Shellac e Uzeda, due grandi band degli anni 90, in concerto allo Zoom.

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Shellac e Uzeda, due grandi band degli anni 90, in concerto allo Zoom.

foto2Ci sono eventi che, a volte, hanno più importanza se fatti in un determinato luogo e in un preciso momento. Questo è esattamente il caso del tour di due grandi band degli anni Novanta, gli statunitensi Shellac e i siciliani Uzeda, i quali hanno cominciato questa avventura tutta italiana partendo dal suo sud. Ed è questo il particolare speciale: vedere due formazioni icone del noise indipendente esibirsi nei palchi del Meridione. Ma se Catania potrebbe non destare troppo clamore, un paese di nome Marcellinara in provincia di Catanzaro può farlo davvero: chi non si stupirebbe nel vedere tra le date il nome di uno sconosciuto comune della Calabria? A realizzare questo sogno apparentemente impossibile ci hanno pensato i ragazzi delle OFF Officine Sonore di Lamezia Terme (CZ), un locale che da poco più di tre anni detta legge sulla vita notturna della cittadina calabrese, offrendo una selezione musicale d’avanguardia insieme a serate di altra natura. Il tour è iniziato lo scorso 23 maggio a Catania e, dopo la Calabria, ha proseguito verso Roma, per poi approdare a Bologna e finire a Torino il 27: l’evento calabrese (svoltosi presso il locale ZOOM) ha rappresentato il punto d’incontro per i diversi fan provenienti non solo da tutta la regione, ma anche da quelle limitrofe.

foto1Sono le 22:00 di una normale domenica di maggio, il pensiero è legato al maledetto lunedì lavorativo che comincerà a breve, ma l’entusiasmo e la voglia di prendere parte alla storia è tale da far dissolvere ogni preoccupazione. Arrivano le 23:00 e finalmente sul palco irrompono le sonorità forti e coinvolgenti degli Uzeda: quattro persone alle quali il tempo non ha impedito di affievolire la verve e la passione. Giovanna Cacciola, composta e radiosa, domina il palco da brava tigre ruggente con la sua voce dirompente e strozzata: come due angeli custodi al suo fianco, Agostino Tilotta alla chitarra e Raffaele Gulisano al basso scaraventano dosi di adrenalina e sound secco e preciso, sempre seguiti con dovizia di metodo dalla batteria di Davide Olivieri. L’attività degli Uzeda risale a molti anni addietro (il 1987 è l’anno della loro formazione): si sono mossi senza limiti territoriali nazionali, portando la loro irriverente musica anche oltreoceano e contribuendo a rendere l’Italia una nazione all’avanguardia dal punto di vista musicale indipendente. Con grazia e pochi fronzoli, i quattro cedono il posto ai potentissimi Shellac, gruppo capitanato dall’imperscrutabile figura di Steve Albini, noto produttore di grandi nomi (tra i tanti: Foo Fighters, MotorPsycho, Nirvana, Zu, Jesus Lizard, oltre che degli stessi Uzeda). Shellac vuol dire smalto in inglese, un nome rappresentativo per la loro musica: industriale, compatta, lucida, coprente. Albini alla chitarra e alla voce, da più di vent’anni consacra questo sodalizio musicale insieme al divertente intrattenitore Bob Weston al basso e al riservato e serio Todd Stanford Trainer alla batteria: in merito alla serata in questione il gruppo di Chicago non delude le aspettative, offrendo uno show all’insegna del rock minimalista (questa è la definizione che amano dare della loro musica).

La durata è stata forse breve, senza bis, ma intensa e adeguata per un genere musicale di questo tipo: quando esiste il talento, quello vero, non è necessario dilungarsi per regalare un puro appagamento sensoriale. Vedere, poi, gli stessi membri di entrambe le formazioni vendere il proprio merchandising, chiacchierare con i presenti in tranquillità e sentirli dire di essere contenti per aver iniziato il loro tour dallo splendido Sud, aggiunge quel qualcosa in più che rende un semplice concerto un evento memorabile. Perché spesso e volentieri l’aspetto umano non si ha modo di poterlo carpire: forse in questo risiede il vantaggio di un concerto nella provincia meridionale italiana. O, semplicemente, ci si trova dinanzi a persone e non a personaggi, giacché hanno ripetuto lo stesso “rito” anche al concerto di Roma.

É splendido assistere a così tanta determinazione, a così tanto impegno nonostante il tempo sia implacabile nel suo scorrere: alcune giovani band non posseggono nemmeno un briciolo del loro stile, dell’inventiva che li contraddistingue e della volontà che li porta a presentarsi sempre con un’eleganza tale da generare in chi li guarda solo un doveroso e silente rispetto.

 

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