#BEING DIFFERENT: INTERVISTA AI PERIMETRO CUBO

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#BEING DIFFERENT: INTERVISTA AI PERIMETRO CUBO

I Perimetro Cubo nascono a Roma dall’incontro delle anime artistico-musicali del cantautore Luigi Santilli e del chitarrista Andrea Orsini. Un duo che attinge ad atmosfere pop, rock e country per ricreare un sound tutto loro che coniughi le parole di Santilli con le note di Orsini. Il loro primo album di inediti, “L’Ultima Ovvietà”, composto da otto tracce, è uscito il 24 marzo scorso ed è stato anticipato dal singolo “10 (Dieci)”. Un disco in cui si parla di viaggio inteso come incontro, scoperta e riscoperta di se stessi alla luce dell’altro, fra i cambiamenti che travolgono le esistenze di ciascuno nelle agitate acque della vita, sino a ricostruire quel complesso mosaico che forma l’identità di ognuno di noi. Ad essere coinvolti nel progetto discografico anche altri valenti musicisti, fra cui Pasquale Angelini (batteria e percussioni), Alessandro Forte (piano e tastiere), Pierpaolo Ranieri (basso) e Stefano Semprini (violino). Noi di Four abbiamo posto alcune domande alla voce dei Perimetro Cubo Luigi Santilli, chiedendogli qualche curiosità sul loro album d’esordio. Ecco cosa ci ha raccontato!

Luigi, l’idea del “viaggio” è un motivo ricorrente del vostro primo album. Com’è stato “il viaggio” che ha portato te e Andrea Orsini ad incontrarvi per poi condurvi sino a questa meta, cioè il primo disco da voi inciso insieme?

Ci siamo conosciuti diversi anni fa, sempre per motivi legati alla musica. Io speravo che Andrea, che conoscevo come chitarrista e polistrumentista con molte collaborazioni al suo attivo, mi aiutasse a migliorare nel mio rapporto con la chitarra (molto difficile, il mio primo amore era stato il pianoforte). Sui miei progressi con la chitarra Andrea ha messo una pietra sopra in tempi molto rapidi, ma in compenso abbiamo iniziato a riarrangiare insieme dei pezzi che avevo scritto ed altri a cui stavo lavorando. E poi abbiamo presto iniziato a scrivere musica anche a quattro mani. Per la realizzazione dell’album abbiamo voluto dare ancora più corpo ai brani, dal punto di vista della qualità musicale, coinvolgendo altri musicisti come Pierpaolo Ranieri, Pasquale Angelini, Alessandro Forte e Stefano Semprini.

L’album prende il nome dal singolo omonimo contenuto nel disco, “L’Ultima Ovvietà” appunto. Nel brano si parla di “cambiamenti”. A cosa fate riferimento, nello specifico, quando parlate di “ovvietà”?

Il brano a cui fai riferimento è il più amaro dell’album. Le note e le riflessioni amare compaiono, direi spesso, anche in altri pezzi, come per esempio “L’Ora del Tè” o “Sopravvissuti alla realtà”, ma qui l’amarezza ed il disincanto prevalgono senza dare troppo spazio a barlumi di ottimismo. Il brano “L’Ultima Ovvietà” parla di quanto sia duro accorgersi di qualcosa che finisce, senza che sappiamo trovarne una ragione o una giustificazione. In quei casi, da quanto mi è capitato di osservare nella vita, ci troviamo in tanti a vivere dei percorsi molto simili: quante volte, da spettatori esterni, ci sembra di vedere nelle vicende di chi ci circonda, “un film già visto”, un “epilogo scontato” della serie “era evidente a tutti che  sarebbe andata così”? Tutto ovvio, se lo guardiamo da fuori, ma poi quando lo viviamo in prima persona non riusciamo a capire, non riusciamo ad accettare, ed è un percorso molto amaro che va vissuto metro per metro. In tutto questo senso di amarezza abbiamo scelto di usare questo titolo per l’album in cui lo spirito è, invece, molto più ironico e autoironico. Non volevamo fare un album banale, una cosa “ovvia” o già sentita. Non so se ci siamo riusciti, ma l’ambizione era e rimane quella di fare qualcosa di non banale. Ed il titolo fa il paio con il nome del gruppo, Perimetro Cubo: un ossimoro, un concetto che in matematica non esiste. La cover dell’album strizza l’occhio al brano “Puzzle” in cui si parla delle varie parti del sé che, ricomposte, formano quel complesso mosaico che poi corrisponde all’identità di ognuno di noi. Un altro motivo ricorrente quanto il viaggio, anche perché connessi.

Chi si è occupato della cover del disco? E quanta parte di te, che sei l’autore dei testi, è racchiusa in questo album?

Ti ringrazio della domanda perché mi dai la possibilità di ricordare e ringraziare ancora Chiara Fazi, una bravissima disegnatrice e grafica romana che ha saputo riassumere in pochissime immagini molte sensazioni diverse dell’album. Per il resto si, ovviamente c’è molto di me o perlomeno molto di certe sensazioni e situazioni particolari della mia vita, in molti dei brani. Primo album di inediti dei Perimetro Cubo.

Proiettandoti verso il futuro, a quale gruppo della scena contemporanea guardi come ad un modello a cui ispirarvi e quale quello a cui non vorreste mai essere paragonati?

Domanda difficile a cui non risponderò, nemmeno sotto tortura, con un’altra, ennesima, ultima ovvietà, del tipo “non vorremmo essere paragonati a nessuno, ma essere noi stessi…” . A parte gli scherzi, ancora facciamo fatica a considerarci un gruppo in senso tradizionale. Siamo un duo in cui ognuno riesce ad aiutare l’altro a lavorare su corde musicali non abituali rispetto alle proprie esperienze precedenti. Vorremmo continuare a cercare equilibrio tra testi e musica e usare la musica come parte essenziale della narrazione. Saremo contenti se riusciremo a incuriosire. Non vorrei fare paragoni scomodi. Ti dico solo che alcuni amici, sia per via dei nostri nomi, sia perché prendiamo tutto come un gioco, ci chiamano Gigi e Andrea (richiamandosi a una popolare coppia divertentissima, ma non certo dei musicisti), per cui, ecco… forse è meglio lasciare stare i paragoni… .

È in programma un tour? Come concepite il live? Preferireste più una dimensione teatrale, un grande palco o un’atmosfera più “intima” da club?

Ci stiamo pensando e lavorando in prospettiva, anche se non a brevissimo. Sicuramente l’idea ricomprende anche il coinvolgimento dei musicisti che hanno collaborato con noi. Penso che, al di là della mia indole da cantautore, che vorrebbe sempre mettere in primo piano l’attenzione ai testi e quindi preferirebbe un’atmosfera da ascolto e da club, il viaggio musicale, molto vario dell’album, richiederebbe contesti più da “palco”, dove dare spazio e sfogo anche all’energia delle chitarre di Andrea.

Ringraziamo Luigi Santilli per la sua simpatia e disponibilità attendendo di ascoltare dal vivo il primo album di questo duo tutto romano.

Per maggiori info sui Perimetro Cubo consultare il link:

www.facebook.com/perimetrocubomusic?fref=ts.

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