Litfiba a Roma, Piero e Ghigo tornano al passato

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Litfiba a Roma, Piero e Ghigo tornano al passato

A Rock In Roma, la band ripropone la storica Tetralogia che per tutti gli anni ’90 li ha portati sulla cima del rock italiano

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Tornati insieme da 6 anni, Piero Pelù e Ghigo Renzulli continuano il percorso di rilettura del loro passato. Qualcuno potrà prenderli per nostalgici, e magari anche furbi visto che i classici hanno sempre presa sui fan, specie dal vivo, ma la filologia e la sincerità con cui i due capitanando i Litfiba superano le impasse ispirative dei loro rispettivi lavori inediti merita rispetto. Dopo una trionfale tournée nel 2013 con cui, assieme alla band originale, portarno per l’Italia la Trilogia del potere, ossia i loro primi tre album, il gruppo toscano mette in scena stavolta la Tetralogia degli elementi, ovvero i quattro dischi usciti dal ’90 al ’99 (El diablo, Terremoto, Spirito e Mondi sommersi) che proiettarono la band nell’Olimpo delle rockstar italiane., passando dal dark e dalla psichedelia etnica a un rock di puro granito e trasgressione. Al grido di “Resistenza”, Pelù sale sul palco con la band aprendo il concerto in modo originale con Resisti per poi lasciarsi andare all’onda hard di sezione ritmica e chitarre con Dimmi il nome (tra le più amate dal pubblico) e alla seduzione dell’attualità con Africa.

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Pelù è in grandissima forma: balla, si muove suadente e scatenato, si spoglia, si veste da Papa o samurai e scrivi cartelli di protesta per Mafia capitale – sebbene lo spessore politico dei suoi discorsi sembri quello di un liceale all’assemblea d’istituto , ma trascina il pubblico Sotto il vulcano, dentro Lo spettacolo e nelle pulsioni sensuali di Animale di zona. Meno in forma il resto della band (nuovo entrato Franco Li Causi al basso a parte): Ghigo soprattutto sembra in difficoltà e il batterista Luca Martelli è troppo quadrato, troppo new metal per i suoni a volte sfuggenti della band. Ma per i fan quasi tutti nostalgici della loro giovinezza, lo show del solo Pelù può bastare: anche perché pezzi come Linea d’ombra, Sparami (tra le migliori riscoperte del repertorio) e quel capolavoro di Fata Morgana fanno sempre il loro dovere. Si chiude a tutto Ritmo #2 con Maudit, tra i pezzi più potenti dei Litfiba e con Cangaceiro, brano mai pubblicato nei dischi della tetralogia, ma nella storica raccolta Sogno ribelle, pezzo con cui il gruppo chiudeva i concerti della fase più bella della sua carriera. Che sia un auspicio per il futuro?

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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