Jeff Ballard all’Auditorium Parco della Musica di Roma, per la rassegna “La Voce”.

Ligabue piccola grande stella sul palco dei palazzetti: mondovisione tour continua
19 Marzo 2015
Negrita: La passione per la musica vera nel disco “9”
23 Marzo 2015

Jeff Ballard all’Auditorium Parco della Musica di Roma, per la rassegna “La Voce”.

JB Portrait 1 by Andrea Boccalini_okBrioso, acceso e ironico sono tre aggettivi che possono descrivere non solo il musicista californiano Jeff Ballard in sé, ma anche la sua musica in generale. Quello che il batterista ha proposto ieri presso l’Auditorium del Parco della Musica di Roma, in ambito della quarta edizione della rassegna La Voce, è stato uno show assai differente da ciò che ci si aspetterebbe da un classico concerto jazz. Ballard (il quale si è fatto le ossa in formazioni degne di nota, passando da Ray Charles per arrivare all’attuale trio di Brad Mehldau, senza dimenticare anche i lavori con il celebre pianista Chick Corea), dopo aver assaporato ogni sfumatura di rock, jazz ed elettronica, decide di sputare fuori con tutta l’energia in suo possesso una mescolanza di questi tre generi e, facendo tesoro delle sue diverse esperienze, crea un melting pot musicale eterogeneo e particolare. Una volta aver assoldato per questo esperimento degli ottimi esecutori, nonché amici (nella fattispecie Kevin Hays ai synth e pianoforte, Lionel Loueke alla chitarra e Reid Anderson al reparto elettronico), finalmente il nostro dà vita a un piccolo esperimento intitolato Fairgrounds. Ed è esattamente un parco dei divertimenti quello che ci si ritrova davanti: pochi pezzi, a volte strutturati con un crescendo melodico che parte da sussurri di effetti e note, quasi come se il tentativo fosse quello di cullare il pubblico. Ma come accade sulle montagne russe, la salita è delicata e lenta finché non si arriva alla discesa e il brusco cambio segna l’inizio delle emozioni altalenanti. Elementi di free jazz, elettronica e a tratti di rock/prog sono il filo conduttore di questo spettacolo dalla difficile definizione: il rischio, in casi del genere, è che un orecchio profano non lo apprezzi in quanto non riesca a coglierne il senso e giudichi il virtuosismo (e la ricerca sonora) fine a se stesso. Le esecuzioni, per la maggior parte strumentali, lasciano comunque spazio al canto eseguito dalla voce decisa e profonda di Hays (ma anche Loueke grazia la platea con il suo caldo timbro): talvolta, però, si ha l’impressione che sia proprio il pianista al centro dell’attenzione, per via della partecipazione massiccia che questi ha nello spettacolo. Ogni singolo brano viene eseguito con rigore e passione, in un continuo coinvolgimento di tutti gli strumenti, “interrotti” ogni tanto dai fragorosi applausi di un caloroso, seppur esiguo, pubblico in sala. Quest’ultimo, in chiusura, diventa addirittura protagonista del “bis” per cui lo stesso Ballard, cimentandosi simpaticamente in un italiano di fortuna, spiega che di fronte a una sua richiesta, preferisce che sia esso stesso a iniziare con la melodia: il risultato, a suo dire, a volte è realmente fantastico, a volte davvero terribile ma non fa che aumentare nello spettatore quella sensazione di essere davvero stato parte di una bella corsa sulle giostre di un luna park speciale.

 

Comments on Facebook

Comments are closed.