An Harbor: quando X-Factor si sbaglia di grosso.

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An Harbor: quando X-Factor si sbaglia di grosso.

an harborCapita che, girovagando nel mare di Internet, mi imbatta casualmente nel video di un brano dal titolo “By The Smokestack”. Mi incuriosisce e clicco play. Capita anche che quel pezzo, dal titolo a me sconosciuto, mi ricordi qualcosa di familiare. Ma capita, soprattutto, che quel pezzo sia di una bellezza rara, una perla rara dai suoni freddi e dalle parole calde, che invitano a non arrendersi mai, a lottare anche quando sembra tutto perduto. La sensazione di incantevolezza e familiarità mi porta a fare ricerche sull’artista; ed ecco che tutto si fa improvvisamente più chiaro: stiamo parlando di Federico, in arte An Harbor; il ragazzo dal look hipster che nella scorsa edizione di X-Factor si era presentato ai provini proprio con questo brano e poi, non si sa neanche il perché, è stato eliminato lasciando il posto a concorrenti dall’incerta vocazione artistica. Noto con piacere che Federico abbia continuato imperterrito il suo percorso musicale, così decido di contattarlo per conoscerlo (e farvelo conoscere) meglio.

Caro  Federico, il pubblico ti ricorderà senz’altro quando, elegante e barbuto, ti presentasti ai provini di X-factor l’anno scorso. Come mai avevi deciso di provare un talent?
In realtà, non è stata una decisione partita da me! Mi hanno iscritto due amici un po’ per scherzo e un po’ sul serio e inizialmente ero molto titubante: non pensavo potesse essere una situazione adatta a me (e infatti non lo era). Alla fine ho deciso di stare al gioco ed è andata come avete visto tutti…

La tua eliminazione è stata molto discussa e le motivazioni non sono state molto chiare. Che tipo di spiegazioni ti hanno dato? Il tuo sguardo era molto deluso: hai provato risentimento nei confronti dei giudici?

La cosa che mi amareggia di più dell’esperienza a X Factor è che sia stata travisata la mia reazione. Penso sia stata scambiata la mia timidezza per presunzione o risentimento appunto. Non è facile essere su un palco così grosso, davanti a migliaia di persone, cercare di dare il massimo per fare il meglio possibile e sentirsi subito attaccare, giudicare, provocare. So che fa parte del gioco e mi sta bene. Purtroppo io sono uno di poche parole, abituato a fare le proprie cose mantenendo sempre un basso profilo, passo dopo passo. Il “suonare” viene molto prima del “parlare”. La sostanza prima di tutto. Ripeto: temo che non sia stato capito quello che volevo esprimere, un po’ forse a causa anche del montaggio che è andato in onda, non saprei. Mi spiace solo essere passato per qualcosa che non sono. Sulle motivazioni legate alla mia eliminazione non so darvi grosse spiegazioni. Mi limito a dire che è un programma tv con le sue logiche e i suoi meccanismi, ovviamente finalizzati allo spettacolo, a fare audience, ecc. Poi come dicevo è un gioco e non è il caso di prendersela più di tanto.

La tua attività in campo musicale è comunque andata avanti. Il tuo nome d’arte è An Harbor: spiegaci il perché

Diciamo che la mia attività era iniziata ben prima di X factor e dopo è proseguita in modo naturale.
La scelta che sta dietro a questo nome è dovuta prima di tutto alla necessità: la prima volta che dovevo suonare alcuni dei miei pezzi dal vivo mi sembrava poco cool e credibile usare il mio vero nome (rido!) quindi mi è passata per la testa questa immagine che comunque non è casuale ed è legata a molteplici motivi e significati diversi e racchiude in una sola parola tante cose a cui sono legato: prima di tutto “an harbor” tradotto letteralmente dall’inglese significa “un porto” ed oltre a suggerire l’immaginario del mare che mi ha sempre affascinato fin da bambino, sta anche a descrivere metaforicamente un luogo mentale/emotivo/spirituale in cui sentirsi a casa dopo un periodo, bello o brutto che sia stato, ecc ecc.
Inoltre “An Harbor” con questa grafia sta a richiamare la città di Ann Arbor, Mitchigan, che negli anni 60 è stata culla del movimento per i diritti civili, della New Left, del White Panther Party e di diverse band che hanno fatto la storia del rock e che io adoro alla follia e in qualche modo mi hanno cambiato la vita, come MC5 prima di tutti e poi Stooges ecc . Un significato in qualche modo “politico” ma allo stesso tempo anche decisamente romantico.

Siamo nell’era dei post e dei tweet. Riusciresti a descrivere te e la tua musica in 140 caratteri?

Come dico sempre, molto brevemente e in modo sarcastico: scrivo canzoni semplici, pop, per tutti, tutte uguali ma tutte diverse, che parlano delle poche cose contano per me nella vita: l’amore, l’odio, il rock’n’roll e non mollare mai. e spero che in qualche modo facciano riflettere chi le ascolta, ognuno sulle proprie personali cose che contano.

Tre nomi di artisti a cui ti ispiri

Quasi impossibile sceglierne solo 3.
Comunque sicuramente Bruce Springsteen su tutti, modello di vita e di attitudine in tutto e per tutto, Greg Dulli (afghan whigs, twilight singers), forse mio vero “maestro” del rocknroll e subito dopo la mia maggiore influenza arriva dalla black music. Se devo scegliere un solo artista (veramente difficilissimo) direi Prince.

E’ da poco uscito il video di “By the Smokestack”, l’inedito che ha fatto sognare il pubblico anche durante il tuo provino ad X-factor. Ci spieghi come è nato questo brano?

Questo pezzo ha una storia strana. La prima versione è molto vecchia, l’ho scritta ormai anni fa. Aveva cose che mi piacevano ma non riusciva a convincermi del tutto. Quindi è rimasta nel cassetto per tanto tempo finchè un giorno per caso mentre stavo guidando, non ricordo verso dove, mi è balenato in testa un ritornello. Il famigerato “nanana”. Per un po’ ho provato a costruirgli attorno una nuova canzone, poi ad un tratto mi sono reso conto che poteva incastrarsi perfettamente con quel vecchio pezzo che avevo abbandonato tanto tempo prima. E così in un attimo senza che nemmeno me ne accorgessi il gioco era fatto.

Adesso, dopo il singolo, a cosa stai lavorando?

Pochi giorni fa è uscito appunto il mio primo singolo, “By the Smokestack”, lo potete trovare un po’ dappertutto. Anticipa un album a cui sto finendo di lavorare e che dovrebbe uscire dopo l’estate (se tutto va per il verso giusto), insieme a un nuovo singolo. Come già avrete avuto modo di sentire dal singolo i pezzi suonano molto diversi da quello che la gente si aspetta da me e il resto del disco sarà ancora un passo più in là in questa ricerca sugli arrangiamenti. Sento di essermi preso un grosso rischio, so che a molti non è andata giù questa scelta ma d’altra parte è una cosa che è venuta nel modo più naturale possibile, è quello che sono io al 100%.
Nel frattempo spero di continuare a portare le mie canzoni in giro per l’Italia e chissà magari anche all’estero e in futuro l’idea è di riuscire a mettere in piedi anche un live con una band. Spero di riuscire a fare tutto nel migliore dei modi e non deludere mai le aspettative di chi mi sta seguendo con così tanto affetto.

Dove potremmo sentirti quest’estate live?

ìDopo gli ultimi mesi passati in giro per l’Italia con quasi 40 date su e giù per la penisola (le ho contate e non riuscivo a credere che fossero così tante) mi rimangono solo pochi concerti tra cui un paio per i quali sono già emozionatissimo: uno in apertura a Niccolò Fabi (uno dei miei artisti italiani preferiti di sempre) al Tokuma Festival a Vimercate (MI) e poi una data a Londra verso metà luglio. Molto agitato per entrambe le situazioni, incrocio le dita, vi saprò dire com’è andata.

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Giuseppe Barone
Giuseppe Barone
Amo la musica, perché mi aiuta a dialogare con la mia anima. E dialogo con le altre anime attraverso la scrittura, perché scrivere è l'unico modo che ho per comunicare al mondo esattamente quello che sento. "Comportati da signore, vivi come un bambino", il mio motto.

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