KODALINE, that’s how we know you are the one(s)

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KODALINE, that’s how we know you are the one(s)

A cura di Beatrice Costanzo

L’Irlanda è da sempre terra di musica e fucina di artisti validissimi conosciuti in tutto il mondo. Tra i musicisti di nuova generazione provenienti dalla bella terra irlandese si collocano i Kodaline, band di Dublino che a due anni di distanza dal primo album “In A Perfect World” torna con il secondo lavoro in studio, “Coming Up For Air”, pubblicato il 12 febbraio scorso per Sony Music. Il 25 febbraio scorso Steve Garrisan (voce e chitarra), Mark Prendergast (chitarra), Jason Boland (Basso) e Vinny May (batteria) hanno fatto visita nel nostro paese per incontrare la stampa e regalare ai fan un fantastico concerto ai Magazzini Generali di Milano, che ha registrato il tutto esaurito, come tutte le loro altre date europee. Proprio in questa occasione Fourzine ha avuto l’onore di fare due chiacchere con i quattro simpaticissimi dublinesi, di cui oggi due immigrati a Londra e gli altri due fedeli alla città d’origine. La prima curiosità incontrandoli è proprio a proposito del loro nome: provando a inventare una parola che non esisteva, hanno in realtà scoperto che Kodaline in gergo medico-ospedaliero significa “flat line”, ovvero la linea piatta del battito cardiaco. A nostro parere, questo li rappresenta molto bene, poiché assistendo alla performance live è come se tutto quello che sta intorno si annulli diventando piatto e creando un battito all’unisono, in cui tutti i presenti sono sulla stessa lunghezza d’onda del cuore, uniti da quelle note e quelle parole dolci e malinconiche ma allo stesso tempo incoraggianti ed emozionanti, quasi da togliere il respiro. È proprio la senzazione di non respirare che ha portato alla scelta del titolo del nuovo disco, in quanto come ci raccontano i ragazzi, dopo un tour durato due anni tornare in studio e registrare un nuovo album è stato come fare un passo indietro e respirare aria fresca dopo un periodo che aveva davvero tolto loro il respiro, non solo per il tantissimo lavoro svolto, ma soprattutto per l’emozione di trovare improvvissamente così tanti fan, tantissime persone disposte ad amare la loro stupenda musica. L’album suona davvero come qualcosa di nuovo e fresco per chiunque lo ascolti, in cui le diverse influenze di tutti i componenti del gruppo hanno contributo a creare qualcosa di unico ma che allo stesso tempo segue il filo conduttore di quello precedente, uno stile che unisce al romanticismo e la malinconia di testi molto passionali e intimi, la gioia e l’allegria tipica dei ritmi celtici irlandesi, per cui ascoltandoli e soprattutto apprezzando un loro concerto dal vivo non si può che pensare che questi ragazzi arrivino dall’ Irlanda. D’altronde, come loro stessi ricordano, nonostante le piccole dimensioni questa terra ha sempre sfornato tantissimi talenti musicali e continua a farlo tutt’ora, basti pensare a Hozier e la sua hit “Take Me To Church” ed al rosso Ed Sheeran, inglese di origini irlandesi. La musica e i concerti sono stati infatti per l’ Irlanda nel corso degli anni anche una cura ai duri problemi sociali che il paese ha dovuto affrontare. Per arrivare a dominare le classifiche britanniche, però, è stato fondamentale l’appoggio della BBC RADIO 1 e del famoso DJ e talent scout Zane Lowe, che ha tra l’altro recentemente annunciato l’abbandono del suo show serale per un ruolo non ancora ben definito in Apple a Los Angeles. Mancherà sicuramente anche ai Kodaline il suo appoggio costante alle band emergenti della scena d’oltremanica, che ha permesso proprio al loro ultimo singolo Honest di ottenere un grandissimo successo. Seppur sia difficile convincere la stampa, sicuramente l’affetto dei fan in giro per il mondo non manca e la dimostrazione la si trova non solo tra classifiche Spotify e download, ma soprattutto sui social network, ormai il luogo di massima espressione dei giovani di oggi, e immancabilmente ai concerti. “Noi viviamo per suonare dal vivo e finchè ci sarà gente che verrà ai nostri show e si divertirà, questa sarà la cosa più importante”. Si percepisce davvero bene durante lo spettacolo milanese di quella sera stessa, in cui il pubblico italiano, composto non solo da ragazzine come ci si potrebbe aspettare (visto anche il gradevole aspetto fisico dei quattro), dimostra un grandissimo affetto ai ragazzi, che non mancano di complimentarsi e ringraziare. Ci chiediamo noi però se sia la stessa cosa suonare in un piccolo club come i Magazzini Generali e nei grandi festival come quelli che la band ha in programma per quest’estate: “è qualcosa di totalmente diverso, poiché ad un festival soltanto il 30 o 40% dell’ audience è lì per ascoltare noi, ma allo stesso tempo c’è la possibilità di conquistare nuovi fan. Ci piacerebbe suonare anche in un festival qui da voi, come si chiamano i vostri festival?” Come spiegare a degli stranieri che in Italia non esistono i grandi festival musicali che ormai la fanno da padrone in tutta europa? “Maybe Italians don’t like camping in the mud…”. A chiudere il concerto milanese e il nostro incontro è una canzone davvero particolare, “All I Want”, che i fan, come me che scrivo, di Grey’s Anatomy non potranno certo non ricordare. Si tratta infatti della colonna sonora del secondo episodio della nona stagione della serie tv americana, durante il quale il chirurgo plastico Mark Sloan, colonna portante del cast, perde la vita in seguito all’ incidente aereo in chiusura all’ottava stagione, e alla pediatra Arizona Robbins viene amputata una gamba. Uno dei momenti più tristi e drammatici dell’intero telefilm, ma che ha sicuramente avuto un ruolo notevole per i Kodaline, portandoli “dalla radio irlandese a Hollywood” prima ancora della pubblicazione del loro primo album e dando loro la possibilità di intraprendere il loro primo tour americano. Da allora l’amore dei fan in tutto il mondo non si è più fermato ed è sempre stato ricambiato da quattro ragazzi che oltre ad avere un grande talento possiedono anche un grande cuore che ci dimostra come ancora possa esistere l’amore vero, quello romantico, almeno per la musica.. come recita il testo di “The One”, emozionante brano scritto per come regalo di nozze ad una coppia di amici, “that’s how I know you are the one(s)”.

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