#SpringAttitude2015: le promesse mantenute

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É stata mantenuta la promessa della combinazione tra spazi istituzionali e cultura contemporanea (fruibile in diversi orari del giorno e della notte), fatta dall’organizzazione dello Spring Attitude durante la conferenza stampa della presentazione dell’edizione del 2015. Domenica 17 maggio si è conclusa la sesta edizione dell’evento romano dedicato alla musica elettronica e, da quest’anno, anche alle arti visive. Partecipare a una delle serate di questo promettente astro dei festival europei del genere è stato un onore, oltre che un totale coinvolgimento di più sensi (se si pensa anche ai luoghi che lo hanno ospitato).

Sabato 16, in una calda giornata primaverile romana, si è aperto il pomeriggio al Factory (parte del complesso del museo Macro Testaccio) con Fabrice, dj resident di L-Ektrica: al secolo Fabrizio Esu, il dj comincia a scaldare la folla dell’Outdoor Stage per poi passare subito la palla ai quattro de La Batteria, i quali regalano un mash-up di pezzi di colonne sonore cinematografiche dal sapore nostalgico. Continuando sulla scia di artisti del nostro Bel Paese, l’attesissimo Godblesscomputers (alias Lorenzo Nada), ha creato un ambiente caldo e criptico all’interno del Desperados Stage: con i suoi loop quasi sussurrati e magnetici, viene giudicato una della rivelazioni più promettenti del panorama italiano. Dai ritmi soft di Lorenzo Nada si passa ai suoni più taglienti e ritmati di Sine One, per poi giungere agli unici stranieri del pomeriggio, il duo inglese Scratch Perverts: revival di hit radio storiche (e non solo) senza infamia né gloria. La chiusura è stata affidata al potentissimo e coloratissimo duo Ninos du Brasil, il progetto dell’artista visivo Nico Vascellari (il quale ha incantato label famosissime pur esibendosi rare volte in pubblico): set di percussioni minimale (due timpani, un rullante e i charleston), ritmi latini uniti a basi vivaci e colorite come lo show che i due hanno proposto.

La serata continua ma ci si sposta di sede: destinazione Eur. Spazio 900 fa parte del palazzo dell’Arte Antica e si inserisce perfettamente nel contesto architettonico del celebre quartiere romano. Luogo ideale per ospitare progetti sperimentali di arti visive e musica elettronica, si è scisso in due (Main Stage e Backroom Stage) per dare contemporaneamente voce a più formazioni possibili, proponendo anche i contributi di visual art dello StudioAira (studio romano di design e motion graphics). Alle 23 i raffinati Portico battezzano l’inizio serata con la loro eleganza tutta inglese, suoni caldi e vellutati come la voce del cantante, mentre al “piano di sotto” i romani Youarehere, in un mix tra musica e video installazioni, propinavano beat incessanti: intanto un astronauta si aggirava tra il pubblico delle due sale. Cambi-palco velocissimi (siamo abituati a tempi decisamente più lunghi, tanto da stupirci del contrario), è la volta della giovane afro-americana Kelela: una Venere nera sinuosa e sensuale, dalla voce catalizzante. Passa il testimone al conterraneo Baths, giudicato come uno dei migliori beatmaker americani, mentre nel Backroom Stage la serata continuerà ad essere tutta tricolore (eccezion fatta per l’elettronica screziata di bassi baritonali degli statunitensi Doldrums) con i Drink To Me e le loro sperimentazioni indie-elettroniche e gli Omosumo, formazione tutta siciliana al sapore di acid-house e rock d’autore.

L’attesa principale è tutta concentrata sui due grandi nomi che portano alta la bandiera della Germania: stiamo parlando dei Siriusmodeselektor e di Apparat. I primi, nati dall’unione della techno-house dei Modeselektor e dell’elettronica dei Siriusmo, si impongono graffianti e movimentati, fanno ballare il pubblico in continuo aumento in sala e portano con sé un assaggio di quelle sonorità tedesche dal marchio inconfondibile. E alla fine arriva lui, Sascha Ring, al secolo Apparat, il nome forse più atteso di tutta l’intera manifestazione. Un artista che ha travalicato i confini dei club arrivando fino nelle sale cinematografiche (ha collaborato alla colonna sonora de Il giovane favoloso di Mario Martone), capace di ricreare un’atmosfera onirica, accattivante, assolutamente originale: tutti ingredienti utilizzati anche per la performance in questione.

Lo Spring Attitude ha soddisfatto le aspettative, mantenuto le promesse, ha per un attimo svestito Roma della sua aurea provinciale per regalarle la tanto auspicata internazionalità. La curiosità per l’edizione del prossimo anno sarà altissima, giacché sono stati promessi anche cinema e fotografia: l’auspicio è quello di non voler strafare, concentrandosi più sulla quantità che sulla qualità. Sarebbe un peccato doversi ritrovare ad avere rimpianti.

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