Verdena al Postepay Rock in Roma 2015.

Mannarino in tour nella splendida cornice dell’ Auditorium Parco della Musica.
20 Luglio 2015
Stefano Zappa o Frank Bollani
20 Luglio 2015

Verdena al Postepay Rock in Roma 2015.

verdena

Secondo giro capitolino per i Verdena i quali, a poca distanza dalla serata di marzo all’Atlantico, hanno bissato l’appuntamento sonoro lo scorso 14 luglio all’Ippodromo Capannelle nel contesto del festival Postepay Rock in Roma 2015. Il concerto è stato aperto dai Fast Animals and Slow Kids, formazione perugina con all’attivo quattro dischi, che prepara il pubblico degli affezionatissimi fan della band bergamasca con il loro (forse troppo) genuino punk-rock, strillato al punto giusto e con testi rigorosamente in italiano. I fratelli Ferrari (Alberto alla chitarra, voce, piano, tastiera e Luca alla batteria) insieme all’inconfondibile bionda Roberta Sammarelli (al basso), calcano l’enorme palco messo a disposizione dal festival e, subito, ne subiscono le sorti nefaste: pessimo audio, ovattato, dispersione del suono, voce del cantante udibile a malapena. Nonostante questo sfortunato principio i tre continuano a deliziare il pubblico, proponendo una scaletta che attraversa tutti e sei gli album del gruppo, con particolare attenzione ai brani dell’ultimo lavoro, Endkadenz Vol. 1 (il Vol. 2 è atteso per la fine di agosto): un crogiolo di distorsioni, sonorità avulse dalle loro tipiche (che li ricorda più sporchi e “dannati”) e, forse, più meditativo. Un’escalation di melodie e parole, assaltando ossessivamente strumenti e ingurgitando microfoni (come da copione), quasi a rendere l’idea che la musica dei Verdena sia un qualcosa di viscerale, vomitata da dentro con la rabbia, la forza e l’asprezza che da sempre contraddistingue il loro lavoro.

Sul palco il mondo scontroso e passivo-aggressivo della mente dei Verdena (il frontman Alberto), trova la sua collocazione ideale tra un basso complice nella melancolia e una carnale batteria: tutti elementi fondamentali e caratterizzanti dello stile verdeggiano. Alla storica formazione da quest’anno si unisce Giuseppe Chiara, il quale accompagna i ragazzi con tastiere, chitarra e cori: nonostante qualche piccolo errore compiuto, l’empatia tra i quattro è tale da superare l’impasse con grandi sorrisi e qualche battuta. La complicità tra tutti i membri si tocca con mano, in modo fluido accompagnano ogni pezzo della scaletta con grande entusiasmo e impegno: decisi nei suoni, si staccano dall’influenza beatlesiana che li ha governati per lungo tempo e si concedono qualche psichedelia nonché dei passaggi, anche all’interno di uno stesso brano, di generi lontani dal loro background. La voce di Alberto, dalle inconfondibili vocali aperte (difficile rassegnarsi a queste, soprattutto se la band comincia ad essere riconosciuta come rappresentativa della buona musica italiana), si accompagna a una performance che intrattiene: ma lascia sempre quel grande punto interrogativo. Davvero i Verdena sono una delle formazioni di punta della scena nazionale? Non si può di certo dire che siano cattivi musicisti, ma la maturazione musicale di cui molti hanno parlato si nota nel loro caso difficilmente. I due fratelli avranno anche smesso di fare beghe sul palco, come succedeva nei live di circa tredici anni fa, ma il punto è un altro: occorre capire cosa si intende per maturazione. Innegabile è la ricerca musicale e la sperimentazione che hanno compiuto dal lontano 1999 (sebbene suonino insieme dal 1995, bassista a parte, ma ci si riferisce all’anno di debutto nel mercato musicale); ma l’evoluzione non c’è. Forse c’è però non si vede: quando i pezzi suonano allo stesso modo, utilizzando solo magari uno stile diverso dal precedente, i testi sono sempre fatti da parole unite caso, si è lontani dal concetto di maturazione. Una musica può sembrare adulta nel suo comportamento, ma basta metterla alla prova per capire che non è poi così cresciuta quando irrompe il suo lato adolescenziale che urla disperato il suo disagio nei contenuti e nei suoni.

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