Roma e il ritorno di Alessanda Ferri. Questa sera, “Evolution”, Auditorium Parco della Musica

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Roma e il ritorno di Alessanda Ferri. Questa sera, “Evolution”, Auditorium Parco della Musica

ferri 2Alessandra Ferri e i suoi occhi sono gli stessi di sempre. Sono gli occhi della giovane allieva del Teatro alla Scala che a diciassette anni lasciò Milano e volò a Londra dove il suo talento esplose tra gli sguardi adoranti del pubblico del mondo. Sono gli occhi della Principal Dancer del Royal Ballet e della Giulietta di Kenneth MacMillan che, incontrando quelli di Mikhail Baryshnikov, viaggiarono ancora più lontano, oltre l’oceano, tra i cieli e le stelle dell’American Ballet Theatre. Gli occhi della Prima Ballerina Assoluta della Scala di Milano che a quarantacinque anni, dalle vette di un successo indiscusso, disse addio alle scene e al balletto, nello stupore mai spento di tutti.

Ma se i suoi occhi sono gli stessi di sempre, Alessandra è oggi l’étoile e la donna che nessuno si aspetta. Artista imprevedibile, regina del colpo di scena, padrona di un talento smisurato, Ferri torna silenziosamente a far parlare di sé attraverso lo strumento che l’ha resa nel tempo irresistibile musa di coreografi, autori e danzatrici. E il mondo si scuote per venirla a vedere, consapevole, adesso, di aver atteso per anni che la sua dea si risvegliasse da un sonno incantato.

Oggi è Roma ad accogliere Alessandra Ferri in occasione della conferenza stampa di presentazione dello spettacolo Evolution, in scena il 30 luglio alle ore 21:00 presso la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Lo spettacolo, prodotto da International Music and Arts e presentato da Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Daniele Cipriani Entertainment, riporta in scena la nostra stella accompagnata dal primo ballerino dell’ABT Herman Cornejo e da otto danzatori internazionali in coreografie di Frederick Ashton, Aszure Barton, Alejandro Cerrudo, Lar Lubovitch, Angelin Preljocaj, Twyla Tharp, Christopher Wheeldon, Alan Lucien Øyen.

conferenza stampa ferri

Tra le meraviglie di una terrazza romana in Piazza Venezia (sede dell’Associazione Civita), Alessandra ed Herman appaiono luminosi e quieti come i cieli della Roma di oggi e le architetture della storia di sempre. Dopo la breve introduzione di Daniele Cipriani in cui candidamente confessa di aver per anni seguito l’étoile da ammiratore appassionato e di coronare un personale sogno prima che un successo professionale nel presentare Evolution, la parola passa al giornalista e critico di danza Alfio Agostini: “Raccontiamo qui, oggi, un momento speciale, una rinascita. Si tratta di un caso davvero originale perché capita più spesso di dover raccontare un addio alle scene, mentre Alessandra ha fatto esattamente il contrario. Qualche anno fa scelse, volutamente, di abbandonare la scena con un addio trionfale e nello stupore generale. Niente per almeno sei, sette anni, e poi una nuova fase, una nuova carriera: Alessandra torna come un’artista nuova, all’inizio in maniera cauta e discreta, poi lentamente ritrova il gusto del palcoscenico…”.

Alessandra Ferri: “Pensavo di aver dato tutto e poi, invece, è cambiato qualcosa. Ho sempre pensato che essere artisti non sia solo un lavoro o una professione, ma principalmente un ‘essere’. La ‘chiamata’ è tornata, nonostante la mia vita di donna e madre fosse piena e appagante. In questo credo di essere stata anche aiutata dal destino perché un giorno a New York ho incontrato la coreografa Martha Clarke che più volte in passato mi aveva chiesto di collaborare, ma che per vari motivi o impegni non ero mai riuscita ad assecondare. Parlando, ha proposto di creare per me Chéri dal romanzo di Colette, più per il piacere di lavorare insieme che per un progetto vero e proprio. Lei stessa ha proposto come protagonista maschile Herman (Cornejo, ndr). Così ci siamo ritrovati in studio noi tre, senza avere date o teatri in attesa, solo noi e la gioia di lavorare insieme. Già durante il primo giorno abbiamo elaborato l’intero spettacolo, c’è stata un’intesa artistica immediata; poi sono arrivati i teatri, le date…Non avevo in programma un ritorno, è stato un percorso naturale e spontaneo. Oggi vivo molto il presente, non considero questa una ‘carriera’. Ho già vissuto la mia carriera. Ora mi sento libera di sperimentare e vivere il talento che mi è stato donato. Liberamente. Gli altri contatti sono stati una catena: Wayne McGregor mi ha visto in Chéri e mi ha proposto il lavoro su Virginia Woolf (Woolf Works ndr) e poi è arrivato John Neumeier (Duse). Sono nati molti progetti che mi porteranno da una parte all’altra del mondo e tutto questo non era scontato dopo sei anni di pausa. Ora è tutto un ‘andare sempre avanti’”.

Alfio Agostini: “Parliamo di Herman Cornejo, Principal Dancer dell’ABT. Aveva quindici anni quando lo vidi la prima volta; fu Julio Bocca ad indicarmelo, prima ancora che vincesse la medaglia d’oro al Concorso Internazionale di Mosca. Era un allievo straordinario, un virtuoso dalla tecnica spaventosa senza traccia di esibizionismo, come del resto è tipico della scuola argentina; faceva tenerezza e stupore. Cosa prova un giovane danzatore ad incontrare la stella della compagnia e ad esserne partner in scena?”. Herman Cornejo: “Per me è stato come un sogno. Quando sono entrato in compagnia Ferri e Bocca erano le star…eppure quando mi sono ritrovato in studio con Alessandra, sorprendentemente, non ero nervoso perché lei è autentica e in scena siamo due esseri umani che condividono un’esperienza artistica”. Alessandra Ferri: “Herman è uno dei migliori danzatori al mondo, nel pieno della sua carriera. Trovo coraggioso e ammirevole che in ‘Chéri’ si sia lasciato andare ad un’esperienza particolare in cui la tecnica era meno fondamentale e tutto solo per dedicarsi ad un’intenzione e ad una motivazione artistica”.

Alfio Agostini: “Raccontiamo il ritorno di vocazione di Alessandra ripercorrendone il percorso professionale e artistico…Immaginiamo la giovane allieva della Scala, il talento di una grande scuola che per tanti può rappresentare un punto d’arrivo. A lei non bastava e scelse di andare via, prima al Royal Ballet e poi, scelta da M. Baryshnikov, all’ABT. Forse la sua storia ci ricorda che il talento non è solo il ‘saper fare qualcosa’. Il talento comprende, come essenziali componenti, l’ambizione, la preveggenza, la vocazione. È la volontà di affermare la propria arte e migliorarla continuamente…”. Alessandra Ferri: “C’è differenza tra talento e predisposizione. Con lo strumento si nasce. Il talento è la fiamma che spinge ad un coraggio che può anche essere illogico, folle. È la capacità di ascoltarsi, la voglia di andare oltre i limiti. Limiti che mutano con te e con il tempo. Quando è il momento, il talento ti fa muovere senza alcun programma e ti induce a vivere il presente. Personalmente ho sempre avuto questo istinto, sin da bambina. Ho sempre sentito la volontà, nel mio caso, di ballare e di servire l’arte che mi appassiona. Tutto questo non ha nemmeno a che fare con il successo che considero una semplice conseguenza”. Herman Cornejo: “Il talento non è solo nel corpo, ma nel cuore; è saper aspettare il momento giusto, anche dopo aver aspettato anni. A me è andata così. Per molto tempo non vedevo muoversi nulla intorno a me, ma ho sempre sentito che qualcosa sarebbe accaduto”.

Ci parlano infine del programma di questa sera, interamente curato da Ferri e dai suoi ospiti: “’Evolution’, come indica lo stesso titolo, è il racconto di un  cambiamento e dell’evoluzione in scena della danza in forma anche leggera e allegra. Volevamo in fondo esprimere la gioia del danzare. Negli anni in cui mi sono occupata del Festival di Spoleto ho imparato qualcosa di fondamentale: mi sono allontanata dalla mia essenza di ballerina e ho ammirato un vissuto differente in maniera distaccata e ampia. Avevo sempre guardato con gli occhi della danzatrice, mentre dall’altra parte ho scoperto aspetti e percorsi che mi hanno incuriosito. Ho deciso quindi di immergermi in tutto questo, in questa danza senza confini e senza settori, nella contaminazione creativa. Abbiamo accostato a dei brani per noi ormai ‘classici’ (Ashton, Preljocaj, Tharp), pezzi e artisti di diversa provenienza. Ne è nato uno spettacolo interessante e piacevole che racconta in scena l’evoluzione del danzatore la cui vera essenza si rivela alla fine, quando è semplicemente un essere umano in carne ed ossa con tutte le sue fragilità e non più l’irraggiungibile eroe del balletto”.

Per informazioni sullo spettacolo di questa sera Evolution, 30 luglio 21:30, Auditorium Parco della Musica

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