Asif Kapadia racconta l’anima tormentata di Amy!

“IL SOGNO DI GRETEL” IN SCENA AL TEATRO DELL’OROLOGIO
13 maggio 2015
Woody Allen e il suo anno buono
17 maggio 2015

Asif Kapadia racconta l’anima tormentata di Amy!

Il documentario di #AsifKapadia su #AmyWinehouse è un viaggio, che parte da una ragazza sorridente, seppur problematica, dotata di una potente voce che vuole far sentire al mondo, fino all’apoteosi della sua fine, vittima delle sue debolezze, avvenuta a soli 27 anni.
La vita di Amy Winehouse non deve essere stata facile, seppur abbia realizzato la sua passione e sia riuscita a diventare una super star, tutto ciò le è costato, tanto, tutto. Un’artista scomparsa da soli quattro anni e della quale si sente sicuramente la mancanza, nonostante siamo comparsi negli anni dopo la sua morte, libri, documentari e ricordi esplicitati nei vari talk show, da quelle che erano le persone più vicine ad Amy. Era giusto realizzare un documentario che la raccontasse da un punto di vista estraneo, con un occhio imparziale, affrontando la realtà per quella che è stata, i gironi dell’inferno che ha visitato, la sua totale dipendenza da alcool e droghe, la vicinanza e l’influenza con alcune malsane persone che di sicuro l’hanno aiutata a sprofondare nel baratro senza uscita dei suoi ultimi periodi. È stato bravo il regista Asif Kapadia, raccontando la persona dietro il personaggio, mostrandola fin da piccola, ancora acerba e dotata di una potenza canora strabiliante, ma la bravura del regista è soprattutto quella di non essersi dimenticato di mostrare che grande artista sia stata, così innamorata del suo lavoro da farsi divorare da esso. I tabloid che non le davano pace, i paparazzi, l’infanzia difficile, il complicato rapporto con il padre e con tutti gli uomini che abbia scelto di avere al suo fianco, che hanno contribuito ad arricchire la sua discografia con pezzi incantevoli, i suoi strambi look, la totale negazione verso il suo corpo, magro, gonfio, scarno, e poi di nuovo in carne. Non si amava forse Amy, o più semplicemente cercava solo qualcuno che l’amasse davvero, senza capire che l’amore più grande era quello che stava ricevendo da tutte le persone che hanno adorato la sua musica. Sorprende come questi personaggi, come lei Heat Ledger, Kurt Cobain, e molti altri, osannati da pubblico, stampa, e pieni di avvoltoi pronti a dichiararsi amici, poi finiscano con il morire da soli nei propri appartamenti, scoperti da guardie del corpo o massaggiatrici. È forse la solitudine ad uccidere?
Eppure Asif ci mostra una donna in lotta con le proprie dipendenze, sorridente, perfezionista sul lavoro quando si tratta di cantare con il suo mito Tony Bennett, una donna che di sicuro non voleva morire così, vittima di quel mal di vivere che colpisce le persone più fragili. Un montaggio perfetto, dinamico, colmo di materiale inedito, che ha saputo alternare momenti personali con performance dal vivo, vittorie e sconfitte in due ore che raccontano la vita di una persona. A chiudere una carrellata di foto di Amy Winehouse accompagnate dalla sua incantevole versione di “Valerie” che, citando, dice:” Why Dont You Come On Over, Valerie”.

Comments on Facebook

Comments are closed.