Sui “SENTIERI DI LIBERTA’” dei dieci anni di carriera degli ALMAMEDITERRANEA

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Sui “SENTIERI DI LIBERTA’” dei dieci anni di carriera degli ALMAMEDITERRANEA

Almamediterranea_foto-2La cosa peggiore non è la violenza degli uomini malvagi, ma il silenzio terribile degli uomini onesti”. È alla celebre affermazione di Martin Luther King che sembra riportare la carriera artistica e umana degli Almamediterranea. Una band come poche, dotata di una sensibilità da sempre pronta ad accogliere e sposare le problematiche sociali. Quest’anno il gruppo cagliaritano composto da Roberto Usai Almo (voce, chitarra, guitalele, bouzouki), Pamela Strazzera Panky (voce, cajon, djembe), Gigi Mirabelli (basso), Emanuele Pusceddu (batteria), Diego Milia Dieghi (banjo, violino, mandolino, armoniche, ukulele, tromba, trombone), Santino Cardia Santo (sax contralto, flauto traverso, sax soprano, clarinetto, chitarra) e Fabrizio Lai Fabrenji (chitarra, cavaquinho) ha festeggiato i primi dieci anni della sua carriera musicale con un nuovo album, “Sentieri di Libertà”, in cui sono condensate tutte le tappe del percorso artistico da loro compiuto, dagli esordi ad oggi. Sempre pronti a schierarsi, senza peli sulla lingua, dalla parte dei più deboli e degli esclusi, sempre pronti a fare fronte comune perché tutti figli di una stessa Madre Terra. La musica è quella del “no-generis” proprio perché vi si ritrovano le contaminazioni più svariate, dalla ska al rock, dal pop alla reggae. Sulla realizzazione dell’album ha inciso la recente collaborazione con l’Associazione Libera Comunità Terapeutica del Dottor Alessandro Coni, preziosa fonte di ispirazione ed esperienza formativa per gli Almamediterranea.

L’associazione si occupa, infatti, di promuovere terapie alternative nel campo della medicina psichiatrica che prevedano attività di recupero e reintegrazione dei guarenti attraverso il contatto con la natura. Noi di Four Magazine abbiamo contattato Pamela Strazzera degli Alma per sapere qualcosa in più sul loro ultimo album. La grande anima di questa band ci ha conquistato e convinto, proprio alla luce dell’onestà con cui l’interprete e musicista ci ha parlato del loro impegno, della loro passione e della loro forma di resistenza fuori dal comune. Leggiamo cosa ci ha raccontato.

Pamela, il vostro ultimo album prende il nome dal progetto promosso dal Dottor Coni: “Sentieri di Libertà”, appunto. Com’è nata questa collaborazione con la sua associazione?

La collaborazione nasce nel 2014, dopo tre giorni di trekking e montagna terapia nella zona della Sardegna relativa ad Ogliastra, una zona molto particolare ed intensa come scenario naturale. Il Dottor Coni crede da tempo che la reintegrazione sociale di persone affette da disturbi mentali possa avvenire risvegliando la serenità che il contatto con la natura ti da, tant’è vero che i suoi ragazzi hanno iniziato a riscontrare degli importanti benefici. Noi siamo stati contattati in occasione della festa prevista per l’ultimo giorno di questa trekking terapia, il che ci ha reso molto felici. C’è stato dato del materiale che riguardava il progetto e che comprendeva anche il libro che si intitola, per l’appunto, “Sentieri di libertà”: una raccolta delle testimonianze dei ragazzi guarenti che da cinque anni a questa parte, sotto la guida del Dottor Coni, stanno portando avanti il progetto della montagna trekking terapia. Leggendo il libro abbiamo provato una fortissima ispirazione e carica energetica tale da far venire fuori un testo e della musica che abbiamo presentato durante quel concerto. Per loro è stata un’emozione fortissima sentire questa canzone che comprendeva tutta l’esperienza di quegli anni e le emozioni che i ragazzi hanno e continuano a provare durante questo percorso. Vedere in Sardegna una realtà di questo tipo, che comunque si sta espandendo a macchia d’olio anche nel resto d’Italia, e vedere queste circa 300 persone felici è stato davvero un tripudio di festa e quindi ci siamo detti: “Proviamo! Proviamo questo connubio!”.

Quanto ha inciso questa esperienza sulla realizzazione del vostro ultimo disco?

L’album degli Alma festeggia i nostri dieci anni di collaborazione insieme. Stiamo continuando il nostro percorso che ad un certo punto ha incontrato quello di Libera Comunità Terapeutica e quindi c’è stata questa ispirazione, tanto è vero che all’interno di “Sentieri di Libertà” ci sono due brani dedicati alle problematiche dei disagi mentali: uno è “Sentieri di Libertà”, che parla della guarigione, e l’altro è “La Taranta del Demente”, di cui a breve uscirà il videoclip che tratta della “pazzia” ma a livello molto interiore, vista quasi da un malato di mente, con queste personalità che entrano in conflitto l’una con l’altra. Ma all’interno di “Sentieri di Libertà” ci sono anche tanti altri brani che riguardano altri tipi di problematiche come “Cento Anime” con cui abbiamo voluto riparlare del problema dei barconi. L’album è come se fosse, insomma, una raccolta di tutte le esperienze fatte nell’arco di questi dieci anni insieme.

Quanto ritieni possa essere terapeutico il potere della musica?

Vorrei prima aprire una parentesi: “Sentieri di Libertà” è stato un modo per avvicinarci e avvicinare i ragazzi alla nostra musica e a quello che noi trasmettiamo, tant’è che dopo l’esperienza del concerto dell’anno scorso abbiamo chiesto ai guarenti di partecipare vocalmente al brano, infatti, il coro inciso in “Sentieri di Libertà” è cantato da loro. Sono venuti in studio, hanno registrato e hanno cantato anche in diverse occasioni con noi. La loro reazione è stata come un vaso che trabocca di felicità perché la musica deve ed ha questo ruolo. La musica è così: arriva a prescindere dal linguaggio, è proprio la musica che ti emoziona, sono le vibrazioni che ti emozionano. Per cui quello che gli Alma in dieci anni hanno fatto, e continueranno a fare, è cercare di arrivare al pubblico, soprattutto durante i concerti che sono scambi di emozioni. Tempo fa ci è stato chiesto quale fosse il nostro habitat naturale tra il palco e lo studio di registrazione e noi abbiamo risposto “il palco tutta la vita”, che sia anche il marciapiede. Scriviamo musica nella speranza di trasmettere emozioni. Comunichiamo con la musica per far conoscere una realtà o, perlomeno, per far nascere delle domande nell’ascoltatore. Per quanto riguarda l’energia e quello che proviamo quando suoniamo, io personalmente posso dirti che sono investita dal forte amore che i nostri musicisti provano per quello che fanno e questo amore poi diventa unico in una sommatoria di suoni che sono poi le canzoni che suoniamo sul palco.

In una società in cui a farla da padrone sono “qualunquismo e populismo”, come voi cantate, qual è la vostra forma di resistenza?

È continuare a prescindere. A volte parlare chiaro e senza filtri è un’arma a doppio taglio. Tante volte noi, per questo, ci siamo trovati in difficoltà. In alcune situazioni ci è capitato che ci censurassero o che comunque girassero attorno a quello che noi volevamo effettivamente comunicare. Noi continuiamo, però, a sentirci resistenti ed in guerra, pur non utilizzando alcun tipo di arma perché siamo per l’utilizzo delle parole finalizzato al risveglio delle coscienze delle masse. Non vogliamo fomentare cattiveria ma vogliamo fomentare una coscienza che diventi collettiva e che si riveda e si rispecchi in quelle che sono le problematiche comuni che tutti i giorni noi tutti viviamo: persone che continuano ad ammazzarsi a causa dei debiti imposti, perché la situazione economica e di ostilità che stiamo vivendo c’è stata imposta dall’alto e sta distruggendo le persone, padri di famiglia che hanno lavorato per quarant’anni e che, ad un passo dalla pensione, vengono licenziati. Di fronte a queste situazioni vogliamo continuare a parlare d’amore oppure vogliamo gridare la rabbia e la resistenza di queste persone? Noi abbiamo deciso di fare resistenza ed in questo modo: cercando di essere combattenti in prima persona ma, come dice la canzone, “cavalieri senza spada”, armati di parola.

L’album lo avete registrato in parte a Cuba. Come mai questa scelta? Per via di una ricerca sonora o proprio perché Cuba è terra simbolo della lotta per la libertà?

Il gemellaggio Sardegna-Cuba nasce tra il 2013 e il 2014, in concomitanza con la nostra presenza sul palco del Primo Maggio. Da allora è entrato a far parte della band per due stagioni Sixto, un percussionista cubano che abita qui a Cagliari. A seguito della sua integrazione si è unito anche un altro musicista, un trombettista che viene da Città del Messico. Oltre ai testi e a quello che vogliamo comunicare, Almamediterranea è un contenitore di suoni. Noi sperimentiamo, non ci piace essere catalogati in un genere, siamo “no generis” perché, pur mantenendo quell’anima che è della nostra cultura abbiamo integrato nel corso di questi dieci anni diversi strumenti musicali, dal bouzouki al violino. La collaborazione con questi due ragazzi latini ci ha permesso di entrare a contatto con la loro cultura e ci ha fatto pensare “ma perché non proporre un gemellaggio tra la Sardegna e Cuba?”. Si tratta, in fin dei conti, di due isole e due culture, per alcuni aspetti, simili. È così che è partito il progetto “Treno per Cuba”. Nel 2014, sotto invito della Casa della Musica Cubana, siamo stati lì e abbiamo fatto un concerto con artisti del panorama musicale sud americano e poi siamo entrati negli Abdala Studio, i più importanti studi di registrazione del Sud America. Da quella situazione è uscito anche il singolo “Treno per Cuba” che è visibile su Youtube e raccoglie alcuni spezzati che abbiamo vissuto lì all’Havana.

Quali i progetti futuri?

Abbiamo da poco chiuso l’ultimo disco ma abbiamo già ricominciato a scrivere. Ci sono già dei pezzi che faranno sicuramente parte del nuovo progetto ma ancora non ti so dire dove ci proietteremo perché noi siamo una band “work in progress”. L’augurio che ci facciamo con questi dieci anni è di proseguire avendo ancora qualcosa da raccontare, qualcosa da dire. Vogliamo continuare questo percorso fatto anche di sacrifici ma anche e soprattutto di grandi soddisfazioni perché dopo aver trovato qualche porta chiusa, ne abbiamo trovate centinaia aperte. Ci sono altre situazioni che ci stanno ispirando e risucchiando anche se, in questo momento, i nostri pensieri sono rivolti a far sì che Libera Comunità Terapeutica e i nostri dieci anni vengano festeggiati al meglio con tutta la stagione di live che è già partita il primo di maggio con la nuova tournée e terminerà a fine anno. Una cosa è certa, però: non ci fermiamo, abbiamo voglia di parlare e abbiamo voglia di far musica.

Link utili:

www.almamediterranea.it

 

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