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Sotto un sole cocente, nel meraviglioso scenario dei Mercati di Traiano, si è svolta ieri la conferenza stampa della sesta edizione dello Spring Attitude, il festival di musica elettronica capitolino che punta anno dopo anno a mettersi al pari degli altri suoi “fratelli” già avviati nelle principali capitali europee. La direzione artistica, insieme alla componente istituzionale, ha presentato l’evento con quella che dovrebbe essere la sua novità principale per quest’anno: l’unione della cultura giovanile con gli spazi istituzionali che hanno vocazione per la contaminazione. I tre must sui quali perlopiù tutti gli interventi dei presenti si sono focalizzati sono tre: rilanciare il ruolo internazionale di Roma (dimostrando che sa essere una metropoli anche contemporanea); creare una commistione tra spazi culturali istituzionali e manifestazioni contemporanee; dilatare gli orari della fruibilità culturale.

Riguardo questa contaminazione, la sede scelta per la conferenza stampa è già un esempio di questo intento: secondo Giovanni Capalbo (organizzatore insieme a Leonardo Carusi), come combinazione tra linguaggi e ambienti, Spring Attitude (nato sei anni fa per mano dalla società Esperanza Srls, fondata dal noto locale romano Akab insieme agli organizzatori della serata L-Ektrica) parte timidamente per poi esplodere, non si accontenta più di viaggiare nell’underground e chiede luoghi istituzionali più importanti: perché anche i giovani talenti meritano di averli e utilizzarli, conclude l’onorevole Valeria Baglio.

Presenti nel programma oltre trenta artisti provenienti da tutto il mondo, grandi nomi e nuove conoscenze ma, ci teneva a sottolineare il direttore artistico Andrea Esu, stavolta il focus è sull’Italia, che pullula di grandi promesse e non ha nulla da invidiare alle altre nazioni (se non il loro mercato discografico che punta di più sulle proprie risorse). Un festival del genere è anche un’opportunità economica e turistica per la città, la necessità di svecchiare Roma e l’Italia sta diventato una delle priorità dell’organizzazione e delle istituzioni politiche e artistiche coinvolte.

Un’altra novità presentata consiste nell’inserimento delle arti visive contemporanee (mentre il prossimo anno ci saranno anche cinema e fotografia), spiega la curatrice del settore Caterina Tomeo: in Spring + On saranno presenti sia artisti locali che stranieri, con opere focalizzate sulla ricerca sperimentale avanzata e sui nuovi linguaggi, aventi come scopo l’apertura alla multi-disciplinarità.

Un festival autoprodotto, l’amministrazione non ha dato soldi ma ha concesso spazi, ci tiene a precisare Leonardo Scuderi (unica informazione utile inserita in un lungo elenco di doverosi e formali ringraziamenti), sostenendo che Roma da sempre ha investito su cultura e innovazione: il che sembra andare in contraddizione con quanto detto nei precedenti interventi, dove ci si augurava di vedere l’Urbe finalmente propositiva e innovativa riguardo la contemporaneità al pari di altre grandi città.

La fazione politica presente vuole rendere noto il grande appoggio a questa manifestazione, un’azione, a detta dell’onorevole Umberto Marroni, in controtendenza con crisi e chiusure, quindi simbolo di una Roma che vuole ripartire. Concorda anche l’assessore Giovanna Marinelli, la quale denota anche l’esigenza di programmare la città secondo nuovi orari, la cultura oramai si vive in momenti diversi del giorno e della notte ed è necessario stare al passo con i tempi.

La chiusura della presentazione è stata affidata al live set del duo romano Commodity Place, la cui scena è stata rubata dall’apertura del buffet: segno che in Italia, anche se con tutti i buoni propositi enunciati (soprattutto nei contesti deputati), sono sempre altri gli argomenti ad avere priorità assoluta.

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