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Noel Gallegher a Milano all’Assago Summer Arena.

noelMilano, 6 luglio 2015. Assago Summer Arena. E’ caldo. Caldissimo. Verso le 18:30 aprono i cancelli e la folla, non troppa a dire il vero, si riversa.

Il concerto è aperto da Omar Pedrini, sulle note di “che ci vado a fare a Londra”. Proprio nulla, visto che ha già collaborato con Noel per realizzare il disco che lancerà questo inverno. In anteprima ci fa ascoltare “Oh Cecilia”, la versione italiana di “A simple game of a genius”, brano di Noel, che forse, o almeno per i fan del britpop, rende più in inglese. Noel invece si fa attendere. Verso le 21:30 il re del britpop si presenta e attacca con (Stranded on) The wrong beach. Solo dopo aver suonato Everybody’s on the run, il suo caratterino emerge con un “buonasera, it’s fuckin’ freezing here”. Effettivamente la camicia e i pantaloni lunghi non lo aiutano. Noel non è in forma, soffre il caldo, trovando il freddo solo nel suo rapporto col pubblico. Dopo ogni canzone volta le spalle e cambia chitarra, e, mentre cori da stadio lo inneggiano, lui si limita a girarsi e accennare un “thank you” o un “grazie mille”.

Tuttavia si percepisce amore puro. Amore da parte del pubblico: non sono soltanto le cover degli Oasis a scatenare la folla, anche canzoni dell’ultimo album, Chasing Yesterday, come In the heat of the moment o Riverman, vengono accolte con entusiasmo. Amore da parte di Noel, che in occasioni passate ha affermato di andare con piacere in tour in Italia, dove si sente sempre apprezzato – da considerare un particolare onore, visto i suoi poco frequenti commenti positivi -. Ed è proprio sulle note di Champagne Supernova, che, mentre lascia il pubblico cantare il ritornello, il suo caratteraccio svanisce e abbozza un timido sorriso.

Noel è indipendente, dimostra di non avere bisogno degli Oasis, nonostante siano molti i fan a sperare in una futura reunion, compresi quelli che a metà concerto lo invocano al grido di “Oasis, Oasis!”. Tuttavia, dimostra di non essere sceso di livello, le sue canzoni sono almeno pari a quelle della band che negli anni ’90 si contendeva il trono coi Blur. Il concerto è una carica elettrica, è il britpop puro. Non c’è bisogno di fronzoli particolari, basta Noel e la sua chitarra. Unica pecca, la mancanza “Ballad of the Mighty I” dalla scaletta.

Dopo un’ora e mezza circa Noel, stremato dal caldo, che sottolinea con un “I’m gonna fuckin’ die”, ci saluta con “The masterplan”, “AKA… What a life!” e il tanto atteso “Don’t look back in anger”, dove l’arena diventa protagonista cantando al suo posto. Che dire, futura reunion o no, il secondogenito dei fratelli Gallagher sa cavarsela perfettamente da solo.

Scaletta

“(Stranded on) The wrong beach”

“Everybody’s on the run”

“Lock all the doors”

“In the heat of the moment”

“Fade away”

“Riverman”

“The death of you and me”

“You know we can’t go back”

“Champagne supernova”

“The dying of the light”

“AKA… Broken arrow”

“Dream on”

“Whatever”

“The Mexican”

“Digsy’s dinner”

“If I had a gun…”

“The masterplan”

“AKA… What a life!”

“Don’t look back in anger”

Recensione di Lorenza Fici.

 

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