Roma Incontra il Mondo 2015: Gli Swans a Villa Ada!

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Roma Incontra il Mondo 2015: Gli Swans a Villa Ada!

Il suono di un gong alle 21:30 precise segnala l’inizio del concerto di una tra le più controverse e cupe formazioni ospiti del festival swans stiamo parlando degli Swans, i quali lo scorso 15 luglio hanno suonato sul palco di Villa Ada.

Sei uomini ormai non più giovani, barriere di casse tra il “reparto” percussioni e il resto del palco, un silenzio ossequioso e attento da parte del pubblico presente: la serietà ambo i lati sarà una costante di tutta la serata, giacché il tipo di spettacolo proposto presuppone un atteggiamento riguardoso. Il tenebroso leader del gruppo, Michael Gira, guida il resto dei musicisti come fosse una sorta di sacerdote all’interno della sua personalissima funzione liturgica: i soli cinque pezzi suonati, dalla notevole durata, sono lunghe (a tratti estenuanti) celebrazioni dal sapore dissonante e ostinato. Il genere in cui vengono incastrati nella maggior parte delle pagine (virtuali e non) a loro dedicate è un noise-punk facente parte a pieno diritto della falange no wave, con influenze gothic/darkwave. Le classificazioni di genere sono un argomento tabù più o meno da una ventina d’anni a questa parte, tante sono le sperimentazioni che i musicisti compiono e le influenze che subiscono, perciò diventa difficile capire in quale corrente collocarli: figuriamoci per artisti poliedrici e sui generis come questo gruppo statunitense.

L’essenzialità del numero dei brani si scontra con la pomposità tetra e gotica dell’esecuzione: si apre e si chiude con due inediti (Frankie M. e The Cloud of Unknowing), i quali fanno da cornice a tre brani dell’ultimo lavoro uscito nel 2014, To be kind. Michael Gira, come un santone sul palco che gesticola incitando i suoi fedeli con salmi e litanie, restituisce molta spiritualità in questi momenti, a volte venati di sonorità rubate al mondo mediorientale.

Le esecuzioni viaggiano da uno stile all’altro, rievocando un po’ il noise grezzo dei Sonic Youth un po’ la darkwave disperata dei Dead Can Dance: per farla breve, alcuni generi dalle sfumature comuni che tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta nascono negli Stati Uniti e si diffondono prepotentemente nel resto del globo. Il fraseggio musicale degli Swans è un climax crescente ed enfatico, gli spettatori rimangono come incantati da questa enorme macchina musicale creata dalla mente del frontman e supportata dal resto della formazione, sebbene a volte si abbia l’impressione che questi utilizzi la musica (soprattutto durante un live) come una sorta di autocompiacimento. I suoni di questa band non sono universalmente digeribili e possono annoiare, vista soprattutto la dilatazione dei tempi che li caratterizza: bisogna smettere di comprendere e per forza etichettare per poterli apprezzare. E non è detto che risultino comunque gradevoli. Questi cigni neri della musica statunitense affrontano l’evoluzione della musica iper-contemporanea in maniera quasi strafottente e retriva, saldandosi su vecchie formule (vincenti) e offrendo le uniche sperimentazioni possibili su queste: una fedeltà alla linea che negli anni continua a restituire loro ottimi risultati, come ha potuto dimostrare anche la data in questione a Villa Ada.

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