Festival di Villa Arconati: Patti Smith, ritorno al futuro

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Festival di Villa Arconati: Patti Smith, ritorno al futuro

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Nell’autunno del 1975, Patti Smith radunò la sua band negli Electric Lady Studios di New York per registrare il suo album di debutto, HORSES. Uscito il 10 novembre dello stesso anno da Arista Records, ha finito per essere considerato come un’incisione germinale e punto di riferimento che ha continuato ad avere risonanza e rilevanza per le successive generazioni di musicisti e artisti. Ora, 40 anni dopo, la Smith onorerà la longevità e la duratura influenza dell’album con una serie di concerti internazionali incentrati sul disco. “Sarà davvero una  fiera celebrazione ” sostiene Patti riguardo il suo intento di eseguire HORSES nella sua interezza, accompagnata da due membri del gruppo originale, Lenny Kaye e Jay Dee Daugherty, insieme al bassista/tastierista Tony Shanahan, che è stato parte della sua band per 20 anni. HORSES è stato concepito per essere, nella sua descrizione, “tre corde di rock fuse con il potere della parola.” Poeta e artista visionaria Patti ha cominciato a improvvisare nella sua miscela unica di canzoni e immagini allucinatorie già due anni prima, apparendo sui palcoscenici di cabaret e piccoli club. Fu in questo periodo che venne vista e ingaggiata dal presidente dell’Arista, Clive Davis. John Cale fu scelto dalla band per produrre l’album, che fu rilasciato il 10 novembre, data di morte di una delle più importanti influenze culturali per Patti, il poeta Arthur Rimbaud. Aprendo con un dichiarato inno della responsabilità personale – “Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non i miei” – ripiegato all’interno  del classico “Gloria” di Van Morrison, HORSES ha rappresentato un ritorno agli istinti primordiali del rock, cercando di risvegliare lo spirito e la promessa della musica proprio nel momento in cui sembrava  che questa sensibilità , corresse il rischio di essere dimenticata. La portata artistica dell’album ha preso corpo nei voli a mano libera di “Birdland” e “Land”, dove i preponderanti tappeti sonori  di free jazz e i ritmi propulsivi e  i testi ammalianti sono mescolati per offrire un paesaggio sonoro dove tutto può succedere. Canzoni  più strutturate, come “Redondo Beach”, “Free Money”, “Kimberly” e “Break It Up” presentano una visione sia idealista che romantica del mondo. Nella traccia finale dell’album, “Elegie”, passato e futuro del rock sono stati intrecciati all’interno del “mare di possibilità” che divennero il presente. La musica è stata infusa con la poesia, in una ricerca artistica senza compromessi che ha contribuito a stendere le fondamenta per quello che sarebbe diventato noto come lo sconvolgimento del “punk”, anche se la Smith e la sua band hanno sempre cercato di evitare categorizzazioni: “al di là delle competizioni di genere, di religione, macchinazioni politiche,” come Patti scrive nelle note di copertina, aggiungendo “… per quanto mi riguarda io sono veramente e completamente pronta ad andare.” Iconica la foto di copertina firmata Robert Mapplethorpe, di Patti con la sua giacca in spalla, che ha catturato l’essenza di quel momento del divenire e, in effetti, HORSES fu l’inizio di una lunga carriera musicale che risuona ancora più forte oggi. L’album ha ottenuto numerosi e importanti riconoscimenti nel corso degli anni, è stato incluso tra i miglior album di tutti i tempi e nel Registro Nazionale della Library of Congress. È stato seguito da altri nove album di materiale originale, libri di poesia e di un libro di memorie best-seller,

 

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