L’amore di Allevi a Roma nel suo LOVE-Piano solo tour.

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L’amore di Allevi a Roma nel suo LOVE-Piano solo tour.

A giudicare dall’umore in platea, il concerto di Giovanni Allevi era sicuramente tra i più attesi del festival Luglio suona bene nell’incantevole Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. A grande richiesta, infatti, l’artista è tornato ad esibirsi nella capitale dopo il tutto esaurito di marzo ad apertura del tour italiano. Ben due ore di concerto e 23 i brani in scaletta: oltre ai titoli dell’omonimo album Love, anche altri brani tra i più classici del suo repertorio, come Aria, Back to life, L’orologio degli dei, Monolocale 730 e persino la sua prima composizione in assoluto avvenuta a 17 anni.

Allevi Love RGBmediaUna sorta di viaggio nella memoria della sua ventennale carriera, dunque, in cui il pianista può destreggiarsi con sicurezza e disinvoltura. Risulta a dir poco impeccabile, infatti, la sua performance dall’inizio alla fine, così come lo sono la scelta dei brani e delle parole che li accompagnano. Perché, all’inizio di ogni singola interpretazione, il protagonista lascia il pianoforte per introdurre il brano successivo, regalando al pubblico piccoli pezzi della sua vita, aneddoti più o meno divertenti che hanno ispirato le sue creazioni. Le melodie eseguite prendono, così, forma nella mente dell’ascoltatore che si diletta a riconoscerne il racconto nelle note. In questo alternarsi di musica e parole, emerge la timidezza di un narratore imbarazzato e poco spontaneo, contrapposta alla straordinarietà del musicista che, una volta seduto al pianoforte, fa mostra della sua maestria abbandonandosi completamente al suono dei tasti, come se tutto intorno sparisse. Lo si osserva, così, solfeggiare nelle pause o concludere ogni esecuzione con un meticoloso gesto da direttore d’orchestra, donando una sorta di sacralità agli ultimi attimi prima di riaprire gli occhi e tornare alla realtà del palco. Sulle note delle sue composizioni, Allevi invita il pubblico a “trovare il contatto più profondo con le proprie inclinazioni”, costruendo un sound ricco di colori che offre atmosfere a volte lontane fra loro ma tenute solidamente insieme da una rigorosa filosofia musicale. Riecheggiano, così, melodie rinascimentali, sapientemente alternate a sonorità moderne o ritmi di un jazz in cui “tutto è scritto e non c’è una sola nota improvvisata” come afferma lo stesso Allevi. Null’altro da aggiungere, dunque, sul genio artistico di questo virtuoso del piano se non lodarne l’encomiabile tecnica ed una rigorosa precisione che caratterizza persino il momento dei ringraziamenti, quando Allevi, tra il serio e il faceto, tira fuori un foglio per non dimenticare nessuno guadagnandosi l’affetto e la simpatia del pubblico e dello staff.

Recensione di Giusy Batta

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