Cantico di una Piccola Farfalla Cieca – Capitolo 5.3

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Cantico di una Piccola Farfalla Cieca – Capitolo 5.3

cap.5-3

-Signori…io credo che il problema sia un altro.-

-Uh, la fonte ufficiale di chissà cosa…continui.-

Le gomene sonore si tesero secondo i kata d’ingaggio, mentre la gola si condensò in grappoli di scure incisioni dalle cuti d’autunno affamato di neve.

-Il mero fatto che il vostro dissidio verta sul fondamentum della storia. Eppure l’allegoria odierna, dei nostri giovani, è ben altra…-

-E quale, amato funzionario?- la ragazza, che ormai aveva smesso di confidare nel suo appoggio, gli sorrise.

-Il gioco…la chiamata in gioco…un copione in cui siano solo le descrizioni, al massimo i momenti, ad essere indicati…non v’è evo per una trama, qui e adesso, dopo che s’è profetizzato e assaggiato l’intero etnorama di dei e cronache. La forza del relativismo…dell’essere chiunque e ovunque, smorza i criteri di importanza, e interesse…ogni favola ha perso i propri colori, sotto l’onda di sotterrano arcobaleno che ha ricoperto l’opera umana. Ora ciò che si esige sono i palcoscenici in cui spetta agli individui, le mandrie di cui parlate con tanta leggerezza, ad inserire motivi, e ornamenti…non è il gesto, quanto l’aria che lo sorregge…voi reputate il lettore uno stupido, un idiota…-

-Ma questo…-

-Questa è la pura e semplice verità: voi soffrite dall’ansia di raccontare voi stessi, non di come condurre verso se stessi…voi vi credete cantori, ma oggi sono gli affrescanti ad essere richiesti, e l’interazione ad essere premiata. I tempi in cui viviamo sono troppo veloci per inutili disquisizioni, e vogliono azioni reali, non fittizie. I finanziamenti che voi pretendete non vi sono negati per partito preso, ma rinviati a quando voi, questo, lo capirete. Quanto alla Lega degli Antichi, ella salvaguarda l’estro andato, che molto ha significato nel bene o nel male. La posizione del mia ufficialità che voi così rispettate reputa maggiore la sua utilità, rispetto alla vostra….-

Le macchine avevano subito le parole, una dopo l’altra, e la modulazione sgusciante che era riuscito ad imprimere loro. I tecnici dietro parlavano quasi tutti nei loro auricolari, tentando di spiegare quanto appena avvenuto. Solo i più anziani sedevano, consci della propria impotenza di fronte ad un rampante Usignolo del Consiglio.

-Ora impegni pressanti mi distolgono da questa interessante chiacchierata. Magari tra un anno ne riparleremo, e troveremo una sintesi ed un fervore migliori. Signori…-

Si alzò, sorrise ai terminali, e se ne uscì verso la propria bestia di trasporto, in serafica attesa sul bordo del tetto.

Appena guadagnata la groppa un trillo gli sgorgò dalla spalla. La bocca del Consiglio. Deglutì, si rassettò il cappotto e provò a spiare le linee d’intenzione imminenti: non preoccupanti, anche se rivestite dai migliori sistemi di camuffamento persino nei dispacci interni.

-Tio Viola.-

-Vostro verbo e intenzione.-

-Hai fatto bene. Impaziente, ma efficace. La tua situazione n’è ampia giustificazione.-

-Non merito tanto onore.-

-Oggi sì. Che il senso ti pervada.-

-E che io pervada il senso.-

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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