Stefano Bollani incanta Roma con il tour “Sheik Yer Zappa”.

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Stefano Bollani incanta Roma con il tour “Sheik Yer Zappa”.

E’ una notte calda ed un cielo stellato si dispiega sulla cavea, l’anfiteatro aperto, nel cuore del meraviglioso Auditorium Parco della Musica, a Roma.

All’ingresso un brulicare di gente si prepara piacevolmente all’evento con un drink, in tribuna e nel parterre altri iniziano ordinatamente a prendere posto mentre nel buio del palco si distinguono appena un pianoforte a coda, un contrabbasso, una batteria e un vibrafono. Giunta l’ora d’inizio, la platea impaziente non riesce a trattenere l’entusiasmo ed applaude per esortare l’apparizione degli artisti i quali, tuttavia, non si fanno attendere.

E’ Bollani ad aprire il concerto esibendosi in un ipnotico assolo jazz al fender rhodes, passando al pianoforte appena gli altri strumenti intervengono nella performance e per poi districarsi con maestria su entrambi i fronti. Da subito emerge l’estro di una grande creatività musicale fatta di ritmi inusuali ed effetti sonori ricercati che trovano espressione nell’uso di percussioni al limite del rumorismo o di archetti sfiorati sui tasti del vibrafono e stefanobollanihomesui piatti della batteria. Alla fine del primo pezzo, il pianista lombardo presenta la sua band: alla batteria il fuoriclasse Jim Blak, al vibrafono un incontenibile Jason Adasiewicz ed al contrabbasso un più timido e contenuto Paul Santner. A loro è affidata l’intro del secondo pezzo, mentre Bollani questa volta canta sulle note di Bobby Brown Goes Down, uno dei brani più celebri di Frank Zappa dal suo disco Sheik Yerbouti del 1979. Il titolo del tour di Bollani, Sheik Yer Zappa, infatti, è un divertente riferimento all’appena citato album e l’intero progetto è un chiaro omaggio al geniale chitarrista di Baltimora. Una scelta audace ma allo stesso tempo riuscita quella di Bollani, il quale prende i repertori di Zappa come punto di partenza per le sue brillanti improvvisazioni. Non una sterile idolatria, dunque, bensì una sapiente ed abile rielaborazione. Del resto i due artisti hanno in comune la stessa lungimiranza musicale ed un indiscutibile talento che contraddistingue anche il resto della formazione in scena. Tanta la complicità sul palco e i divertiti sguardi d’intesa per eseguire con precisione gli stacchi netti dei finali quasi sempre a sorpresa. Oltre all’interpretazione delle cover, hanno trovato spazio anche due composizioni originali sempre ispirate all’icona rock del ‘900 e firmate dallo stesso Bollani.

Il finale del concerto si riempie di ironiche e divertenti citazioni musicali e, dopo un lungo applauso, il leader del gruppo torna sul palco prima con un trionfo di solo piano e poi alla voce sull’apparentemente romantica melodia di I’ve been in you, perché, come ha tenuto a precisare Bollani, Franck Zappa non è diventato di certo famoso per aver composto canzoni d’amore. L’intero live si è dunque caratterizzato per le sonorità dalle dinamiche imprevedibili ma ben calibrate sulle personalità dei musicisti e per la loro grande capacità di inserire elementi del tutto originali all’interno della performance. Il risultato?Un equilibrato connubio fra idee melodiche ben strutturate e libertà espressive in grado di celebrare l’imprevedibilità e spettacolarità della musica jazz.

Recensione di Giusy Batta

 

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