“Un udire per ascoltarsi”: intervistiamo YEROS

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“Un udire per ascoltarsi”: intervistiamo YEROS

Una musica che diventa “commento alle immagini” che evoca. Una terra, Matera, che si trasforma in un “veicolo interiore” attraverso il quale “udire per ascoltarsi”. Sono questi i due principali pilastri che sorreggono la meravigliosa architettura dell’ultimo album del Maestro Ciro Gerardo Petraroli, in arte Yeros. Nel suo disco, “Fanteim” (Yeros Production S.r.l./Edizioni Musicali Starpoint International S.r.l./Gerardo Petraroli), uscito lo scorso 14 aprile, ritroviamo sublimate quelle che sono state le esperienze professionali di un esperto del settore (compositore, musicista e maestro d’orchestra) ma anche e soprattutto quella che è stata ed è la sua vicenda personale come uomo. Le note diventano sentieri attraverso i quali esplorare la sensibilità di un artista che più che comunicare, preferisce “stimolare” il suo ascoltatore verso riflessioni mistiche che abbraccino i più profondi significati della vita. Grande incidenza sull’ultimo progetto discografico del Maestro Petraroli l’ha avuta la Città dei Sassi, la Matera Capitale della Cultura 2019, che è stata per lui una sorta di musa ispiratrice, fertile terreno a cui l’artista è legato da tempo. Una terra selvaggia, nei silenzi e gesti dei cui abitanti “poter ritrovare la sacralità” di una vita pura e incontaminata. Sperimentatore di commistioni sonore, con questo ultimo album l’artista inaugura anche un nuovo orientamento musicale che egli stesso ha definito “darklassic”, cioè uno stile compositivo classico che integra ritmi etnici ed elettronici. Noi di Four Magazine abbiamo avuto il piacere di confrontarci con il Maestro Petraroli circa il suo ultimo album, leggiamo cosa ci ha raccontato.

“Baphomet” è uno dei singoli raccolti in “Fanteim”. Vorrei parlare proprio di questo pezzo e del relativo video che lo accompagna: è un omaggio al Bafometto dell’occultista Eliphas Levi?

In realtà Baphomet rappresenta il Dio dei Templari, che non ha nulla a che fare con l’occultista Eliphas Levis che ne ha dato una rappresentazione grafica divenuta poi la più famosa e conosciuta. Baphomet è un nome che, scritto in ebraico, deriva da “Met” che significa morte. “Bapho”, invece, deriva dalle lettere ebraiche “Bet”, “Peh” e “Vau”, ciò che è oltre la morte. Baphomet rappresenta quindi il Dio della vita e della morte. I Templari reputavano che l’espressione del Dio non era quella del Dio “buono” come definito dalla tradizione cattolica e cristiana, ma un Dio che va al di là del concetto del bene e del male, una realtà meno fideistica e più logica. Il mio brano, quindi, non rappresenta un omaggio all’occultista Eliphas Levi. Al di là della vera natura suddetta di Baphomet, ho usato questo titolo come rappresentazione stereotipata popolare del cosiddetto diavolo, il male, per esprimere la manipolazione e l’abuso di potere, soprattutto dei poteri organizzati a tutti i livelli (economici, politici e religiosi) i quali si propongono guaritori e risolutori dei problemi dell’umanità ma, in realtà, sono essi stessi i veri promotori e maestri di questo mal costume e mal vivere che ci circonda. La mia musica, la quale non può essere scissa dall’immagine videale, è prevalentemente ciò che incontro ed ho incontrato in tutti i paesi del mondo, una raffigurazione fotografica e realista della società di oggi.

Ha affermato quanto decisiva sia stata l’ispirazione fornitaLe da Matera e dalla gente lucana per la realizzazione di “Fanteim”. Ha parlato della sacralità insita nei silenziosi gesti di questa popolazione e di come questa terra l’abbia aiutata ad ascoltare e ad ascoltarsi. Le andrebbe di spiegarmi il significato del titolo del Suo album e se ha qualche connessione diretta con la terra che gli “ha dato i natali”?

Il titolo “Fanteim”, che in realtà è strettamente collegato al mio nome d’arte “Yeros”, deriva dal greco “phantes” (colui che mostra, riconcilia, fa tintinnare all’unisono la campana interiore e svela agli uomini di buona volontà la sacra opportunità della vita attraverso la sapienza mistica della creazione). Dante nel Purgatorio dice: “Fatti non foste a viver come bruti”. Quindi “Yeros-Fanteim” come lo Ierofante, cioè “colui che mostra le cose sacre”, intese come quel qualcosa che ognuno di noi ha innestato nel suo genoma e trasmigrato nel suo inconscio collettivo. Un artista che dovrebbe essere un archetipo collettivo, mediante la sua sensibilità, preparazione accademica e fantasia, esprime con arte i sunti psichici del bisogno e delle esigenze nel suo tempo storico. Essendo in un vortice frettoloso di input, non riusciamo più a condividere il silenzio, “un ascoltarsi per ascoltare” perché questo è il tempo dove la velocità e la fretta si è così insinuata nel nostro vivere, da ritrovarsi come in una nuova Babele cinta da un “arrivismo e una confusione pressappochista”. Ma, al di la delle nostre beghe umane, vi è un perfetto equilibrio superiore. Per ciò che riguarda lo stretto legame con Matera, invece, lì ho ritrovato qualcosa di profondo, un retaggio interiore, quasi antropaico che ci rende introspettivi, quasi un crepuscolo che rappresenta la continua rigenerazione delle nostre essenze.

Cosa rappresenta per Lei che è musicista e compositore fare musica? Una sorta di libera espressione e liberazione dei moti del sé o piuttosto il veicolo prediletto attraverso cui comunicare un messaggio a chi sia pronto ad ascoltarlo?

In realtà (io) mostro, non reputo di dover dare messaggi di nulla, ne abbiamo già troppi. Mi accorgo che fare musica non rappresenti affatto un libera espressione, si cadrebbe nell’istintuale e la mia non è la musica dell’istinto ma è tutta una musica pensata, coniugata in tre sfaccettature. In questo nuovo lavoro ho voluto persino direzionare un video ad ogni brano, per dire che la musica rappresenta una colonna sonora, un commento, uno sfondo alle immagini, perché per me principalmente vengono le immagini, poi la musica e persino delle voci narranti che rappresentano l’alter ego, con le quali esprimo un concetto molto più chiaro anche se delle volte può sembrare ermetico; tutto ciò non è un affermare, comunicare, piuttosto è un provocare, sollecitare, stimolare, un’indurre e condurre, “un delimitare il limite”.

Ha presentato l’album a Roma lo scorso 10 aprile nella cornice di uno spettacolo che ha fatto ricorso a video (un videoclip per ogni brano) e all’intervento di attori quali Valentina Favella e Vittorio Ciardo. Sta preparando qualche spettacolo particolare (o le piacerebbe farlo) in occasione di Matera Capitale della Cultura 2019? Insomma, una sorta di ulteriore omaggio a questa terra che da tempo ama e frequenta?

Mi è stato prospettato da vertici istituzionali di proporre uno spettacolo analogo per Matera Capitale della Cultura 2019; più che proporre un nuovo spettacolo-concerto, sto cercando di integrarlo con un’atmosfera che lo caratterizzi in maniera ancora più incisiva. Sicuramente un ulteriore omaggio a Matera, per la quale ho realizzato un intero videoclip girato nei suoi luoghi, il quale sarà oggetto di una puntata di “Sì Viaggiare” su RaiDue, il prossimo mese di maggio. Certamente i materani assisteranno ad uno spettacolo in cui saranno maggiormente coinvolti.

Immagini la sua giornata ideale di relax. Quale libro troveremmo sul suo comò e quale disco in sottofondo?

Sul mio comò sono sempre presenti mensili di psicologia del profondo e di neurofisiologia. In questo periodo leggo tutti gli articoli che riguardano le reazioni di intellettuali e scienziati circa la recente scoperta del Bosone di Higgs, cosidetta “la particella di Dio”. Questa scoperta abroga tante credute verità scientifiche che reputavano che al di la del tempo non ci fosse null’altro e nemmeno creazione. Altri libri sono della mistica ebraica: Kabbalah, testi di fisica. Spesse volte rileggo con affetto devoto il “Paralipomena” di Schopenhauer, con il sottofondo musicale di Dvorak “Il Nuovo Mondo “, alle volte anche della mia musica per orchestra.

Ringraziamo il Maestro Petraroli per il tempo che ci ha dedicato.

Link utile: www.maestropetraroli.it.

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