Nessuno Si Salva da Solo

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Sergio Castellitto torna alla regia e firma il terzo lavoro tratto dai romanzi della moglie e autrice Margaret MazzantiniNessuno Si Salva Da Solo narra le vicende di Delia e Gaetano, una coppia separata da poco, i quali ripercorrono, nell’arco di una cena, tutto l’iter del loro rapporto e le motivazioni che hanno condotto i due a questa dolorosa scelta.

Tra gli scritti della Mazzantini, questo è sicuramente il meno audace; l’autrice indaga con la consueta capacità introspettiva le complesse e profonde dinamiche di un rapporto d’amore, qui colto al suo termine, con tutto il rancore e le rabbia che ne conseguono. Nella sua trasposizione cinematografica, sebbene sia la stessa Mazzantini a firmarne la sceneggiatura, l’opera perde naturalmente parte della sua incisività, rendendo necessaria un’iperbole della gestualità dei due protagonisti Gaetano (Riccardo Scamarcio) e Delia (Jasmine Trinca), che non aiuta la plausibilità dei personaggi. In verità c’è un certo perfezionamento nella recitazione di entrambi gli attori, mano a mano che la storia procede, elemento questo davvero bizzarro, dato che presumibilmente le scene similari saranno state girate in successione, come da chiare esigenze produttive. Eppure l’avulsione della storia da qualsiasi reale contesto specifico che la renda in qualche modo ammissibile solo in quei termini, contribuisce ad una certa “universalità” del messaggio e ad una sicura immedesimazione da parte degli spettatori. In fondo, chi mai non ha provato questo senso di impotenza e sconforto davanti ad una storia d’amore che finisce? La necessità di scandagliare ogni piccolo particolare alla ricerca di quel dato momento, quella ragione che ha scatenato la fine del rapporto?

E’ un universo dicotomico quello messo in scena dalla coppia Castellitto/Mazzantini: in lui e lei, nell’apoteosi del sentimento, le differenze si fondono in un unicum meraviglioso e necessario. E anche quando subentra la stanchezza della quotidianità, le frustrazioni derivanti dalla carriera, le promesse mancate, è tutto nel gioco lui/lei che ci si muove. Forse a suggello di questo binomio, che le interferenze dal mondo esterno, in particolare l’amante di Gaetano, appaiono bidimensionali, quasi fastidiose nella loro superficialità.

Il tentativo di trasporre la scrittura un po’ barocca ed evocativa della Mazzantini in dialoghi densi e serrati, è una scommessa vinta solo in parte. Quel “da morta ti avrei amato intensamente” suona stucchevole, forzato. L’idea è che si sarebbe potuto lavorare ancora un po’ in sottrazione, rubando alle parole ulteriormente, a favore di una camera che invece ben sa cogliere i dettagli e i momenti di intenso lirismo tra la coppia Trinca/Scamarcio, diremmo tutto sommata azzeccata.

C’è da dire che è il fondamento stesso sulla quale si basa l’opera letteraria prima, cinematografica poi, ad essere soggetto di dibattito, quell “Nessuno si salva da solo” affidato alla voce di Roberto Vecchioni, ad entrée di un finale che tradisce il libro e lascia intravedere uno spiraglio di speranza. Sta sì a significare che abbiamo tutti bisogno di aiuto, ma si potrebbe controbattere che se non ci si rende artefici della propria salvezza, allora nessuno sarà poi in grado di venire in nostro soccorso.

Plauso, come spesso accade nelle opere di Castellitto, per la colonna sonora, Tower of Song di Leonard CohenDifferent Pulses di Asaf Avidan Jersey Girl di Tom Waits, tra le altre.

Al cinema dal 5 Marzo

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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