NITRO: IL RAPPER VICENTINO TORNA CON IL SUO NUOVO ALBUM: SUICIDOL

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NITRO: IL RAPPER VICENTINO TORNA CON IL SUO NUOVO ALBUM: SUICIDOL

In occasione dell’uscita di SUICIDOL, Four Magazine incontra Nitro (all’anagrafe Nicola Albera) e la sua numerossima crew. Classe ‘93, Nitro si definisce metodico e paranoico e dice che SUICIDOL gli assomiglia, ci tiene a precisare che l’album è stato pensato in modo ordinato ed estremamente scrupoloso, ché, afferma, il caos senza ordine non fa abbastanza rumore.

Perché chiamare l’album SUICIDOL?

Suicidol è una parola composta da suicide (in inglese “suicidio”) e idol (in inglese “idolo”), volevo far riflettere le persone sul fatto che dopo la morte di un’artista le sue vendite impennano, anche se in vita non era molto considerato, io sono convinto che questo accada perché le persone sono profondamente attratte dalla morte, tutto l’album infatti ripete il tema del bianco e nero, dal packaging al mood dei brani all’interno. Suicidol è stato prodotto dalla Machete Empire Records, un’etichetta indipendente legata ad altri rapper di successo (Salmo è uno dei soci n.d.r.), cosa distingue la

Machete Records rispetto a tutte le altre etichette legate al mondo hip-hop?

(Risponde “Manuelito El Raton” uno dei fondatori della Machete Production) Ciò che distingue la Machete Empire Records da qualunque altra etichetta è la squadra, noi curiamo ogni singola fase della realizzazione di un pezzo, dalla composizione delle rime, al beat, noi fondatori e produttori siamo tutti artisti, ed è un grande vantaggio, ci conosciamo tutti e talvolta si innesca tra di noi una sorta di competizione estremamente positiva, che ci aiuta di volta in volta a superare i nostri limiti.

Nitro, sei partito in un certo senso dal basso, dal freestyle, hai sentito un senso di rivalsa nell’arrivare a pubblicare due album, l’ultimo dei quali in collaborazione con la Sony?

Il senso di rivalsa lo sento nelle piccole cose, non nella pubblicazione del disco o nelle collaborazioni con etichette importanti, io credo che sia importante lavorare per sé stessi e su sé stessi, senza pensare agli altri e a quello che potrebbero pensare di te, se sono arrivato fino a qui lo devo solo a me stesso ed al lavoro che ho compiuto su di me, non sono sceso a compromessi e di questo sono molto fiero.

La quinta traccia, Ong Bak, è stata scritta con Fabri Fibra, raccontaci com’è nata questa collaborazione.

Premetto che non sono un grande amante del featuring, però il pezzo con Fibra è nato in modo casuale e sono contento sia andata così, eravamo in studio per ascoltare dei beat, avevo casualmente dei provini del nuovo disco e gli ho chiesto se voleva ascoltarli, su Ong Bak abbiamo semplicemente cominciato a rappare ed è nato il featuring, un po’ per gioco, Fabri Fibra mi ha aiutato ad esprimere ciò che volevo, in Ong Bak racconto tutto ciò che ho dovuto combattere per arrivare dove sono oggi.

Twinbeasts: una canzone metal in un disco rap, perchè inserirla? Prevedi ulteriori contaminazioni di genere?

Mi piace quasi tutta la musica, il fatto che io sia un rapper non significa che non ascolti altri generi, il metal è per esempio uno dei generi che preferisco, e ho voluto che mi aiutasse ad agitare un po’ le acque, per così dire; per quanto riguarda eventuali altre contaminazioni devo ammettere che mi piacerebbe esplorare la musica elettronica, in futuro un altro esperimento che vorrei fare è scrivere musica per il cinema, scrivere un pezzo inedito per un film sarebbe per un grande traguardo.

Credi che la sovraesposizione del rap in Italia stia “rovinando la piazza” anche agli artisti maggiori?

No, nonostante il rap negli ultimi anni abbia avuto un’enorme visibilità in Italia, io rimango dell’idea che se fai della buona musica, vendi, altrimenti non vendi, è molto semplice. Molto più semplice di quanto si creda, le possibilità di aver fatto un disco di avanguardia che nessuno riesce ancora a comprendere sono molto, molto basse.

L’album Suicidol uscito il 26 Maggio è venduto in una confezione Deluxe contente una “Rag Doll” una specie di bambolina voodoo che ricorda molto Nitro in versione metal, anche il packaging dell’album è stato interamente curato dalla Machete Empire Records con l’appoggio della Sony.

Alla fine dell’intervista Nitro e tutta la crew (fondatori della Machete, Dj, b-boyz di varia foggia) escono dalla stanza e mi sembrava di vederli camminare con un beat di sottofondo, come se muovessero i passi a tempo, cliché?

 

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