JURASSIC WORLD: non solo un parco a tema

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JURASSIC WORLD: non solo un parco a tema

Jurassic World è un film che risulta difficile valutare in maniera obiettiva: il peso del capostipite della serie, a dispetto della pochezza del secondo e terzo episodio, rende complesso approcciare un’opera che è molto consapevole di tale eredità e la rimarca con costanza. Quasi a voler esplicitare il legame, Jurassic Park in Jurassic World è citato con continuità smaccata, con scene topiche e situazioni del primo ripetute diverse volte nel contesto del secondo, in un gioco di citazioni che mima il rapporto tra un padre autorevole e un figlio desideroso di avere la sua approvazione. Il risultato va valutato con un certo distacco, che almeno il sottoscritto inizialmente ammette di non aver avuto. Se è un dato di fatto che chi ha visto, magari da ragazzo, il  film di Spielberg troverà pochi spunti davvero originali in Jurassic World, gli adolescenti di oggi potrebbero vivere questo nuovo capitolo come il loro vero primo film della serie, e goderne indubitabilmente. A dispetto delle riflessioni nostalgiche infatti, e malgrado una fase introduttiva forse ridondante – ma di nuovo si tratta di una lettura che non guarda al film come prodotto stand alone – Jurassic World è un film di buona qualità, con ottimi effetti speciali, buoni attori, trovate interessanti e un ritmo sostenuto, cui personalmente obietterei solo uno spunto di sceneggiatura, fondamentale, che se ha degli sviluppi validi pone delle premesse discutibili al suo innesco. Inezie, di fronte allo spettacolo di una natura ormai estinta che torna in vita sul grande schermo, con una serie di rimandi a tematiche altre e riflessioni  sulla nostra contemporaneità che restano come in sospensione, ma risaltano nel momento in cui le si voglia cercare…Fra le tante, una che colpisce riguarda il Jurassic World inteso come parco a tema. Isla Nublar diventa nel film la reificazione di un’abitudine allo straordinario che caratterizza la nostra società: non basta più aver riportato in vita i dinosauri, il pubblico ha bisogno di continui stimoli, la realtà va continuamente superata. Se nel primo Jurassic Park era la meraviglia per il recupero di qualcosa di straordinario che non c’era più a catalizzare l’attenzione, Jurassic World ne è l’evoluzione alla luce della natura umana: ciò che ha 15 minuti per il pubblico di oggi è già vecchio, figuriamoci qualcosa che ha 150 milioni di anni… E se ciò che esiste non basta più, la scienza deve ricorrere alla fantasia, piegare una realtà che è già frutto di un sogno e rischiare grosso, per dare vita a degli incubi.

Al contempo, Jurassic World dà voce anche alla consapevolezza che ciò che è reale lo è a prescindere dalle proprie origini artificiali: Owen Grady (un sempre simpatico Chris Pratt) cerca e stabilisce un rapporto diretto con la vita, è portato a rispettarla e ad ottenerne il rispetto, lottando in prima persona a difesa di un’ideale di equilibrio fra i bisogni dell’ambiente e quelli umani che è un altro dei grandi temi della nostra realtà. Le conseguenze inverosimili di questa volontà riportano l’incubo al sogno e sono probabilmente l’aspetto più genuinamente Spielberghiano del film.

Il monito sugli esiti di questo conflitto fra natura e cultura resta forte, Jurassic World e le sue roboanti scene finali sono molto esplicite nell’affermarlo: se l’equilibrio si spezza, la natura ne creerà uno nuovo, ma sarà comunque l’uomo ad uscire sconfitto.

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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