Che l’emozione abbia inizio: AMALIA GRé ieri sera live a Bari

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Che l’emozione abbia inizio: AMALIA GRé ieri sera live a Bari

Il secondo appuntamento della rassegna di incontri-concerti “Domenica con”, organizzata dal Teatro Forma di Bari, ha ospitato un’interprete decisamente sui generis: l’eterea Amalia Gré. Dinanzi alla sala completamente piena, la cantante motivo di orgoglio per la scuderia di talenti pugliesi ha incantato il pubblico con il calore della sua voce e la sua meravigliosa presenza. Sulle note del pianoforte di Luciano Zanoni la Gré ha fatto il suo ingresso sul palcoscenico. Indosso una maglia e un pantalone neri, un look total black che genera un effetto straniante quando, in diversi momenti del concerto, la cantante indietreggia verso i lati più in ombra del palco lasciandosi fagocitare dall’oscurità mentre la musica continua a suonare. Un inchino e un bacio volante rivolto ai presenti e lo spettacolo ha inizio. Ad aprire il live un’intensa interpretazione di “You are so beautiful” di Joe Cocker al termine della quale, come nello spirito della rassegna, la Gré ha dialogato con il pubblico rispondendo alle sue domande. A mediare la conversazione la giornalista Enrica Simonetti. Ogni minimo dubbio cessa di esistere sulla straordinarietà di questa interprete quando prende parola. Amalia Gré ha personalità, sia a livello professionale che umano, dote più unica che rara. Una splendida creatura che pare sospesa in una realtà tutta sua, in grado di far vibrare d’emozione, con le sue interpretazioni, chi la stia ad ascoltare. Conversa con toni pacati e con una calma serafica, dimostrando anche notevole ed intelligente senso dell’ironia. Parla dei benefici della musica e della meditazione, di quanto si senta una creatura della notte, che ama “camminare nella notte da sola” (come nel testo del suo brano) quando tutto tace, perché sono quelli per lei i momenti migliori in cui trovare l’ispirazione. Alla Simonetti che le chiede cosa pensi delle relazioni infelici, risponde che a suo avviso: “non bisogna insistere nelle situazioni che non hanno futuro, ma fuggir via da queste. A scuola dovrebbero inserire come materia educazione sentimentale”. La conversazione tocca gli argomenti più differenti, ci si riferisce alla sua maternità e alla sua idea di matrimonio: “non ho mai sognato l’abito bianco – afferma la Gré – se proprio dovessi sposarmi ho sempre pensato che lo farei in jeans, camicia scozzese e margherita in bocca”. La cantante originaria di Miggiano (Le), che tanto ha viaggiato per il mondo lavorando sia negli States che in Giappone, non manca di dichiarare il suo profondo amore, però, per la sua terra: “e cosa c’è di meglio della Puglia? Vivo fuori ma soffro sempre il mal d’Africa”. Il live poi riprende, intervallato da queste piccole pause dialogiche, accontentando anche gli spettatori più disinibiti che richiedono a gran voce di poterla riascoltare cantare. Il repertorio eseguito conta sia brani della sua discografia che pezzi di altri autori che per la Gré hanno rivestito un significato particolare, come l’emozionante “Sogno” di Peninha, di cui Malgioglio tradusse il testo. Il momento è toccante ed estatico: senza base, ricorrendo solo alla delicatezza e potenza delle sue doti vocali Amalia Gré riempie il teatro di un’atmosfera “sognante” e sensuale. Gli applausi risuonano fragorosi e si intonano subito ai claps con cui la cantante cambia decisamente registro nella sua originale versione di “I belong to you” di Lenny Kravitz. Canta spesso con gli occhi chiusi, come se cercasse di far uscire all’esterno la musica che la abita, come se volesse comunicare la sinfonia di sentimenti che lei stessa sta provando in quel preciso momento. Il concerto volge al termine in un battito di ciglia, con un pubblico che non si sentirebbe mai stanco di stare ad ascoltare questa piccola dea della musica. Gli applausi la invitano a far ritorno sul palcoscenico per cantare ancora e la Gré lo fa per ben due volte, bissando sia “Amami per sempre” (ma in un’inedita versione in inglese) che “Io cammino da sola”, cantata in sincrono sottovoce dal pubblico. “Grazie, Amalia”, le urla una signora dalla platea. Mi unisco alla sua voce, alla voce di chi ha voluto ringraziare la Gré per il cuore con cui si è esibita e donata al suo pubblico.

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