anni di distanza dall’ultima volta tocca l’Italia per un’unica e imperdibile data al Tunnel Club di Milano il tour mondiale dei Django Django, band scozzese sulla cresta dell’onda ormai da diversi mesi dopo l’uscita a maggio del secondo album studio: Born Under Saturn.  Ad aprire la serata verso le nove di sera è il trio nostrano Niagara, che per un’ora abbondante scalda piuttosto efficacemente il gremito pubblico accorso. I tre attingono a brani sia del primo che del secondo album e si fanno apprezzare soprattutto quando abbandonano la doppia percussione per lasciare spazio ad ukulele o chitarra ritmica come accompagnamento del sempre presente synth.

djangoVerso le undici, dopo altri quaranta minuti di attesa nei quali il pubblico si lascia andare a cori da stadio invocando la band, eccoli che fanno capolino da un’entrata laterale: Vincent Neff (voce e chitarra), Jimmy Dixon (basso), Tommy Grace (tastiere e synth) e David Mclean (batteria) salgono sul palco quasi timidamente e attaccano immediatamente con la Morriconiana ‘Introduction’ ed ‘Hail Bop’, i brani d’apertura del loro primo disco omonimo. L’atmosfera fa presto a scaldarsi, i quattro scozzesi si sciolgono e Vinnie stabilisce fin da subito un contatto diretto con il suo pubblico invocandolo ripetutamente. A ‘Storm’ seguono senza interruzioni i primi pezzi della loro seconda fatica in studio, ‘Shake and Tremble’ e ‘First Light’, nei quali Dixon e Grace cambiano spesso posizione e strumenti, dalle percussioni ai
tamburi, dalle tastiere alle chitarre dimostrando grande poliedricità e disinvoltura. A dominare sono vocalità sixties, atmosfere westerniane, chitarre ed elettronica pycho/folk. Geniale, in ‘Reflections’, l’intervento di un saxista di pinkfloydiana memoria. Dopo un paio di canzoni acustiche, la temperatura torna a salire con ‘Waveforms’ a cui segue ‘Skies Over Cairo’, un tentativo ben riuscito di contaminazione di suoni orientali al loro genere electronic-surf rock che rende un giusto tributo a quei quattro di Liverpool che cinquant’anni fa furono tra i primi a cimentarsi in questo genere di esperimenti. Le ultime canzoni prima dell’encore trasformano il Tunnel Club in una bolgia: Vinnie Neff guida il suo pubblico attraverso il pezzone ‘Default’, ‘Life’s a Beach’ e ‘WOR’ facendo ondeggiare e battere mani a tempo, chiedendo inusualmente che tutti si siedano per terra e domandando infine consigli su dove passare il post-concerto tra i locali più in voga di Milano. Dopo una breve pausa ci si avvia verso la conclusione del concerto con ‘4000 Years’, ‘Pause Repeat’ e ‘Silver Rays’. Infine, accompagnati da un fragoroso boato, il quartetto abbandona il locale dalla stessa porta da cui erano entrati.  dj1Un’ora e mezza abbondante di concerto più che soddisfacente: dopo i positivi responsi guadagnati grazie a Born Under Saturn e alle loro performance live svoltesi nei vari festival estivi europei, le aspettative erano alte ma con piacere si può dire siano state interamente soddisfatte: le voci si rendono protagoniste come nelle registrazioni studio, la presenza scenica del leader Neff è ottima, così come la resa acustica e il coinvolgimento degli spettatori. Well done Django Django, see you sono! Una menzione finale a Club2Club, evento a supporto del concerto che andrà in scena per la quindicesima volta tra il 4 e l’8 novembre a Torino: in un paese orfano di un vero grande festival, esso rappresenta una delle più organizzate rassegne di musica elettronica che porterà ad esibirsi quest’anno artisti del calibro di Jamie XX, Apparat e soprattutto il leader dei Radiohead, Thom Yorke, con il suo nuovo progetto Tomorrow’s Modern Boxes.

Recensione di Tommaso Ghetti

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